Meglio tardi che mai? Sicuramente meglio tardi!!! Ci occupiamo della disamina di questo disco grazie soprattutto all'amicizia che ci lega con il singer della band Alberto “Drago” Ragozza, conosciuto per il suo trascorso negli storici Love Machine del periodo mediano, per tornare a parlare dei Wicked Machine, coriacea formazione heavy rock tricolore che vedeva militare all'interno della propria line up ufficiale musicisti di provata esperienza provenienti da compagini storiche della scena underground bresciana/bergamasca come Gattitude, Dogs'n'Bones e Thunderaxe, per quello che era il secondo disco di questa eclettica creatura artistica, ovvero quel “Chapter II” che doveva essere pubblicato dalla My Graveyard production ma che, purtroppo, è uscito in forma completamente auto finanziata e distribuita tramite i canali ufficiali della band in poche copie.
Una band i Wicked Machine che avevano tutti i crismi per fare bene sulla lunga distanza, non a caso per questo loro secondo capitolo discografico erano riusciti a mettere in mostra una spiccata attitudine consunta ad uno stile compositivo libero dalle catene concettuali che li legava a doppia mandata alle compagini di provenienza, e questo grazie ad una manciata di brani che riescono a coniugare reminiscenze classiche e locuzioni hard rock, in uno stile che abbina gusto ed ottime partiture strumentali, all'interno di soluzioni musicali che alternano con naturalezza epos, lirismo interpretativo e stilettate metalliche, come in un ipotetico abbraccio simbiotico, che vive sui chiaroscuri di potenza e melodia allo stato puro.
E ad ascoltare attentamente dietro ai solchi di questi quattordici brani forgiati attorno a dissonanze arcaiche, si può essere facilmente trasportati dall’impeto con il quale la band è riuscita a dare pieno sfoggio di una caparbietà stilistica costruita attorno ad una certa padronanza strumentale, e ad una verve interpretativa che fa di brani del calibro della sagace “Cross-Eyed God”, sorretta da una sezione ritmica quadrata e dinamica, e da splendide armonizzazioni di chitarra, di “Volador”, attorno alla quale il versante più prettamente classic metal si accentua maggiormente, o dell’ipotetico hit single “Working Class Hero”, caratterizzato da suadenti contrappunti heavy rock, dei veri e propri mattoni sui quali poter edificare qualcosa di realmente concreto.
Purtroppo la pausa dovuta al covid ha momentaneamente messo in stand-by l'intero progetto musicale, ed è un vero peccato anche perchè “Chapter II” è la classica testimonianza del concetto “volere è potere”, di chi ha saputo osare e ha dimostrato di possedere un animo di una certa valenza artistica, mettendo in primo piano una dedizione ed una devozione sicuramente degne di nota….
Speriamo possano ritornare sui loro passi...
Beppe “HM” Diana
Voto. 80/100
Etichetta: Self Produced
Genere: Heavy Rock
Anno di Pubblicazione: 2017
Line up:
Alberto "Drago" Ragozza - vocals
Steve Zambelli - guitars
Manuel Gatti - bass, keyboards
Simone Oldofredi - drums

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