domenica 18 ottobre 2026

Vade Aratro - I Racconti del Macero


 Personalità. È questa la prima parola che viene in mente pensando ai Vade Aratro, tre musicisti che hanno sempre dimostrato di avere le idee chiare e di voler seguire la propria strada, senza rincorrere mode e senza preoccuparsi di compiacere nessuno. Un atteggiamento che appartiene a quelle realtà capaci di vivere la musica con autentica dedizione, senza scendere a compromessi e senza rinunciare alla propria visione artistica. La loro proposta affonda le radici nella tradizione classica del metal, ma si distingue per un'identità sonora ben definita, nella quale trovano spazio soluzioni originali e una costante ricerca espressiva. A colpire è soprattutto la cura quasi maniacale riservata a ogni particolare: nulla sembra lasciato al caso, dalla presentazione fino al più piccolo dettaglio. È questa attenzione, unita alla coerenza delle scelte artistiche, a rendere i Vade Aratro una realtà meritevole di attenzione, perché il metal non è soltanto una questione di riff e potenza, ma anche di idee, carattere e capacità di distinguersi.
Nati nel 2006 nelle campagne bolognesi, i Vade Aratro hanno costruito una carriera all'insegna di una formula che non ammette imitazioni: il loro «heavy metal agreste», dove la tradizione metallica incontra la cultura contadina, le storie di provincia e una scrittura profondamente legata al proprio territorio. 
Con I Racconti del Macero, quarto album in studio, il trio emiliano torna a raccontare un mondo fatto di amicizie, ricordi, luoghi familiari e vicende che, attraverso il tempo, assumono quasi i contorni della leggenda.
Marcello Magoni alla voce e alle chitarre, Federico Negrini al basso e Riccardo Balboni alla batteria danno vita a dieci composizioni che mescolano heavy metal classico, NWOBHM, passaggi thrash, aperture folk e una componente cantautorale tutt'altro che secondaria. Il risultato è un lavoro personale, nel quale la lingua italiana diventa uno strumento fondamentale per dare autenticità alle storie narrate.
Registrato in presa diretta, I Racconti del Macero privilegia la spontaneità dell'esecuzione e il dialogo fra i musicisti. La produzione conserva una certa ruvidità, sacrificando l'impatto sonoro delle produzioni più moderne, ma mantenendo intatto il carattere genuino della band.
Il vero merito dei nostri è quello di aver trovato una strada personale, senza inseguire formule precostituite. Qui il metal non è soltanto potenza sonora: diventa un mezzo per raccontare persone, luoghi e tradizioni, dimostrando che anche la provincia emiliana può offrire materiale narrativo capace di uscire dai confini locali.
Warlord apre le danze con un heavy metal muscolare, riff incisivi e un'energia che guarda alla tradizione senza rinunciare alla personalità. Uova di Pietra prosegue su coordinate heavy, mentre Nel Tempo della Canapa introduce una dimensione più melodica e cantilenante, recuperando atmosfere legate alla memoria rurale. Il contrasto tra potenza e narrazione trova una sintesi particolarmente efficace in Che il Bagno Migliore si Fa Nello Stagno, dove il gruppo lascia emergere anche quella vena ironica che contribuisce a rendere riconoscibile il proprio linguaggio.
Poi arriva Fifty, episodio più raccolto e malinconico, che lascia spazio alle emozioni e alla sensibilità compositiva. Con Arare il Mare tornano riff e ritmiche più incisive, mentre Il Ragazzo con la Giacca Rossa affronta il tema della perdita con una partecipazione emotiva che supera i confini della semplice cronaca personale. Il Recinto dei Morti si muove invece in territori più oscuri, tra suggestioni folk e improvvise accelerazioni, mentre Panzer recupera una dimensione più aggressiva e visionaria. La conclusiva Le Rane di San Lorenzo, con i suoi quasi sette minuti, riunisce le diverse anime del disco, trasformando una notte d'estate in un ricordo destinato a rimanere.
I Racconti del Macero è un disco originale, sincero e ricco di personalità, nel quale l'heavy metal si mette al servizio della memoria senza perdere mordente. Perché si può essere fieramente legati alla propria terra e continuare a suonare con le chitarre a tutto volume. E i Vade Aratro, in questo, hanno davvero qualcosa da insegnare.
Geniali!!!

Voto: TILT

Beppe "HM" Diana


Anno di pubblicazione: 2026
Etichetta: Andromeda Relix
Genere: Classic Metal

Line up:
Marcello Magoni -  voce. chitarre 
Federico Negrini - basso 
Riccardo Balboni -  batteria



Nessun commento:

Posta un commento