Ci sono band per le quali la stima non nasce da un singolo disco, ma si costruisce nel tempo, attraverso una discografia che testimonia una passione autentica e una costante ricerca musicale. Io, personalmente, amo alla follia questi tre partenopei, un manipolo di musicisti che sin dagli anni Ottanta si sono prodigati nella realizzazione di demo e album di elevata caratura tecnica e compositiva.
Partiti da un class metal di matrice tipicamente americana, hanno saputo attraversare le stagioni senza restare prigionieri del proprio passato, maturando un linguaggio sempre più eterogeneo, capace di accostare influenze apparentemente inconciliabili, spinte verso estremi stilistici davvero lontani.
È proprio questa capacità di evolversi, senza rinnegare le proprie radici, a rendere il loro percorso così affascinante. Ritrovarli oggi significa confrontarsi con una storia musicale che continua a riservare sorprese e che merita di essere raccontata attraverso le parole dei suoi stessi protagonisti.
Lascio dunque la parola al nostro interlocutore Tiziano Favero aka Roy Zaniel.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Ciao Tiziano e grazie di cuore per il tempo che ci stai volendo dedicare, partiamo dalla prima domanda, volevo che ci rincuorassi sulle condizioni fisiche del nostro grande amico Rino Musella per anni tuo partners in crime all'interno della band.
Ciao Beppe oramai ci conosciamo da tanto tempo e ti sono grato di questa chiacchierata insieme che ho con tanto piacere.
Rino Musella batterista e fondatore insieme al sottoscritto dei Wizard per me non è solo un grande amico, tant’è che dal vivo mi piace definirlo “my brother of rock” ed è il mio socio in questo lungo, lunghissimo percorso insieme sulla strada del Rock’n’Roll! Da oltre un anno purtroppo ci sono stati per lui grandi problemi fisici e di salute che lo hanno costretto ad un lungo stop ed abbiamo dovuto sostituirlo dal vivo con il nostro amico Antonio Mocerino. Ora con sua grande forza e determinazione ha superato finalmente queste problematiche ed è sulla via della piena ripresa fisica e del suo rientro nella band anche in virtù dei test che abbiamo fatto insieme in sala prove.
Quindi, dopo lo scioglimento dei Wizard avevi praticamente smesso di suonare. Cosa hai provato quando hai ripreso in mano il basso e ti sei ritrovato nuovamente insieme a Rino, quanto è stato difficile ritrovare l'intesa musicale dopo tanti anni?
Si effettivamente con lo scioglimento della band nel 1990 dopo circa 13 anni di attività ebbi una sorta di rigetto come musicista verso la musica suonata; probabilmente dopo aver dedicato in tutto quel lasso di tempo la mia energia, il mio impegno,la mia creatività ed i miei sogni al progetto, con la sua fine avvertii una sorta di vuoto interiore che si tramutò in un completo disinteresse ad intraprendere qualsiasi altra avventura musicale nonostante ebbi anche delle proposte alternative ai Wizard.
E stato un blackout lunghissimo durato vent’anni poichè solo nel 2010 avvenne la Reunion dei Wizard, ma non ho avuto particolari problemi a riprendere l’attività e ricominciare a suonare il mio strumento e ne tanto meno a ritrovare il feeling con Rino con il quale ho sempre avuto un affiatamento naturale dovuto anche al fatto che sin dai nostri inizi musicali abbiamo sempre avuto in comune ed amato la propensione per l’improvvisazione, particolarità questa che nei primi anni dei Wizard soprattutto insieme a Santo Carrotta alla chitarra utilizzavamo tantissimo nei nostri live nella struttura dei nostri brani in stile anni 70.
La reunion non era soltanto un'operazione nostalgica. Quando avete ricominciato a provare, avete avuto immediatamente la sensazione che ci fosse ancora qualcosa da dire come band?
In realtà inizialmente una motivazione nostalgica da parte mia c’è stata nel dare inizio alla nuova avventura dei Wizard. In quel periodo avevo iniziato a riascoltare le tante registrazioni analogiche di live, sala prove e demos che avevo conservato per anni in uno scatolone da qualche parte in casa. Cosi mi resi conto che avevamo molti brani inediti mai pubblicati ufficialmente, tra quelli composti prima di scioglierci e che dovevano far parte di un nuovo album, e quelli scartati dai lavori precedentemente pubblicati. Così mi venne l’idea di contattare Rino Musella e Claudio Vitelli per chiedergli se erano d’accordo di rimetterci insieme.
Entranbi furono subito entusiasti di questa Reunion che come detto prima avvenne nel 2010 e registrammo una parte di essi, sei per la precisione, che includemmo in una demo dal titolo CARVED THE ROCK.
Contemporaneamente io iniziai a comporre nuovo materiale ed arrivarono I primi live per la band e tanti attestati di stima, approvazione e riconoscimenti per questo nostro nuovo decorso, e questo incremento di attività creò troppa pressione per il nostro chitarrista Claudio Vitelli che decise di lasciare dopo poco più di un anno dalla reunion. Ma a quel punto la scintilla iniziale che aveva dato nuovamente il via al progetto aveva completamente incendiato gli animi rock mio e di Rino entrambi fondatori dei Wizard, ed eravamo determinati ad andare avanti ad oltranza consapevoli di avere ancora tanto da dare musicalmente.
In quel primo periodo è successo un avvenimento che ha del paradossale, avevate cercato di ampliare la band con l'ingresso di due nuovi musicisti che, sembrerà strano, avevano tentato di estrometterti dal gruppo per cercare di rubare il nome ed il trascorso artistico della band, cosa puoi dirci in merito?
Nei successivi 3 anni, dopo l’abbandono di Claudio Vitelli, la band è andata avanti in modo un pò altalenante e sono successe varie cose che alla fine rischiavano un pò di farci perdere la giusta dimensione e direzione. Innanzitutto trovammo subito un nuovo chitarrista che Rino portò nei Wizard in quanto lo conosceva da tempo e con il quale suonava in un progetto parallelo di cover band. Continuammo quindi come power trio e devo dire che fu un periodo in cui suonammo tantissimo dal vivo, con un repertorio che mescolava molti brani dell’era 80 con quelli nuovi che avevo composto dopo la reunion. Ma eravamo più concentrati e propensi a dedicarci ai live piuttosto che continuare a comporre nuovo materiale per entrare in studio di registrazione, e questo era un aspetto che a me non piaceva ma non avevo alcun supporto dall’interno del gruppo per realizzare nuove produzioni discografiche e questo andamento creò una situazione statica e di oblio intorno alla band.
Quello a cui tu fai riferimento nella domanda che mi hai posto successe a questo punto, ed eravamo arrivati al 2013; conoscemmo dopo un live un promoter di Napoli che ci seguiva e conosceva già da tempo il quale ci fece una proposta. Lui e la sua compagna di allora cercavano una band dove poterla inserire come cantante e se la cosa avesse funzionato con noi ci prospettò la possibilità di poter fare molte date dal vivo insieme.
Pur essendo un pò perplessi decidemmo dopo un test in sala prove di iniziare questa nuova esperienza con una voce solista femminile e continuare in una formazione a quattro elementi. Entrammo in studio e registrammo un EP DEMO con 4 dei nuovi brani che avevo recentemente composto ed iniziammo a suonare dal vivo, ma nel giro di qualche mese iniziarono ad esserci dei dissapori e dell’attrito tra me e la nuova vocalist. Inoltre il promoter cominciò a indirizzarci verso un numero sempre più crescente di cover da suonare nei nostri live tanto che arrivammo ad entrare ancora in studio per registrarne alcune da usare come apri pista nei vari club e pub dove andarci poi ad esibire.
Percepii che si voleva sempre più cambiare la direzione artistica della band e mi fu chiesto anche di non gestirne più I nostri siti, cosa che io rifiutai di accettare, e di cambiare l’impostazione e presentazione dei Wizard nelle nostre pagine come facebook ad esempio, cancellando le informazioni del passato per dare più risalto alla situazione di quel momento, come se fosse più importante il diventare una cover band rispetto all’essere la band storica campana del rock metal.
Come puoi ben immaginare tutto questo creò una tensione ed una freddezza enorme tra di noi generando 2 blocchi interni, anche se ancora in parte nascosti. Fu cosi che inizialmente a nostra insaputa, mia e di Rino, gli altri 3 menbri, chitarrista, cantante e promoter, iniziarono a formare una band parallela di cover che secondo loro avrebbe dato più possibiltà di avere date dal vivo e una volta avviato il loro progetto contattarono Rino proponendogli di entrare in questo nuovo gruppo come batterista escludendo il sottoscritto.
A questo punto avrebbero creato il clone dei Wizard di quel momento storico appropriandosi del nome che gli dava più notorietà ma senza di me. Ma avevano fatto male I loro conti, mettendo in dubbio l’amicizia e fratellanza rock che c’è tra me e Rino il quale, una volta al corrente dell’inganno, mi informò e così liquidammo subito tutti, compreso il chitarrista al quale avevamo dato fiducia, amicizia e opportunità in quei 3 anni di far parte di una band storica Campana e di tutto il periodo anni 80 del metal Italiano. In ogni caso loro si sono dissolti nel nulla subito dopo e noi a distanza di altri 14 anni siamo andati ininterrottamente avanti fino ad oggi.
Nel 2014 è arrivato l'EP Straight to the Unknown, con Marco Perrone alla chitarra. Quanto ha influito il suo ingresso nel nuovo sound dei Wizard?
Marco entrò a far parte dei Wizard sempre per conoscenza personale con Rino che mi fece vedere alcuni suoi video su youtube ed io ne rimasi davvero impressionato e decisi subito di contattarlo. Marco conosceva I nostri brani che ascoltava quando iniziò a suonare la chitarra e fu contentissimo di accettare la nostra proposta. Tutto questo è raccontato anche in un nostro video sul canale youtube dove spieghiamo come è stato realizzato l’EP Straight to the Unknown https://www.youtube.com/watch?v=0Vppb03GhTw. Considera che c’è una notevole differenza di età tra lui e noi per cui egli pur conoscendo ed apprezzando il rock dagli anni 70, che ha influenzato e caratterizzato musicalmente me e Rino, è cresciuto con influenze più moderne ed attuali come chitarrista e questo mix di sonorità anche più dure rispetto al passato è già intuibile in quel nostro primo lavoro discografico con questa formazione.
Un nuovo debutto che rappresentava il collegamento tra la vecchia storia dei Wizard e quello che sarebbe diventato il progetto The Steel. Quando avete iniziato a comporre quei brani, pensavate già a un possibile nuovo album?
Come già ho avuto modo di dire quei brani li avevo composti qualche anno prima dopo la reunion e li suonavamo già dal vivo con Claudio Vitelli. Marco li ha arrangiati con il suo stile chitarristico rendendoli più duri e d’impatto e li abbiamo registrati. Ma da subito iniziammo a comporre a getto altro materiale per un full album in quanto finalmente avevamo nuovamente un chitarrista molto votato alla composizione e che mi affiancava in questo, per cui il suo ingresso nella band è stato davvero una grande iniezione di nuove idee ed entusiasmo e finalmente avevamo stabilizzato il Trio.
Nel passaggio fra i due monicker avete dovuto anche affrontare la questione del nome, quanto è stato difficile, per una band con una storia iniziata nel 1979, rinunciare al nome Wizard?
La questione del cambio nome si pose nel momento in cui dovemmo decidere a quale distribuzione discografica affidare il nostro album The Evolution of Love. Tra le varie che erano disposte ed interessate a noi scegliemmo la Texana “Perris Records” il cui Boss Tom Mathers ci mise questa condizione in quanto non voleva avere eventuali problemi di copyright con I nostri omonimi tedeschi Power metal. Prendemmo questa decisione a malincuore e tra l’altro la scelta The Steel fu opera proprio di Marco a testimonianza del fatto che si era completamente integrato nella band.
La nuova "denominazione" vi ha permesso di sentirvi più liberi musicalmente parlando, oppure avete continuato a considerare i The Steel come la naturale prosecuzione dei Wizard?
In realtà sia la composizione dei brani che la registrazione dell’album sono state fatte quando la band era ancora Wizard ed anche la copertina fu realizzata inizialmente con quel logo e ne ho ancora I progetti salvati. Solo più tardi subentrò la Perris Records a voler cambiare il nome in The Steel. Quindi si trattò di una naturale evoluzione del nostro sound con l’arricchimento dato dal contributo di idee e stile da parte di Marco.
Con The Evolution of Love avete inaugurato ufficialmente la nuova fase. Qual è stata la differenza più importante, secondo te, tra il modo di comporre un brano negli anni ottanta e quello di comporne uno per il nuovo corso?
Sostanzialmente per quanto ci riguarda finora la modalità di composizione è rimasta la stessa e si parte sempre da un’idea di un componente,solitamente io o Marco, ed una volta ascoltata e che ci convince,a quel punto entrambi ci lavoriamo separatamente scambiandoci I vari sviluppi di volta in volta, e quando il brano è praticamente finito lo arrangiamo in sala prove tutti e tre insieme. Direi che la differenza fondamentalmente sta nel fatto che il brano nasce prima in pre produzione potendo utilizzare oggi programmi di home studio al compiuter piuttosto che suonandolo in sala prove come avveniva in passato, mentre oggi in quell’ambito lo arrangiamo nella fase finale di composizione.
Nell'album convivono hard rock, influenze seventies e momenti più funky. Quanto è stato importante per te mantenere una certa libertà rispetto all'etichetta di “hard rock band”?
Sicuramente la denominazione di hard rock band è quella che ci sentiamo meglio addosso da sempre ma ciò non toglie che negli anni la nostra attitudine di musicisti e di compositori ha spaziato dal r’n’r al glam, dal progressive rock all’heavy metal e questo si sente molto in quel album anche perchè volutamente è stato concepito con brani che attingevano da tutte queste contaminazioni per renderlo più variegato. Quasi tutti I pezzi di quel disco sono nati da un perfetto mix di idee mie e di Marco in quanto trovammo da subito una grande attitudine nel lavorare insieme alla composizione.
Dopo una carriera così lunga, come siete riusciti ad evitare di ripetere semplicemente le stesse formule del passato? In fase compositiva, avevate cerca deliberatamente qualcosa di diverso, oppure avete lasciato che la musica sia venguta fuori spontaneamente?
Abbiamo lavorato e scritto nuovi brani sempre in modo spontaneo tenendo fede alla nostra mentalità molto aperta come musicisti,ma sicuramente l’ingresso di Marco ha contribuito tantissimo ed in maniera decisiva a trovare nuovi spunti, nuove idee ed a continuare a non essere troppo stantii nel modo di comporre, ed in più tutto questo è stato anche impreziosito dal suo stile chitarristico più moderno e mutevole.
The Steel II arriva dopo diversi in forma nuovamente autoprodotta dopo anni di attività con una nuova formazione. Sentivate la necessità di dimostrare che il primo album non era soltanto un episodio legato alla reunion?
Se siamo ancora in attività dopo che sono passati decenni dai nostri esordi è perchè ci sono in noi delle motivazioni molto forti, che sono soprattutto la passione per il rock che ci permette di andare avanti con un progetto di musica inedità non facile da gestire tra mille difficoltà nel mondo della musica underground, e soprattutto la consapevolezza di evere ancora molto da dire musicalmente dal punto di vista compositivo. Senza questi due aspetti una band come la nostra non potrebbe esistere in nessun modo.
Per The Steel II avete lavorato molto sulla pre-produzione e sugli arrangiamenti. Quanto è cambiato il vostro modo di registrare rispetto al passato?
La differenza principale è proprio quella che tu hai citato, cioè il lavorare molto sulle pre-produzioni, cosa che negli anni 80 non avevamo la possibilità di fare. A quei tempi entravamo in studio di registrazione con I brani finiti così come erano eseguiti in sala prove, ma non esistevano I programmi home studio come oggi dove puoi preventivamente effettuare sovraincisioni di ogni tipo per chitarra o voce e quindi alla fine poter registrare avendo un prodotto che è una perfetta brutta copia di quello che poi realizzi sul disco, con tutti I vantaggi che ne conseguono, dal sapere perfettamente a priori cosa devi suonare in ogni pezzo, al risparmio di tempo nello studio che si traduce in meno spese, ed infine un controllo più mirato di ciò che stai realizzando. Nelle produzioni anni 80 invece tutto era più sperimentato al momento, c’era più improvvisazione sul da farsi e si provavano le idee che nascevano per arricchire I brani di volta in volta. Oggi è sicuramente più agevole entrare in uno studio di registrazione rispetto 40 anni fa.
L'entrata di Marco nella line up ufficiale ha aiutato a portare una ventata nuova ed una freschezza e non solamente legata alla sua giovane età, quanto è stato importante per lui conoscere il passato della band prima di apportare il suo contributo all'interno dei nuovi brani?
Direi che innanzitutto è stato importante soprattutto per gli stimoli e l’entusiasmo con i quali ha accettato di entrare a far parte della band. Ha sempre considerato l’aspetto storico dei Wizard e tutt’ora nonostante il cambio del nome anche lui rivendica e rimarca che tutto ciò che facciamo è la continuazione naturale di quel percorso. Marco è un musicista molto professionale, tecnico e meticoloso sullo strumento e già dagli inizi quando arrangiò con il suo stile in pochissimo tempo I brani dell’Ep “Straight to the Unknown” ci sorprese ulteriormente per la sua bravura e capacità di rendere sue composizioni scritte da me.
Il suo approccio moderno alla composizione ed al modo di suonare la chitarra, ha fatto si che, alcuni dei brani che avete deciso di riprendere del vecchio repertorio, hanno acquistato un nuovo approccio pur mantenendo intatte le coordinate compositive, segno che all'epoca avevate creato delle melodie immortali, o quasi...
Pur continuando a pubblicare nuovi album, in alcuni periodi ci siamo dedicati alla realizzazione in studio di alcuni remakes dai nostri lavori degli anni 80. Anche qui è stato sorprendente come egli sia riuscito ad amalgamarsi alla perfezione con noi apportando anche piccole ma importanti modifiche nelle strutture dei pezzi oltre che arrangiamenti e sonorità più attuali. Finora abbiamo realizzato 5 nuove versioni che alternativamente inseriamo anche nei nostri live ed ancora oggi a distanza di 40 anni quei brani piacciono al pubblico che li apprezza molto, e questo per noi è un motivo di grande soddisfazione.
Avete attraversato epoche musicali completamente diverse: gli anni Ottanta, il declino della scena hard rock tradizionale, il grunge, il britpop, il nuovo metal e poi l'era digitale. Cosa pensai sia cambiato maggiormente nel modo di vivere la musica rispetto a quando avete iniziato?
Abbiamo sempre lottato controcorrente per andare avanti con il nostro sound soprattutto a Napoli la nostra città nei primi anni di attività della band, in un periodo in cui erano in voga il punk e soprattutto la nascente new wawe. Ma questo non ci ha mai scoraggiato e riuscivamo comunque ad essere presenti in tutti gli eventi e palchi più importanti di quel periodo, forti anche di un seguito di fans davvero numeroso. Ricordo alcuni dei primi festival rock a cui partecipammo che si tennero al Teatro Tenda Partenope a Napoli nel 1980 e nel 1981 a Roma nel cinema Clodio. Eravamo dei diciottenni pronti a sfidare tutto e tutti pur di salire sul palco per suonare la nostra musica. Si suonava tantissimo dal vivo in quegli anni, Napoli era piena di locali e di rassegne musicali che spesso si tenevano nei teatri o nei cinema e dove potevi esibirti e crescere come band. C’era molto fermento, interesse e seguito intorno a questi eventi e non esistendo ancora internet, vi era una consistente rete di appassionati che scriveva e riportava su fanzine cartacee tutto ciò. Le tribute e cover band non esistevano e la musica era ciò che dovrebbe sempre essere, cioè pura espressione emotiva dei musicisti manifestata con la creatività ed il nuovo che emerge, e non con il riprodurre ciò che è stato. E chiaramente anche il pubblico era molto diverso dalla stragrande maggioranza di quello di oggi, ed era ben propenso ad assistere ai concerti, a prescindere se in un si trattasse di un piccolo club o di un grande palco, ascoltando e guardando con attenzione la band per ciò che esprimeva di suo. Ma il cambiamento più grande è stato poi l’avvento di internet e tutto ciò che ne deriva, come piattaforme di musica digitale, youtube, I vari social ecc. ecc. che hanno facilitato e reso possibile una maggiore notorietà e divulgazione della propria musica pur restando seduti davanti ad un computer.
Oggi, dopo più di quarant'anni dalla nascita dei Wizard, cosa significa per te salire ancora su un palco? È più forte la nostalgia per quello che avete vissuto oppure la voglia di continuare a guardare avanti?
No assolutamente non c’è nessuna nostalgia se non bellissimi ricordi e grande soddisfazione per aver vissuto decenni di rock come musicista con la mia band. Oggi saliamo sul palco perchè innanzitutto è una passione talmente forte che non può esaurirsi finchè si ha la forza fisica ed interiore di farlo, ma anche perchè guardiamo sempre a nuovi orizzonti e sentiamo di poter creare ancora molto di nuovo con la nostra musica. Non è sempre facile andare avanti su questa strada soprattutto perchè non siamo più quei diciottenni che hanno iniziato, inoltre il tempo con cui possiamo dedicarci al progetto è molto inferiore rispetto ad allora, ma le soddisfazioni che ne derivano valgono sempre le energie profuse e l’impegno che ci mettiamo.
Ok Tiziano, siamo arrivati alla fine di questa intervista, ma la storia dei Wizard/The Steel continua. Qual è il prossimo capitolo che vorreste ancora scrivere e cosa possiamo aspettarci da voi nel prossimo futuro?
In questo momento l’obbiettivo principale è la realizzazione del nostro terzo album The STEEL sul quale stiamo già lavorando da molto tempo ma che ha subito molti rallentamenti per le problematiche fisiche che ha subito Rino. Teniamo molto a questo nuovo disco perchè dal nostro punto di vista sarà una ulteriore crescita compositiva e anche come sound da parte della band.
E a questo punto voglio ringraziarti Beppe a nome di tutti noi per la tua disponibilità ed attenzione che ci hai sempre concesso, nonchè per essere da sempre uno dei nostri fan storici fin dai tempi dei Wizard!
Un saluto a te ed a tutti I lettori.

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