Inarrestabili!!! Ci sono band che attraversano gli anni limitandosi a resistere e altre che, proprio attraverso cambiamenti, pause e ripartenze, riescono a mantenere intatta la propria identità. Gli AnthenorA appartengono decisamente alla seconda categoria. La loro storia comincia nel 1989 e, ad oltre trentacinque anni di distanza, il filo non si è mai realmente spezzato, qualche cambio di formazione, nuove esperienze, dischi arrivati in momenti diversi e, soprattutto, quella voglia di stare sul palco che sembra essere rimasta il vero motore della band.
Dopo il ritorno discografico di Mirrors and Screens, il particolare passaggio di Need e l'arrivo di Alessandro Parola alla chitarra, oggi gli AnthenorA si presentano con Divine, un album che sembra raccogliere quanto seminato negli ultimi anni e trasformarlo in una nuova linfa vitale.
E poi c'è il fattore umano, quello che forse più di ogni altra cosa spiega come una band nata alla fine degli anni Ottanta possa ancora parlare di futuro senza sembrare fuori tempo massimo. Gli AnthenorA continuano a considerarsi una famiglia, prima ancora che una semplice formazione musicale, e nelle parole che seguono questa dimensione emerge con grande naturalezza. Si, Divine non celebra soltanto una lunga carriera, guarda avanti, con la consapevolezza di chi ha già vissuto più di una “vita” artistica e non ha ancora intenzione di fermarsi.
Chapeau
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Salve ragazzi, grazie di cuore del tempo che ci sate volendo dedicare, partiamo subito ad analizzare il nuovo Divine: dopo una storia iniziata nel lontano 1989, avete attraversato diverse fasi, cambiamenti e ripartenze. Avete mai avuto la sensazione di stare vivendo una terza vita artistica degli AnthenorA? E se sì, quando avete capito che questa nuova fase era realmente iniziata?
Ciao Beppe e a tutti gli amici di Forigin Steel! Si in realtà, agli occhi di tutti, gli AnthenorA "fortunatamente" stanno vivendo una nuova vita, in realtà è la stessa famiglia nata nell'89, certo con qualche anno in piu', qualche modifica nella lineup, ma con la stessa voglia di sempre di fare musica e soprattutto fare live.
Terza vita? si… probabilmente hai ragione, magari pure una quarta o una quinta… questo è il segreto della nostra longevità, rinnovarsi, divertirsi e continuare a produrre musica ed emozioni per i nostri fan e per noi soprattutto.
Mirrors and Screens aveva rappresentato un importante ritorno sulla scena discografica. Cosa è cambiato, artisticamente e personalmente, dagli anni di quell'album fino alla realizzazione del vostro nuovo parto discografico?
Dal 2020 ad oggi è cambiato tutto, il mondo.
Mirrors and Screens ci ha permesso di suonare su palchi importanti e portare avanti un progetto che senza il live (per noi) non ha senso di esistere.
In contemporanea, il palco ci ha dato la determinazione e la voglia di comporre, scrivere brani nuovi ed avere un programma di futuro decennale, tutto ciò ha portato in primis a Need e poi al LP Divine appena uscito.
Nel 2024 avete pubblicato Need, un EP particolare perché costruito in gran parte su cover, con tre reinterpretazioni e un brano inedito. Perché avete sentito il bisogno di fermarvi momentaneamente sulla vostra produzione per guardare anche oltre le vostre radici e alle vostre influenze musicali?
Need è figlio del primo periodo 2020, periodo che ahinoi ricorderemo nella storia a causa del Covid e delle restrizioni annesse, nessuno allora aveva un futuro certo, anzi…
Il bisogno nostro però era quello di vederci, di stare assieme e di suonare, qualsiasi cosa… Le idee erano molte ma la paura di non poterle mettere in campo erano altrettante, e allora perché non fare alcune cover già in cantiere? L'idea di produrre, ritrovarsi, lavorare assieme in modo veloce e in ogni caso produttivo era allettante, così nasce Need… e una volta completato era anche doveroso pubblicarlo, mettere un punto fermo e continuare a per la nostra strada
Quanto è stato importante Need come momento di transizione? A posteriori, possiamo considerarlo una sorta di ponte tra la precedente incarnazione degli AnthenorA e quella che oggi ascoltiamo in Divine?
Domanda interessantissima, fondamentale! Need oltre a comunicare il fatto che gli AnthenorA ci sono e ci saranno, ha portato un sacco di novità artistiche e tecniche sia a livello di composizione che di produzione.
Abbiamo scelto "a tavolino" un determinato percorso da seguire e abbiamo svoltato a livello di produzione alzando il livello informatico/musicale allestendo uno studio di registrazione autogestito per avere delle produzioni già alla base di alto livello.
Proprio nel periodo di Need è arrivato anche un nuovo cambiamento nella formazione, con l'ingresso di Alessandro Parola alla chitarra al posto di Gabriele Bruni. Quanto ha inciso questo ennesimo cambio di line-up sul processo creativo del nuovo album?
Sebbene Ale sia arrivato a Divine "quasi" finito, la sua bravura e determinazione ha fatto si che la sua mano sia praticamente in ogni canzone. Da elogiare assolutamente la voglia che il ragazzo ha messo per migliorare un prodotto già vendibile, aggiungendo ciò che mancava per rendere il prodotto all'altezza della nostra aspettativa.
Nulla gli era stato chiesto, ma Divine è sicuramente un prodotto assolutamente anche suo per l'impegno e l'impronta che ha lasciato.
Il bello sarà dal prossimo dove Ale sarà presente dal giorno 0...
Entrare in una band con una storia così lunga significa inevitabilmente confrontarsi con un passato importante. Come ha vissuto il suo ingresso negli AnthenorA e quanto si è sentito libero di portare la sua personalità dentro Divine?
Qui ti facciamo rispondere direttamente da Ale:
“Entrare negli AnthenorA è stato prima di tutto un grande onore. Sì, parliamo di una band con una storia importante alle spalle, ma quello che mi ha colpito fin da subito è stato scoprire che, oltre ad essere ottimi musicisti, sono soprattutto una famiglia di persone con un grande cuore. Ci siamo trovati bene praticamente da subito e, cosa per me fondamentale, insieme ci divertiamo sempre un sacco.
E poi è stato davvero un… “3, 2, 1, via!”. Dopo poco è arrivato il primo concerto al TNT di Pinasca, dove mi sono trovato a suonare alcuni dei pezzi storici della band che mi gasano tantissimo. È stato un battesimo decisamente importante!
Subito dopo è arrivata l'esperienza della registrazione di Divine, che per me è stata altrettanto speciale. Ho avuto la fortuna di entrare nello studio New Sin del grande Stefanini e di lavorare alla realizzazione del disco insieme al mitico produttore Capitano Tony Fontò. È stata un'esperienza che mi ha insegnato davvero tanto.
Dal punto di vista artistico mi sono sentito libero fin dall'inizio di portare la mia personalità. La band mi ha dato molto spazio per contribuire ai brani che erano già stati scritti, soprattutto per quanto riguarda i soli, dove ho cercato di far sentire il più possibile la mia “mano”. Mi sono divertito davvero tanto a farlo.
Venendo dal thrash metal e da generi decisamente più violenti, ho imparato anche molto sull'Heavy Metal e, soprattutto, sul groove. Da fuori può sembrare semplice: riff, ritmo, melodia… ma trovare il groove giusto e farlo suonare davvero non è affatto scontato. Anche suonare con Pooma, è stato molto stimolante e mi ha permesso di imparare parecchio.
Insomma, sono davvero felicissimo di essere entrato a far parte degli AnthenorA. E, a questo punto, devo ammettere una cosa: sono sempre più convinto che portare le birre al provino sia stata una scelta artisticamente molto lungimirante… pare sia stato determinante! :) “
Gigi, Pooma e Smaro sono presenti fin dagli inizi: tre musicisti che hanno praticamente attraversato tutte le vite della band. Quanto conta oggi questa continuità e quanto, invece, avete bisogno delle energie portate dai musicisti arrivati successivamente?
La risposta è ovvia, ma 50 e 50, l'una non ci sarebbe senza l'altra. La solidità, il senso di famiglia nonché la professionalità nel lavoro è sicuramente un marchio registrato dai 3 fondatori che ancora oggi portano avanti la causa senza pause, Peyo ed Ale invece hanno portato la nuova fiamma, la voglia viscerale di suonare sui palchi che contano nonché la loro ovvia predisposizione al mercato moderno, dai social alla scrittura.
Avete cercato consapevolmente un equilibrio tra identità storica e nuove energie, oppure è stato un processo naturale?
No, non è stato assolutamente consapevole, è stato un percorso naturale che mette in prima battuta l'amicizia e il voler stare assieme, poi ognuno di noi mette in campo i suoi talenti al fine della band. Diciamo che tutto sommato abbiamo creato un’alchimia pressoché perfetta senza troppi sforzi
Parliamo del titolo: perché “Divine”? Cosa rappresenta realmente questa parola per voi e quale significato assume all'interno dei testi e dell'atmosfera generale del disco?
I testi di Divine sono molto variegati, parlano di introspezione e di sguardo disilluso alla realtà, di radici e di aspirazioni, di indignazione e di emozioni oniriche, di terreno e di trascendentale...parlano di noi e del nostro mondo, rappresentano le tappe di un viaggio dalla desolazione all’estasi, andata e ritorno: senza pretesa di paragoni fuori luogo, ci è sembrato quasi doveroso mutuare l’aggettivo «divino» da un’opera che racconta un percorso ricco di analogie.
Il vostro nome richiama direttamente l'Antenora dantesca, legata ai traditori della patria. Quanto è ancora presente quell'immaginario nella vostra musica e quanto invece Divine rappresenta una direzione completamente nuova?
A suo tempo il richiamo al tradimento patrio riguardava esclusivamente la sfera musicale, non essendo l’heavy metal certo identificabile come un genere tipicamente italiano. Oggi il concetto si è esteso, a causa della difficoltà che abbiamo ad identificarci con i canoni ed i valori tipici della società moderna, non solo italiana. Divine - quindi - ha il compito di ribadire la nostra identità, come esplicitato anche dalla copertina che rappresenta Dante proprio nell’atto di attraversare il lago ghiacciato dell’Antenòra.
Musicalmente avete scelto di rimanere fedeli all'heavy metal, ma ascoltando il nuovo materiale si percepisce anche il desiderio di renderlo attuale. Quanto è difficile, dopo più di trent'anni, continuare a suonare heavy metal senza trasformarsi in una semplice copia del proprio passato?
Crediamo che la nostra fortuna, anche se a prima vista potrebbe non sembrare, sia proprio quella di ascoltare generi molto diversi tra loro: dal Rock al Black Metal, passando praticamente attraverso tutto lo spettro del Metal. È difficile, quindi, essere una semplice copia di ciò che abbiamo fatto in passato, perché ognuno di noi porta nella band il proprio modo di suonare e di interpretare la musica, le influenze dei nuovi componenti e quelle dei membri storici che, negli anni, possono anche essere cambiate. Questo fa sì che ogni nuovo brano abbia qualcosa di familiare, ma allo stesso tempo riesca ad avere una propria identità.
L’Heavy Metal rimane comunque il punto d’incontro, il linguaggio che ci unisce e quello in cui continuiamo a riconoscerci. Quando scriviamo, però, pensiamo molto anche a quello che succederà sul palco. Ci immaginiamo lì, davanti a una folla che canta i nostri pezzi, e questo influenza parecchio il modo in cui costruiamo le canzoni. Per noi il contatto con il pubblico è fondamentale: l’energia del live è parte integrante della musica degli Anthenora. Forse è proprio questo che ci permette, dopo tanti anni, di guardare avanti senza rinnegare quello che siamo stati.
Qual è stato il brano di Divine che vi ha fatto capire per primo che il nuovo album stava prendendo una forma precisa? E perché proprio quello?
AnthenorA sicuramente, era da tempo che aspettavamo il pezzo a cui dedicare il nostro nome e finalmente il giorno arrivò. Da quel giorno abbiamo iniziato a vederci chiaro su tutto, soprattutto per il futuro dopo Divine.
La tracklist contiene titoli come Spider's Kiss, Justice, Boredom, Decency, War e Stone King. Quanto sono importanti per voi i testi e quali sono i temi che attraversano maggiormente questo nuovo lavoro?
Dopo una serie di lavori i cui testi erano basati su allegorie moderne di un’ipotetica guerra futura di diretta derivazione dai fatti della Seconda Guerra Mondiale - una sorta di fantasy a modo nostro - già con Mirrors and Screens eravamo passati ad occuparci più palesemente di temi sociali e di attualità, filtrati da uno sguardo sardonico e spesso amaramente derisorio. Divine si collega a quest’ultimo filone, aggiungendo momenti di maggiore introspezione e lanciando un ponte verso ciò che faremo nel prossimo futuro.
Divine è un disco che arriva dopo un periodo particolare: pandemia, ripartenze dal vivo, Need, cambi di formazione. Quanto di questo vissuto è finito inconsapevolmente nelle nuove composizioni?
Sicuramente qualcosa è finito dentro il disco, anche se non in maniera consapevole o studiata. È difficile attraversare un periodo come quello della pandemia, fermarsi per così tanto tempo, ripartire con i live, affrontare cambiamenti e nuove dinamiche all’interno della band senza che tutto questo lasci qualche traccia nella musica. Più che nei testi, questo vissuto si sente forse nel modo in cui abbiamo affrontato la scrittura e la voglia di tornare a suonare. Dopo un periodo in cui il contatto con il pubblico ci era stato tolto, tornare su un palco ha assunto un significato ancora più forte. Anche i cambi di formazione, ovviamente, ci hanno spinto sicuramente con nuova forza, a rimetterci in gioco e a capire cosa volevamo davvero dagli Anthenora. Crediamo che l’aspetto più evidente sia proprio la voglia di esserci ancora, di suonare, di scrivere nuovi pezzi e soprattutto di portarli dal vivo. Alla fine, per noi, è sempre quello il contesto in cui le canzoni trovano il loro vero significato.
Avete ormai alle spalle una storia che comprende demo, EP, album, esperienze live molto importanti e persino il periodo come tribute band degli Iron Maiden. Guardando indietro, c'è qualcosa di quella vostra prima vita che oggi vorreste recuperare?
In realtà non abbiamo il desiderio di recuperare aspetti delle nostre “Vite precedenti”, perché , di fatto, sono cristallizzati e presenti anche nella nostra “vita attuale”. All’inizio suonavamo ovunque, provavamo continuamente, non ci facevamo troppe domande e avevamo una voglia enorme di stare su un palco. Anche l’esperienza come tribute band degli Iron Maiden, per quanto oggi possa sembrare una parentesi lontana, ci ha insegnato tantissimo: suonare insieme, reggere un palco, confrontarsi con il pubblico e capire quanto lavoro ci sia dietro una band che funziona davvero. E poi c’è stato l’incontro e l’esperienza diretta con Nicko McBrain, che per noi è stata qualcosa di speciale. Avere la possibilità di confrontarci e suonare con il batterista degli Iron Maiden ha reso ancora più concreta quella passione che, fino a quel momento, avevamo vissuto soprattutto come fan. È uno di quei momenti che rimangono nella memoria e che, in qualche modo, ti fanno capire che quello che stai facendo può portarti molto più lontano di quanto immaginassi.
Quella fase ci ha dato delle fondamenta che ancora oggi ci portiamo dietro. Non vorremmo però tornare indietro: oggi abbiamo una consapevolezza diversa, sia come musicisti che come persone. La differenza è che oggi sappiamo meglio come incanalare la nostra energia. In fondo, forse è proprio questo che cerchiamo ancora oggi: mantenere quella fame e quella voglia di spaccare il palco, ma con più esperienza sulle spalle.
Dopo tutti questi anni avete ancora qualcosa da dimostrare? Oppure Divine nasce semplicemente dalla necessità di dimostrare prima di tutto a voi stessi che gli AnthenorA hanno ancora qualcosa da dire?
Non credo che abbiamo mai avuto qualcosa da dimostrare o quantomeno la volontà di farlo. Il nostro processo creativo è sempre nato dalla pulsione artistica, dalla necessità di esprimersi creando, dalla voglia di condividere e di comunicare. Se abbiamo ancora qualcosa da dire? ...sarà piuttosto una rogna farci tacere!
17. Oggi gli AnthenorA sono una band che ha attraversato più generazioni del metal italiano. Come immaginate il prossimo capitolo? Ci saranno nuovi concerti, magari date fuori dall'Italia, e soprattutto avete già iniziato a pensare a nuovo materiale dopo Divine?
Il prossimo capitolo - o meglio i prossimi capitoli - costituiscono il nostro presente: di materiale in cantiere ce n’è un sacco e mai come adesso avevamo avuto chiaro dove volessimo andare ed in che modo. La macchina compositiva sta girando a pieno ritmo, il calderone bolle come non mai! Tutto questo però non avrebbe senso se poi non potessimo portarlo su di un palco: siamo sempre stati una band live, diamo il meglio di noi quando abbiamo un pubblico di fronte con cui comunicare quindi - nonostante tutte le difficoltà che questa fase storica riserva alle esibizioni dal vivo - non perderemo occasione di incontrare i nostri fans per far festa insieme! Proprio così, un concerto degli AnthenorA deve sempre essere un’occasione di gioia tanto per noi che per chi ci ascolta.
Chiudiamo tornando all'inizio: se Divine rappresenta davvero la terza vita degli AnthenorA, quale vorreste fosse il primo capitolo di questa nuova vita? E cosa vi augurate che un vecchio fan e un ragazzo che vi scopre oggi portino a casa dopo aver ascoltato questo disco?
Detto così sembra quasi che siamo una sorta di Araba Fenice che risorge dalle proprie ceneri, ma non corrisponde a verità: gli Anthenora non sono mai morti, quindi non hanno bisogno di risorgere...abbiamo piuttosto sonnecchiato a tratti, afflitti da una letargia ciclica che ci ha fatto rischiare l’oblio, ma adesso siamo svegli e pimpanti come non mai! Il prossimo capitolo del nostro viaggio è già in gran parte scritto, chiaramente tracciato, e ne prevede altri che seguiranno...ma non vogliamo svelarlo in anticipo, anche se - considerando Divine una sorta di prologo - non dovrebbe essere difficile capire dove andremo a parare.
Divine - come ogni nostra composizione negli anni - è il frutto delle nostre emozioni ed ha l’obiettivo ti comunicarle a chi ci ascolta, quindi il nostro scopo è di suscitare emozioni! Auguriamo grinta e voglia di vivere, energia e gioia, spirito critico e volontà di esprimere il proprio pensiero...ma soprattutto ci auguriamo che ogni ascoltatore di Divine si porti a casa la voglia di venire a sentirci dal vivo!

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