Non mi capitava di emozionarmi ascoltando un disco per la prima volta da tanto tempo. Anni, forse. E probabilmente questo è successo perché, prima ancora d'analizzarlo, per una volta sono stato semplicemente rapito dalla musica. È una sensazione che conosco bene come ascoltatore, ma che negli ultimi tempi è diventata sempre più rara: si ascolta, si giudica, si individuano riferimenti, si analizzano produzione e arrangiamenti, ma non sempre si viene davvero trascinati dentro un disco.
Con Travelling è successo. E la cosa che mi ha colpito maggiormente è che dietro questa capacità di comunicare emozioni non c'è una costruzione casuale, ma un lavoro musicale estremamente personale e meticoloso. Leonardo Trevisan ha concepito Elle Tea come uno spazio creativo nel quale poter dare forma alle proprie composizioni senza sottostare a schemi prestabiliti, occupandosi direttamente di strumenti, arrangiamenti, registrazioni, voce e parte grafica.
Il risultato nasce da un processo compositivo dilatato nel tempo, nel quale ogni brano continua a trasformarsi anche durante la registrazione. Riff, melodie, armonie e arrangiamenti vengono progressivamente sovrapposti e modificati fino a raggiungere una forma definitiva. È un metodo che permette alla musica di svilupparsi senza una direzione obbligata e che spiega anche la varietà di Travelling, dove hard rock e progressive convivono con NWOBHM, folk, psichedelia e momenti acustici.
Le influenze sono importanti e mai celate, si va dai Queen, Deep Purple, Diamond Head, Saxon, Dio, Virgin Steele e Manilla Road che fanno parte del suo bagaglio del nostro interlocutore, ma il punto non è riconoscere le citazioni, è capire come queste matrici vengano assorbite e trasformate all'interno di una scrittura che, album dopo album, è diventata più stratificata e introspettiva.
Forse è proprio questo il punto d'incontro tra musicista e ascoltatore: entrambi cercano qualcosa che non può essere misurato con la tecnica o con le categorie. Un'emozione. Io l'ho trovata ascoltando Travelling e da lì è nata la voglia di capire cosa ci fosse dietro quelle canzoni e dietro la persona che le ha costruite.
Intervista a cura di: Beppe "HM" Diana
Ciao Leonardo e grazie mille del tempo che ci stai volendo dedicare, Partiamo dagli albori. Mi pare di capire che sei un polistrumentista, compositore, musicista, ma anche grafico: in Travelling ti sei occupato praticamente di ogni aspetto del progetto. Ti senti prima di tutto un musicista oppure consideri altrettanto importanti la dimensione visiva e quella artistica che ruotano intorno alla tua musica?
Ciao e grazie mille a te per l'interesse verso questo progetto! Questo viaggio nasce dalla mia passione per la composizione musicale e in particolare dalla voglia di registrare autonomamente i brani che scrivo un po' da sempre. Da giovanissimo il mio obbiettivo era quello di diventare un buon cantante hard rock ma presto la necessità di dare forma alle idee e melodie che mi venivano in mente mi ha portato su una strada molto più specifica e, per me, entusiasmante.
Ho iniziato ad approcciarmi al disegno invece alcuni anni fa spinto dalla necessità di realizzare le copertine per gli album che avevo registrato negli anni e quindi pubblicarli indipendentemente.
Hai scelto di portare avanti Elle Tea come un progetto essenzialmente solista e da studio. Come mai non hai mai sentito l'esigenza di coinvolgere stabilmente altri musicisti, magari per trasformare queste composizioni in una vera band? È una scelta dettata dalla necessità di mantenere il pieno controllo creativo oppure semplicemente immagini la tua musica come qualcosa che nasce e si compie all'interno dello studio?
Il punto di questo progetto è dare un nome e una pubblicazione ai brani e agli album che realizzo per me stesso, si tratta di una dimensione creativa privata che ho deciso di rendere pubblica solo negli ultimi anni.
Per proporre i brani dal vivo, nelle sporadiche occasioni in cui se ne presenta la possibilità, mi avvalgo dell'amicizia con i membri dei Raways (quello sì progetto corale) con cui condivido il palco e tante belle esperienze.
Quindi come molti altri solisti del settore esiste anche una dimensione “bonus” live in cui grazie ad una band di supporto è possibile portare i brani sul palco.
Resta comunque una realtà artistica che nasce e giunge a compimento in studio e sul tavolo da disegno.
Suonando diversi strumenti, hai inevitabilmente una visione piuttosto ampia della composizione e degli arrangiamenti. Quando inizi a lavorare a un brano, da dove parti solitamente? Da una melodia, da un riff, da una progressione armonica oppure da un'atmosfera che prende forma poco alla volta?
Non c'è una strada unica, a volte il brano nasce da un riff di chitarra o da uno stato emotivo che mi porta su determinati accordi, a volte da una melodia che ho in testa. La fase di composizione prosegue senza soluzione di continuità durante fase di registrazione e quindi il brano assume una forma finale solo al termine di questo lungo processo (solitamente alcuni mesi, a volte qualche anno). Questo fa sì che il brano possa svilupparsi in direzioni inizialmente impreviste ed è davvero soddisfacente quando finalmente il mosaico prende forma.
La tua musica sembra guardare con particolare affetto a quel periodo intercorso fra la finire degli anni settanta/inizio anni ottanta, intrecciando hard rock, progressive e suggestioni folk, senza rinunciare a una sensibilità personale. Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali e compositivi? Ci sono dischi, artisti o gruppi che hanno lasciato un'impronta indelebile sul tuo modo di scrivere?
Assolutamente, ci sono diversi dischi e artisti che hanno influenzato molto il mio modo di concepire la musica rock. Posso citare i grandi gruppi degli anni 70' come i Queen e i Deep Purple che hanno davvero definito un'epoca, oppure gruppi della NWOBHM come Saxon, Diamond Head e Angel Witch. Tra gli altri ascolti seminali potrei citare anche Dio, Virgin Steele, Manilla Road.
Apprezzo molto anche artisti poliedrici come Elton John, Jethro Tull e autori contemporanei come Joe Bonamassa o i The Darkness.
Se volessimo, per gioco, citare tre degli album che hanno avuto un forte impatto potrei citare “A Night At The Opera” dei Queen, “Living On... Borrowed Time” dei Diamond Head (così come “Canterbury”) e “Denim And Leather” dei Saxon. Ma se pensassi a tre album domani o un qualsiasi altro giorno la lista sarebbe sicuramente diversa tanti sono i classici che hanno contribuito a formare la mia idea di musica. Mi piace molto anche l'Irish Folk e delle sue contaminazioni nel rock e nel punk.
Elementi che sulla carta potrebbero sembrare distanti, ma che nelle tue composizioni trovano un punto d'incontro. Come riesci a far dialogare queste anime senza che una finisca per prevalere sulle altre? È una miscela che nasce spontaneamente oppure il risultato di un lavoro di ricerca consapevole?
Direi che si tratta di un equilibrio tra entrambe le cose, non cerco mai di forzare il brano verso una direzione che non sento naturale e al tempo stesso mi piace quando una composizione gode di un respiro ampio e libero da vincoli preconcetti.
Fate Is At My Side, The Past From Which I Ran e infine Travelling sono tre titoli che suggeriscono un percorso narrativo e interiore, oltre che musicale, ma quando hai concepito questa trilogia, avevi già in mente un disegno complessivo? E in che modo il capitolo conclusivo raccoglie, sviluppa o chiude i temi dei due lavori precedenti?
Questi album nascono in momenti molto diversi della mia vita e sono inevitabile frutto dello stato emotivo che avevo all'epoca. Il primo album (pubblicato nel 2023) fu registrato tra il 2015 e il 2017 e include anche brani risalenti al 2012/13, le composizioni sono tendenzialmente più urgenti e dirette con pochi momenti più riflessivi. Il secondo album, registrato tra il 2018 e i 2021 (e pubblicato nel 2024), invece inizia a mostrare più momenti malinconici e influenze acustiche nonostante si notino anche alcuni brani diretti ed energici. L'ultimo album “Travelling” è molto più immerso in atmosfere progressive e introspettive ed è il frutto degli ultimi 4 anni di lavoro (assieme all'EP “Into The Fall”) e racchiude in sé anche un po' dell'anima dei precedenti lavori. Le tematiche più fantasy di “Fate IS At My Side” ritornano in brani come la opener “The Eye Of The Storm” mentre le influenze Hard Rock del secondo album si ripresentano nella melodica “One Crazy Life” ad esempio. La vera novità è l'introduzione di brani come la title track o “Vanish” che portano un sound più stratificato e profondo grazie all'introduzione di sonorità psichedeliche, progressive e acustiche
Travelling richiama immediatamente l'idea del viaggio, ma ascoltando il disco viene spontaneo pensare anche a un percorso attraverso ricordi, epoche e suggestioni sonore. Qual è il significato più personale che attribuisci a questo titolo? Si tratta di un viaggio reale, immaginario o soprattutto musicale?
Il titolo dell'album racchiude in sé proprio la natura di questo progetto e come hai giustamente notato si tratta tanto di un viaggio musicale quanto interiore, un viaggio in mondi immaginari ed epoche dimenticate. Di fatto è anche una riflessione sullo scorrere inesorabile del tempo e sull'inevitabile mutamento di ogni cosa.
Nei tuoi dischi la cura dei dettagli sembra estendersi ben oltre la musica. Dalla composizione alle registrazioni, fino alla veste grafica, tutto appare parte di un'unica visione. Quanto tempo dedichi alla realizzazione di un album e qual è, tra tutte le fasi del lavoro, quella che ti coinvolge maggiormente e quella che invece ti mette più in difficoltà?
Normalmente dietro ogni album pubblicato fin'ora ci sono alcuni anni di lavoro giornaliero perché i brani raggiungono la loro forma definitiva con i propri tempi e facendo musica principalmente per me stesso non ho urgenze di pubblicazione. Direi che la fase più distesa è quella della realizzazione degli artwork perché di solito arriva quando il disco è già in una fase di completamento avanzata mentre la più impegnativa è quella di registrazione delle chitarre e della voce perché è dove veramente il brano può mutare maggiormente pelle.
Vorrei soffermarmi proprio sulla tua passione per il disegno e la grafica. Da dove nasce? È qualcosa che ti accompagna fin dall'infanzia oppure è una sensibilità che hai sviluppato parallelamente alla musica? E quanto le due forme espressive finiscono per influenzarsi a vicenda?
In effetti è una passione insita in me già dai primi libri storici illustrati che leggevo da bambino e rafforzatasi poi nel tempo grazie alla passione per il rock e metal anni 70/80 che è storicamente molto legato all'immaginario fantasy e ai grandi illustratori tradizionali (Derek Riggs e Rodney Matthews per citarne due). Amavo molto anche le opere di Alan Lee e John Howe per i libri di Tolkien. Imparare a disegnare invece è stata una scelta recente guidata dalla voglia di mettermi in gioco in qualcosa di nuovo e realizzare autonomamente le copertine per i miei lavori musicali. Oggi questi due aspetti creativi convivono e si influenzano positivamente in maniera reciproca.
Curando personalmente l'aspetto grafico dei tuoi lavori, hai la possibilità di costruire un'identità visiva coerente con quella sonora. Quando realizzi una copertina, parti da un'immagine che hai già in mente oppure lasci che siano la musica e i suoi significati a suggerirti colori, atmosfere e soluzioni visive? Quanto è importante, per te, che un disco venga percepito anche attraverso la sua confezione?
L'illustrazione di copertina di un brano o di un album è una parte fondamentale dell'esperienza, i grandi capolavori del genere non sarebbero gli stessi senza la forte impronta immaginifica delle loro copertine. Non c'è niente di meglio di innamorarsi di un disco al negozio (oppure oggigiorno online) e metterlo su scrutando ogni dettaglio della sua copertina e vivendone ogni nota immerso in un immaginario fantastico o comunque dalla forte impronta immaginifica.
A volte mentre scrivo un brano ho già una chiara idea della copertina in mente (con la palette cromatica e i soggetti principali) mentre altre volte realizzo un'illustrazione che scopro adattarsi bene all'atmosfera di un brano che quindi si lega ad essa in maniera coerente. Per me la cura per l'aspetto grafico di un disco è assolutamente fondamentale, con tutto l'amore che un artista mette nella sua musica è importante che anche l'immaginario visivo e la sua veste grafica ricevano pari cura e attenzione.
In un'epoca in cui la musica viene consumata soprattutto attraverso piattaforme digitali e playlist, tu hai scelto di realizzare anche delle copie fisiche dei tuoi album. Che valore attribuisci ancora al CD? È una questione di collezionismo, di rispetto per il formato tradizionale oppure il desiderio di consegnare all'ascoltatore un'opera completa, nella quale musica e grafica siano inseparabili?
Sono un grande fan del supporto fisico e penso che un bell'oggetto da toccare, sfogliare e conservare dia una grande gioia e contribuisca a creare un legame e un investimento emotivo forte. I CD come i vinili sono oggetti colorati e interessanti che ci ricordano quanto concreto è stato l'impegno dietro ogni album che amiamo.
Sulla tua pagina Bandcamp le copie dei CD risultano esaurite. Si tratta di tirature volutamente limitate oppure la richiesta ha superato le tue aspettative? I tuoi album sono ancora reperibili attraverso altri canali, negozi o distributori? Hai in programma una ristampa per chi non è riuscito ad acquistare le prime copie?
I primi due album sono effettivamente esauriti al momento e penso che nel prossimo anno, riuscirò a trovare il tempo per fare una piccola ristampa in jewel case, il Cd e i vinili di Travelling sono ancora disponibili. Sarebbe davvero bello vedere la mia musica sugli scaffali di qualche negozio di settore ma per ora è capitato solo con un paio di negozi.
Considerando la cura e la professionalità con cui realizzi i tuoi lavori, ti sei mai chiesto se non sia arrivato il momento di affidarti a un'etichetta discografica? Non necessariamente per delegare le scelte artistiche, ma per ottenere una distribuzione più capillare, raggiungere nuovi ascoltatori e dare maggiore visibilità a Elle Tea. Oppure preferisci mantenere una totale indipendenza, anche a costo di dover gestire personalmente ogni aspetto del progetto?
Attualmente non sono particolarmente interessato a collaborare con etichette esterne ma non escludo in futuro che di fronte ad un giusto accordo si possano creare le condizioni per una distribuzione più capillare. L'unica collaborazione che c'è stata ad oggi è avvenuta con la Fucking Kill Records per la realizzazione dei vinili e si è rivelata un esperienza gradita. Ma si è trattato più di una situazione estemporanea per avere la mia musica su vinile, un supporto davvero affascinante!
Quanto è difficile oggi, per un musicista indipendente riuscire a far arrivare la propria musica alle persone giuste? Bandcamp e i social network rappresentano strumenti sufficienti per costruire un pubblico oppure senti la mancanza di quella rete di riviste, negozi specializzati e appassionati che un tempo sosteneva le produzioni più ricercate?
Secondo me oggi per un musicista indipendente come me è infinitamente più facile raggiungere gli appassionati del settore, certo si parla di una nicchie estrema, ma comunque ci sono diverse strade per raggiungere persone appassionate e far conoscere il proprio progetto aldilà dei confini geografici della propria zona. Un tempo c'erano sicuramente altri metodi per farsi ascoltare ma tutto dalla registrazione alla stampa dei supporti era molto più costoso ed era possibile grazie a poche figure molto specializzate che collaboravano principalmente con etichette discografiche interessate solo a specifiche tipologie di musica (spesso influenzando pesantemente le scelte artistiche degli autori). Oggi è possibile avere una controllo completo delle proprie idee e portarle a compimento con i propri tempi e totale libertà. Per le band odierne questo è un punto di forza fantastico che contribuisce a portare entusiasmo alla scena. Il problema è che numericamente la scena è molto ridotta in quanto l'attenzione si è spostata principalmente su generi molto pesanti e sonorità molto più moderne.
La tua musica, per impostazione e sensibilità, sembra rivolgersi ai vecchi rockers come il sottoscritto, ma potrebbe incuriosire ascoltatori più giovani alla ricerca di qualcosa di diverso dalle produzioni contemporanee. Ti interessa raggiungere una nuova generazione di appassionati oppure immagini il tuo pubblico soprattutto tra chi ha vissuto direttamente quella stagione musicale?
Sicuramente la mia proposta musicale incontra più facilmente l'interesse di una generazione di appassionati matura cresciuta con i grandi classici, il che mi fa sempre molto piacere perché è anche la musica con cui sono cresciuto io e che mi ha dato tanto. Allo stesso tempo esiste una nicchia di nuovi appassionati alla ricerca di quelle sonorità vere e dinamiche che guarda a progetti come il mio per scoprire nuovi brani e artisti influenzati dalla musica che amano. In particolare in Germania ho avuto la fortuna di incontrare molti di questi nuovi appassionati che amano i classici e seguono i nuovi artisti con grande interesse. Vorrei anche citarti due band più note che reputo vicine alla mia filosofia musicale i “Phantom's Spell” e i “Freeways”.
Guardando al percorso compiuto, senti di aver raggiunto un punto di arrivo oppure questa conclusione rappresenta soprattutto la possibilità di ripartire da nuove coordinate? Hai già in mente una direzione musicale per il prossimo capitolo di Elle Tea, magari esplorando territori che finora hai soltanto sfiorato?
Al momento sto lavorando al prossimo album che avrà la stessa anima musicale dei precedenti con qualche novità. Il lavoro è ancora in corso d'opera e ci vorrà del tempo prima di scoprire la sua forma definitiva ma sarà la naturale prosecuzione del percorso creativo del progetto. Quello di cui sono certo è che il viaggio proseguirà con la stessa cura e passione di sempre.
Per concludere, vorrei tornare al significato più intimo di questo progetto. In un mondo musicale che sembra chiedere continuamente velocità, visibilità e risultati immediati, tu hai scelto di costruire con pazienza un universo personale, curandone ogni aspetto. Che cosa ti restituisce oggi Elle Tea che nessun'altra attività potrebbe darti? E se dovessi immaginare un ascoltatore ideale per Travelling, magari seduto davanti al proprio impianto stereo con il CD tra le mani, quale sensazione vorresti che gli rimanesse una volta terminato il disco?
Questo progetto è difatti la mia vita, è ciò a cui verte ogni giornata ed energia e non riuscirei a concepire il mio tempo senza di esso, mi da grande gioia e mi fa sentire completo, focalizzato, mi aiuta ad alzarmi dal letto e affrontare le sfide quotidiane così come i momenti difficili.
In un modo o nell'altro ha plasmato le mie scelte di vita, ogni compromesso e ogni grande decisione.
Sento che è il modo in cui posso mettere davvero a frutto il tempo che mi viene concesso e onorare la vita pienamente.
Non saprei davvero, ognuno di noi può trarre qualcosa di diverso dall'ascolto di un disco, personalmente spero che il grande lavoro e l'investimento emotivo che stanno dietro a questi brani possano trasparire e spingere l'eventuale ascoltatore a soffermarsi con pazienza e voglia di apprezzarne appieno le sfumature.

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