Metatrone - Ego sum via e veritas e vita


 «U sangu un si po fari acqua»: in Sicilia questo proverbio non lascia spazio a troppe interpretazioni. Il sangue non può diventare acqua, perché certi legami, soprattutto familiari, resistono alle distanze, ai cambiamenti e persino alle separazioni. Non è un caso che i Metatrone abbiano scelto Sangueacqua come titolo del loro nuovo album, un lavoro che porta con sé il peso di dieci anni trascorsi da Eucharismetal, ma soprattutto la consapevolezza di una band che ha ritrovato la voglia di scrivere, suonare e rimettersi in discussione. 
La resilienza è il filo conduttore di un disco nel quale le vicende personali si intrecciano con la fede cristiana, la sofferenza e il desiderio di guardare avanti. Il ritorno di Jo Lombardo al microfono restituisce inoltre ai Metatrone una voce profondamente legata alla loro identità, mentre le nuove composizioni testimoniano la volontà di proseguire un cammino che non ha mai seguito fino in fondo le convenzioni del metal tradizionale.
Con Stefano abbiamo ripercorso le tappe di questa nuova stagione, dalle incertezze che hanno accompagnato il futuro della band alla ritrovata ispirazione, passando per i cambiamenti nella formazione e le trasformazioni di un music business nel quale, oggi più che mai, mantenere viva una proposta musicale autentica richiede convinzione e spirito di sacrificio. Una conversazione che parte dal significato di un titolo profondamente siciliano per raccontare una storia in cui musica, fede e identità continuano a camminare insieme.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana

Ciao Stefano e benvenuto sulle nostre pagine, grazie del tempo che ci stai volendo dedicare, partiamo dal titolo: Sangueacqua. Da noi in Sicilia esiste il detto “U sangu un si po fari acqua”, il sangue non diventa mai acqua. Quanto rappresenta questo proverbio lo spirito dei Metatrone e il legame che vi ha permesso di ritornare insieme dopo dieci anni?
Il tema profondo di questo album si fonda sul concetto di resilienza. Il tempo passato, gli eventi personali che si intrecciano con quelli della società in cui viviamo, le relazioni tra le persone, le fratture e le riconciliazioni, il fondamento inamovibile per il nostro essere artisti che è l'amore per la musica, il metal e l'assoluta esigenza di scrivere e produrre nuove canzoni: tutto questo è alla base di Sangueacqua. Nulla di quanto elencato è irrilevante e tutto ne fa parte. La sofferenza e il desiderio di essere felici  sono le due forze motrici della nostra musica. La tensione che ne deriva è così forte che può trasformare il sangue in acqua. E poi dal costato di Cristo, nell'ora del mistero della sua morte, dopo essere stato trafitto dalla lancia del centurione, uscì sangue e acqua. Nell'esperienza del Cristo Agnello sacrificale, è sublimata ogni umana sofferenza portata al suo estremo. Capisci perché questo titolo è così importante.

Sono trascorsi dieci anni da Eucharismetal. Da musicista e da uomo che ha vissuto direttamente questa lunga pausa, come hai attraversato questo periodo? Hai mai pensato che i Metatrone non sarebbero più tornati?
Si è vero. Dall'uscita di Eucharismetal sono passati 10 anni. I tempi dei Metatrone sono sempre stati piuttosto lunghi in termini di uscite discografiche. CI siamo sempre presi il tempo che abbiamo ritenuto necessario, senza nessuna pressione esterna. C'è stato un momento in cui David e io abbiamo pensato fosse giunto il momento di mettere punto alla storia di questa band. Ma sono stati gli altri musicisti di quel periodo (parliamo del 2021, appena fuori dalla pandemia) a dirci che non era ancora il tempo, e sebbene di li poco tutti e tre i soggetti sarebbero andati via dalla band (ciascuno per motivazioni personali), il motore produttivo dei Metatrone era già all'opera con diverse nuove idee, molte delle quali sono oggi canzoni di Sangueacqua.
Niente è destinato ad essere per sempre, e questo può un pensiero generale. Nello specifico i Metatrone, finché io e David lo vorremo, esisteranno e scriveranno nuova musica.

Quando è scattata nuovamente la scintilla? Qual è stato il momento preciso nel quale hai capito che potevate e dovevate realizzare un nuovo album?
Era da poco uscita la coppia di singoli che ha visto Daniele Barbagallo alla voce, ossia "Amore Traverso" e "Fiumi In Piena", che io e David sentivamo crescere ispirazione e visione di un nuovo album. Ma Daniele ben presto lasciò la band per questioni personali. Cadde una discreta aura di incertezza sul furto del nuovo album a dire la verità. I registri canori di Daniele erano peculiari e spingevano la band verso un approccio melodico un po' meno estremo se così si può dire. Fu solo con reingresso di Jo Lombardo che ci siamo detti: "Ok ora è il momento. Nessun indugio". Galvanizzati da questo ritorno, abbiamo ripreso a scrivere fino ad arrivare a questa nuova release, riprendendo a pieno lo stile dei Metatrone nella loro piena essenza musicale.

Sangueacqua può essere considerato semplicemente il nuovo capitolo della discografia oppure, visto tutto quello che è successo, lo senti come una vera rinascita?
Ogni album è una "pietra miliare", un segnapassi, una tacca sulla porta che segna la crescita in altezza di una ragazzino. Sangueacqua è molto più che un "nuovo" album nella nostra discografia. E' il ritorno di una identità musicale, per certi versi fuori dai canoni del metal classico, in particolare per la peculiarità del cantato in italiano e della visione cristiana della nostra musica. E' la possibilità che diamo a noi stessi di dire: Ehi! Noi siamo ancora qui!".

Una delle sorprese più importanti è stata sicuramente il ritorno di Jo Lombardo. Com'è maturata questa decisione e quanto è stato importante per te riavere Jo dietro al microfono?
E' stata una semplice telefonata. Una domanda semplice e diretta. Ed una risposta chiara, a tratti inaspettata, che ha detto: Ok, io ci sto!. Non è stata necessaria nessuna gestazione per arrivare a prendere questa decisione. Ci siamo detti. E se chiediamo a Jo? Chiedi e ti sarà dato... se non sbaglio dicono così!
Riavere Jo dietro al microfono è veramente un ritorno all'essenza di questa band. La sua voce è come ben sai, straordinaria e quasi identitaria.

Dopo una pausa riflessiva come la vostra, ritrovare una vecchia formazione non significa necessariamente ritrovare la stessa band. Che cosa è rimasto dei Metatrone di ieri e che cosa invece senti profondamente cambiato nei Metatrone di oggi?
Oh beh, molto è cambiato. Noi siamo cambiati. Più grandi, più smaliziati, forse più saggi per alcuni versi e per altri paradossalmente più intrepidi. Una cosa è certa: abbiamo la piena consapevolezza di questa cambiamento, ma continuiamo a divertirci suonando la musica che amiamo. La costante resta l'amore per il metal e assieme ad essa la visione cristiana del mondo, dell'esistenza e delle relazioni tra le persone e tra le persone e il mondo. Sul piano musicale i Metatrone credo siano riusciti a crescere e maturare senza perdere la propria identità artistica. Ciò che è radicalmente cambiata è la nostra visione del mondo discografico. Sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze e su quelle di poche altre persone. Streaming e social media hanno rivoluzionato il mondo del music business, creando un panorama neanche lontanamente immaginabile un tempo, con alcuni pregi e una miriade di difetti, dove l'artista, diciamocelo pure, conta sempre meno.

A livello puramente chitarristico, come hai affrontato la composizione di Sangueacqua? Hai cercato volutamente di mantenere il legame con il vostro passato oppure hai sentito il bisogno di sperimentare nuove soluzioni?
Beh guarda io ho un rapporto con la chitarra non esclusivo. Guardo sempre alla canzone nel suo insieme. David e io spesso ci scambiamo di ruolo, durante la preproduzione, tra basso chitarra tastiere e così via. Il mio modo di intendere la chitarra, il suono, la sua posizione nel mix sono elementi piuttosto costanti nella mia visione del metal. A dirla tutta, in un'era di piena conferma del digitale, tra "catture" ed emulazioni ormai prossime alla realtà, ho scelto di rischiare, tornando ad una approccio chitarristico classicamente analogico: testata, cassa, microfono preamp e rec sul banco... E mi sono divertito parecchio. Faticoso ma gratificante!

Nel disco convivono power metal, progressive, heavy e momenti più aggressivi, insieme a melodie e tastiere molto presenti. Quanto è difficile trovare il giusto equilibrio tra tecnica, melodia e immediatezza senza perdere l'identità della band?
Non saprei dirti. Non ho una ricetta, non riesco a immaginare neanche una sequenza operativa. E' esperienza, istinto, intuizione ed ispirazione assoluta. L'unico metro di misura è un liberatorio finale: "Wow che bomba!", un mix di gratificazione del gusto musicale nel suo insieme e della attenta analisi di struttura (intro, verse, bridge, chorus, parte strumentale, e così via) cose a cui stiamo sempre particolarmente attenti. L'arrangiamento è veramente la chiave di volta di una canzone, e penso che questa attenzione si sia sempre sentita in ogni nostra canzone. Anche questi aspetti sono rimasti immutati nel tempo, finendo per diventare un silenzioso ma fondamentale nostro marchio di fabbrica.

I Metatrone hanno sempre avuto una forte componente spirituale. Quanto è cambiato il tuo modo di vivere e raccontare questa dimensione attraverso la musica rispetto agli album precedenti?
La mia posizione di fronte la fede, la religione cristiana e il cattolicesimo cui appartengo per cultura e per tradizione, resta un argomento strettamente personale. La componente spirituale dei Metatrone, che fa parte della sua ispirazione musicale, è stata in passato travisata (e spesso anche dall'ambiente religioso) con una visione propagandistica molto fuorviante, secondo la quale le nostre canzoni e la band stessa erano state create per "avvicinare i giovani alla Chiesa"... Non sai quanto questa frase sia stata e continui ad essere insopportabile, perché non è affatto vera. La nostra identità di metallari cristiani è un fatto profondo legato in particolar modo a David e me. Ogni musicista che ha fatto parte della nostra storia ha avuto un approccio con la fede del tutto personale, non determinante e libero. C'era per tutti comunque la consapevolezza che i Metatrone, in quanto tali, fossero una Christian Metal band. Nessuna predica, nessun programma evangelizzatore di base. Per queste ragioni, ci sentiamo oggi più liberi di chiarire questi punti perché il tempo ci ha aiutato a mantenere salda questa posizione. Sanqueacqua risente di questa visione, e come già in Eucharismetal, non c'è alcuna comunicazione religiosa dogmatica, ma solo sentimenti di uomini e musicisti con una visione del mondo e della vita ben precisa, e che può essere condivisa, o meno.

Vorrei affrontare un argomento più delicato. David Brown oggi non è più sacerdote, questo cambiamento personale ha modificato in qualche modo gli equilibri della band e il vostro rapporto con l'ambiente ecclesiastico? E visto che ci siamo, il brano "Un nome nuovo" parla proprio di questa sorta di cambiamento?
L'uscita di David dalla chiesa cattolica, avvenuta per una sua scelta personale legata (posso dirlo senza alcun problema) alla stupidità dei vertici del clero locale di allora, è stato un momento di grande tensione e di dolore condiviso. Si trattava prima di tutto di affrontare quest'urto come persone e come amici. La musica sarebbe venuta dopo. E così fu. Tutta la band si mostrò salda nella difesa di un amico che era stato costretto a una scelta tanto drastica. Ma continuammo a scrivere canzoni, consapevoli degli eventi che sarebbero accaduti. Il nostro rapporto con l'ambiente ecclesiastico non è cambiato a dire il vero. Sono le persone che fanno un ambiente in un certo modo. E con alcune persone di quell'ambiente non c'era modo di affrontare alcun dialogo. Questo ci ha fatto capire che tutto si gioca nel rapporto tra le persone e che non si tratta di questioni ideologiche. Tuttavia questi argomenti non hanno nulla a che vedere con la tematica di "Un nome nuovo". In questa canzone abbiamo voluto dire che nell'incontro tra un bimbo sconosciuto e un uomo che se ne prende cura, come un vero padre, si realizza il miracolo dell'amore cristiano: quel bimbo privo di identità, in quell'amore, trova un nome nuovo. Ho pensato ai tanti piccoli bambini che sopravvivono agli sbarchi, immaginando uno di questi, smarrito e senza identità, che viene "adottato" da un uomo che sceglie di fargli da padre, mostrandogli un amore tanto grande da dargli un nome nuovo.

Domanda delicata, da fuori si potrebbe pensare che, con questo cambiamento, i Metatrone siano stati progressivamente “scaricati” dalle diocesi o abbiano perso parte del sostegno che avevano in passato. È realmente successo qualcosa del genere oppure la realtà è diversa da quella che può percepire chi vi osserva dall'esterno?
No a dirla tutta già con Eucharismetal dopo il primo anno dalla sua uscita, si andavano riducendo le occasioni di vedere la band dal vivo, soprattutto nell'ambiente religioso che per quanto avesse mostrato una folgorante ed inattesa apertura verso una realtà musicale così "atipica" come erano i Metatrone, mostrava tuttavia la distanza ancora esistente tra quell'ambiente e il nostro Christian Metal. Poi l'uscita di David dal sacerdozio ha reso inevitabilmente tutto ancora più complicato. Ma era un fenomeno che avevamo messo nel conto e che potevamo solo accettare, così com'era.

Oggi vi sentite ancora una Christian Metal band a tutti gli effetti oppure pensi che questa definizione non riesca più a descrivere completamente ciò che sono diventati i Metatrone?
Si siamo ancora una Christian Metal band, non ci sono dubbi. Non ci fanno impazzire le etichette ma comprendiamo che esse servano alla gente per orientarsi meglio.

Nei testi di Sangueacqua troviamo fede e spiritualità, ma anche dolore, conformismo, potere, ingiustizia e ricerca dell'identità. Qual è il filo conduttore che lega questi temi e quale messaggio vorresti arrivasse maggiormente a chi ascolta il disco?

E' essere veri, essere se stessi. Non negare nulla di ciò che ci appartiene come persone e come musicisti. E quindi questo ci spinge a non restare indifferenti e prendere una posizione in merito al mondo e agli eventi che ci coinvolgono direttamente e indirettamente. 

“Fuori dal Tempio”, “Stato Infame” e “Facsimile” sembrano avere anche una forte componente di critica sociale. Quanto senti importante, oggi, utilizzare il metal non soltanto per intrattenere, ma anche per stimolare una riflessione?
Davvero credo che i tempi che stiamo attraversando richiedano veramente forza e coraggio per essere attraversati mantenendo alta la nostra dignità, come uomini e come metallari. Leggo di tante polemiche fra gli artisti che ritengano sia inutile o addirittura offensivo schierarsi e artisti che invece dalla loro posizione privilegiata sul palco, prendono posizione su tematiche forti sociali e politiche. Io credo che nessuno delle due parti abbia torto e che entrambi abbiano ragione, ciascuno per la propria scelta. Noi Metatrone, se vogliamo entrare nel merito ed essere precisi, ci eravamo già schierati ad esempio con la gente di Gaza nel 2013 quando pubblicammo Heavenly Field, una canzone dichiaratamente antisionista. Come lo è oggi "Stato Infame", dove per stato infame intendiamo tutti quelli stati e quelle classi politiche che, dimenticando volutamente la storia, ritornano prepotentemente sui vecchi errori a discapito della gente e della vita delle persone.
Poi c'è la fastidiosa questione delle tribute/cover band. Onestamente, per quanto mi possa sforzare di essere comprensivo, non c'è un buon motivo affinché mi vada a genio il fenomeno delle tribute. Oggi siamo all'apoteosi della imitazione. Un revival di fotocopie tanto contorto che la gente è disposta a pagare un biglietto per andare a vedere qualcuno che scimmiotta o copia in tutto e per tutto qualcun altro. La sagra del "veramente" falso! Sul serio, non se ne può più. Un'occasione perduta per l'arte vera, di esprimersi nella sua originalità.

 Avete inserito “I Want Out” degli Helloween. Da chitarrista e da appassionato di metal, cosa rappresentano per te gli Helloween e perché avete scelto proprio questo brano per Sangueacqua?
Gli Helloween sono per me il ricordo di una folgorazione. Lo stupore di un giovane ed imberbe "metallarino" che rimase sconvolto dalla bellezza di quella voce solista e le prime tirate di sedicesimi di double kick che neanche io sapevo bene cosa fossero. I due Keeper erano la consacrazione di un genere, il powermetal, che iniziava a entrarmi nelle vene, già gonfie di thrash metal californiano (i big 4 furono il mio iniziale approccio al metal...). Quando Jo ci propose di riproporre I want out, rivedendone alcuni aspetti secondo la nostra identità musicale, la risposta fu semplice e indolore: "Dai!, Facciamola!".

Nel nuovo album c'è anche l'apporto del "nuovo" Simone Alberti, nuovo elemento dietro le pelli. Quanto è stato importante il suo ingresso e cosa pensi abbia portato al sound attuale dei Metatrone rispetto al passato?
Ogni batterista ha avuto un ruolo importante ad essere sinceri. Non c'è un adesso meglio di prima o viceversa. Simone è senza dubbio nel mood di Sangueacqua, per il suo stile molto potente e vicino più al thrash che al powermetal in senso stretto. Ha un drumming molto aderente alla direzione che ha preso la tracklist di Sangueacqua, plasmandone, assiemate agli altri musicisti e per la sua parte specifica, l'identità finale.

Adesso che Sangueacqua è finalmente uscito, quali sono i progetti concreti per il futuro? Avete intenzione di portare il disco dal vivo in Italia e magari tornare a suonare anche fuori dai confini nazionali?
Certamente. Stiamo programmando alcune date live. La prima tra queste ci vedrà in Germania il 12 Dicembre 2026 al United on the Rock - Solid Ground Heavy.

Chiudiamo tornando al titolo. Dopo dieci anni, cambiamenti personali, difficoltà e il ritorno di Jo, cosa significa oggi per te essere un Metatrone? E soprattutto, Stefano, quel “sangue” che non può diventare acqua... che cosa rappresenta per te?
Significa essere libero di esprimere ciò che sono per poter dire a testa alta, come uomo: "io esisto". Lo dico nome mio, visto che me lo chiedi direttamente, ma parlo senza alcuna paura di smentita anche per il mio bandmate di sempre David, cuore pulsante della nostra musica, e per ogni altro musicista presente e passato di questa band straordinaria! Il mio sangue e la mia eredità, mia come quella di tutti i musicisti, sono le nostre canzoni e la musica che amiamo, cioè la strada per la ricerca della felicità!

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