Ordalia - Revenge is mine

 


A volte ritornano recitava il titolo di un cult movie di qualche anno addietro e quale migliore per salutare il ritorno sulle scene dei redivivi Ordalia. Si, il come back ufficiale sulle scene dei tre etnei in questione, è sicuramente uno di quegli avvenimenti discografici che non possono passare del certo inosservati, vuoi per il valore storico della band, i cui esordi come No Rules, ricordiamolo, sono datati nella prima metà degli '80ies, vuoi perchè da quanto potuto appurare direttamente ascolto dopo ascolto, il loro nuovo step discografico a titolo “Odes for Victory” sarà uno dei dischi che gli appassionati di una certa frangia oltranzista ed undergrund dell'epic metal più cupo e tenebroso, ameranno alla follia, c'è da scommetterci.
Il disco sembra oramai alle porte, edito dalla sempre attenta etichetta romana Metal Zone, non potevamo certo esimerci dal contattare direttamente il nostro amico Mario Di Prima che, come al solito, ci fornirà maggiori ragguagli su uno dei platter più attesi di fine anno, per cui...

Intervista a cura di : Beppe "HM" Diana

Ciao Mario, innanzitutto grazie per averci fornito l'anteprima con questa anteprima nazionale, prima di ogni cosa vorrei chiederti qual è il vostro stato d'animo alla vigilia della partenza di una nuova avventura discografica targata Ordalia, ti saresti mai aspettato questo vostro come back sulle scene?
Ciao, Beppe, felice di risentirti e del fatto che tu abbia gradito questa, come la definisci tu, “anteprima”.
Passo subito col risponderti sulla questione “stato d’animo” della band: galvanizzati, elettrizzati e, perché non dirlo, proprio contenti d’esser tornati sulla scena dopo anni di assoluto silenzio.
Questo rientro me lo sarei aspettato, e in tal forma e misura? Che dirti, Beppe?! La speranza non l’ho mai perduta, la probabilità che ciò potesse avverarsi si riduceva via via col passare degli anni, come è normale che sia. In altre parole, ci speravo sì, ma non lo ritenevo affatto possibile.

Capisco, per cui quando il tuo “sogno” si è realmente concretizzato? Hai contattato gli altri ragazzi per avere il loro avallo oppure per cercare realmente di coinvolgerli in qualcosa di più concreto come è realmente accaduto?
Ci crederai o meno, è andata così: mi son rivisto con MANLIO, voce e basso degli ORDALIA, in occasione del mio scorso compleanno; pur essendo amici sin dall’infanzia, non ci si vedeva da un bel po’ di anni, l’occasione, dunque, ha dato la stura affinché si parlasse di tutte le cose e le passioni che entrambi condividiamo e, toccando il tasto “musica” m’è venuto spontaneo chiedergli se fosse di nuovo disponibile – le ultime prove insieme risalivano al lontano 2004 – per rimetter su gli ORDALIA.
Ero certo del fatto che declinasse l’invito e, invece, sorprendendomi come suo solito, ha detto di sì. Qualche giorno dopo, mi sono messo in cerca di un componente storico degli ORDALIA - sempre presente nella band, sin dal 1987, anno di nascita dei NO RULES, poi divenuti ORDALIA nel 1991 – MAURIZIO CALTANISSETTA, batterista fuor del comune, senza la cui presenza gli ORDALIA non avrebbero ragione di esistere, per il sottoscritto.
Con l’amico Maurizio, l’abboccamento è stato più difficile: qualche incertezza iniziale, molti i punti interrogativi, maggiori i dubbi, ma, alla fine, ha deciso di dare a noi, e perché no anche a se stesso, una chance, ed eccomi di nuovo tutti insieme a casa mia.

A parte i contatti sui social, da quanto tempo non rivedevi gli altri ragazzi della band?

Da un bel po’ di anni, Beppe, anche perché il sottoscritto ha un carattere che definire ‘introverso’ sarebbe poco.
Io esco, di fatto, solo per andare a lavorare a scuola e per comprare qualcosa da mangiare; il resto del mio tempo lo trascorro leggendo, ascoltando e suonando musica, guardando vecchi film horror. Era del tutto improbabile che ci si potesse incontrare da qualche parte, esclusa casa mia.

Se non sbaglio lo split dei “vecchi” Ordalia non aveva portato con sé vecchi dissapori, dico bene?

Dici bene, Beppe, ma i dissapori a cui fai riferimento non hanno mai coinvolto i tre musicisti dell’attuale formazione della band. Ci sono state delle incomprensioni con chi non condivideva del tutto il genere musicale dal sottoscritto amato e suonato; inoltre, sebbene gli arrangiamenti dei brani siano sempre stati prodotti da tutti i componenti degli ORDALIA, c’è chi ha preteso di arrogarsi il diritto di comparire in qualità di compositore musicale del brano “The Return Of The King”.
Lo ripeto, a scanso di equivoci e possibili e non voluti malintesi, gli ORDALIA non sono un progetto di Mario Di Prima, ma una band nel senso più autentico del termine, il che significa: completa partecipazione dei musicisti nello ‘scrivere’ liberamente le proprie parti musicali e vocali. Gli arrangiamenti e le soluzioni possibili sono ben viste e incoraggiate ma, a oggi, il  soggetto musicale e testuale dei brani suonati dagli ORDALIA è sempre stato solo e soltanto del qui presente; la ‘sceneggiatura’ delle canzoni, passami questa metafora cinematografica, è poi a cura di tutti i componenti della band, come è giusto che sia, ma se si vuol essere accreditati come autori, negli ORDALIA, si deve portare in sala prova un soggetto narrativo ben chiaro e, soprattutto, corrispondente alle emozioni che poi le musiche composte suscitano. Chi non è in grado di farlo, nei canoni richiesti dagli ORDALIA, può, come è giusto far da sé, ma in un’altra band, non certo nella nostra.

Come sono andate le prime prove in saletta? A parte la vecchia ruggine portata dagli anni di inattività, quanto è stato difficile tornare ad oliare i vecchi meccanismi del combo?
Le prove sono andate bene sin dal nostro primo incontro. L’entusiasmo ha avuto la meglio su tutto ed è stato in grado di far tornare a ruggire il motore della band in men che non si dica. Sembrava che non aspettassimo altro che questo, credimi, Beppe.

Come di dice in questi casi, di acqua ne è passata sotto i ponti, le amenità della vita, le varie esperienze, avranno portato con se dei cambiamenti, soprattutto a livello di “gusti musicali”....
Corro il rischio di ripetermi, ma dopo qualche incertezza iniziale, la band è ripartita subito e, suonando insieme, la sensazione provata da tutti è stata quella di “ritrovarci” insieme come se in tutto questo tempo non avessimo fatto altro che questo. Mai sensazione è stata elettrizzante più della predetta, in fatto di musica, anche perché i gusti musicali quelli erano e quelli son rimasti.

Come mai avete deciso di optare per la classica line up a tre elementi, diciamo a la Manilla Road martk I, senza coinvolgere un cantante di ruolo? Avete fatto di necessità virtù pensando che un musicista aggregato avrebbe snaturato l'alchimia del gruppo?
Il cantante di ruolo lo avevamo coinvolto, Manlio avrebbe dovuto suonare il basso, tuttavia, quest’ultimo era ed è in grado di interpretare i brani in modo di gran lunga superiore al cantante ‘ufficiale’, che ha fatto le valigie, lasciando il posto proprio a Manlio. Per quello che suoniamo noi ci vuole una forte attitudine, Manlio la possiede appieno. Fine della storia, Beppe.

Comunque fai i miei complimenti a Manlio perchè, da quanto potuto ascoltare, la sua prova dietro al microfono mi ha pienamente convinto, oltre che ad una buona intonazione, credo che abbia messo in mostra un'ottima teatralità/interpretazione che ha sopperito di gran lunga la tecnica, era veramente la prima volta che si cimentava in questa duplice veste?
Non mancherò di fargli i complimenti da parte tua, Beppe, Manlio non potrà che esserne giustamente fiero. In realtà, come già detto, il ruolo di bassista cantante Manlio lo aveva già sostenuto nel corso del 2004; oggi, a mio avviso, questa duplice veste gli calza proprio a pennello, si attaglia al suo modo d’essere e di fare proprio su misura. E’ il suo ruolo, e dà il meglio di sé nell’interpretarlo, punto.

E veniamo ad Odes For Victory, dove si sono svolte le sessioni di registrazione dei brani? Vi siete occupati interamente della produzione del disco, oppure vi siete avvalsi dell'aiuto di un membro esterno al progetto che vi ha inculcato i giusti consigli dietro la consolle?
Abbiamo registrato presso lo studio Rock Zone di Palermo, indirizzatoci dall’amico Salvatore Fallucca dei GOTHIC STONE, che proprio lì hanno registrato i loro brani. Finite le riprese in studio, Manlio si è poi occupato del missaggio e della masterizzazione finale. Il risultato finale ci soddisfa appieno.

Fra i brani che faranno parte della track list finale ci sono composizioni legate al passato che per motivi erano rimaste chiuse in un ipotetico cassetto?
Sì, Beppe, la gran parte dei brani, seppur non arrangiati come lo sono ora, faceva già parte del mio repertorio da anni.

Immagino che, come nel recente passato, tu sia il principale compositore della band, in questo nuovo frangente sei stato coadiuvato in modo concreto dagli altri due membri della band?

Sì, Beppe, del tutto! Non so spiegarti quanto possa essere gratificante e veloce il poter lavorare con amici che sanno esattamente cosa fare, perché provano le stesse emozioni e condividono la stessa “cultura”. Senza l’aiuto di Maurizio e Manlio, non avrei potuto fare un bel nulla. Proprio niente di niente. Questo disco è nostro, ci appartiene.

Leggendo titoli come “Valusia” e “Lankhmar” credo proprio che tu abbia dato nuovamente pieno sfogo alla tua passione innata per la letteratura classica di derivazione “Sword & Sorcery”, potresti parlarci di quelle che sono le tematiche legate ad ogni singolo brano e quali le tue fonti di ispirazione?
Sono dall’età di cinque anni un vorace lettore: sì, amo i libri, in maniera quasi feticistica. I miei generi letterari che mi ispirano sono sempre l’horror, il weird, l’Heroic fantasy in chiave Sword & Sorcery e High Fantasy. Robert Ervin Howard, Jack Vance, Fritz Leiber, Edgar Allan Poe, H.P. Lovecraft e Lord Dunsany fanno capolino da in ogni dove; in più, ho trovato grande ispirazione leggendo autori italiani contemporanei quali Andrea Gualchierotti, Luca Pivetti, Simon Broglio e Claudio Vergnani, per non parlare poi dei versi del poeta spadaccino Bruno Lanchi, e delle riflessioni dai toni naturalistici di Arianna Mossali. Grazie, mi siete stati di grande aiuto.

Chi si è occupato dell'artwork del disco, che si lega in maniera indissolubile con il resto del lavoro? Se non erro anche quella dell'arte è una tua vecchia passione...
L’illustratore della nostra copertina è Andrea Bulgarelli. Ho commissionato l’opera a Bulgarelli, tra l’altro appassionato cultore di musica Heavy Metal, per telefono: gli ho descritto il soggetto e lui nel giro di pochi giorni lo ha realizzato esattamente come lo ‘vedevo’ con l’occhio della mia mente, straordinario.
Le opere di Bulgarelli mi ricordano i fumetti de “La Spada Selvaggia di Conan”, disegnati da John Buscema, artista che, in quanto a dinamismo delle scene e delle sequenze, mi piace, talvolta, anche più FRANK FRAZETTA e BORIS VALLEJO.
Ecco, ANDREA BULGARELLI ha l’epicità propria di BUSCEMA e FRAZETTA, con l’aggiunta, però, d’un erotismo cupo e a tratti del tutto orrorifero. Insomma, non potevo chiedere di meglio, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Grazie, Andrea, anche la copertina del prossimo disco sarà affidata a te.

Ascoltando con attenzione dietro ai solchi delle tre composizioni che mi hai gentilmente concesso, ho notato che le reminiscenze seventies sono completamente sparite mentre l'approccio per quelle ambientazioni cariche di pathos di derivazione '80ies sono in questo caso più preponderanti, è veramente così o dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?
Nessuna sorpresa, Beppe, i brani che hai ascoltato costituiscono un po’ la sintesi dell’intero full-lenght. Se ti sono piaciuti, sai già cosa aspettarti dagli altri.

Quali sono le tue/vostre personali aspettative nei confronti del vostro come back ufficiale? Avete già trovato una label disposta a pubblicarlo?
Sì, la label in questione è Metal Zone Italia di GIANFRANCO BELISARIO. Abbiamo ricevuto diverse proposte, anche dalla Grecia e dalla Germania, ma quella di Gianfranco non potevamo lasciarcela scappare, ci ha concesso molto, chiedendo per sé poco, pochissimo.

Comunque credo fortemente che “Odes For Victory” sia un lavoro che possa essere ben accolto in Grecia dove gli estimatori di certe sonorità sono ben più cospicui ed accaniti, non trovi?
La pensiamo esattamente come te, Beppe; riteniamo che la Grecia sia il Paese dove la musica Heavy Metal – non il Metal tout court – vada per la maggiore e che quindi proprio lì il nostro disco possa raggiungere una maggiore notorietà. Cosa aggiungere? Staremo a vedere.

Come state vivendo questa seconda vita artistica? Ve la state godendo di più che non la prima volta?

Sì, ce la stiamo godendo appieno, anche perché non abbiamo l’illusione di fare chissà che; noi facciamo altro per vivere e, dunque, suoniamo solo ed esclusivamente per il gusto di farlo e non sai quanto questo possa essere rilassante e produttivo.

Credo che “grazie” anche ai social, i contatti con “il resto del mondo” si possono gestire in tutta tranquillità, o no..... So che in inverno siete stati inclusi nella bill del festival “Teste dure”, sarà questa l'unica data certa in cui vi si potrà vedere dal vivo? ….lo sai che Marco Gulino si sta già adoperando per registrare il bootleg live della vostra performance, no?? Ahahaahaha.
Sì, suoneremo al festival “Teste Dure”, organizzato dall’instancabile MARCO GULINO. Sarà questa l’unica data live? Ce ne dovrebbero essere delle altre, ma sino a quando non ne avremo la certezza, non metteremo voci in giro, per evitare che si resti delusi o altro.

Dalle prime composizioni di Momergil ad Odes for victory, come ed in che maniera è cambiato il tuo modo di rapportarti alla musica ascoltata, concepita e suonata?
Di nuovo c’è soltanto il fatto che riesco meglio ad analizzare i brani, dopo averli composti, per il resto, nel mio modo di fare, non è cambiato pressoché nulla.

Prima di lasciarci, pensando al trascorso della band pensi di aver fatto il massimo oppure hai qualche piccolo rimpianto?
Sul piano propriamente ‘artistico’, ho dato sempre il massimo, andando anche oltre, se possibile. Non mi sono mai risparmiato, mai. Tuttavia, ho commesso anche tanti errori, forse troppi, in verità errori che mi hanno portato a  trascurare del tutto l’aspetto promozionale, ‘vendendomi’, così, male, malissimo; errore banale, lo so, me ne rendo conto, causato proprio dal mio modo d’essere.
Se una cattiva gestione dell’aspetto promozionale ha costituito un errore marchiano, lo sbaglio più grave, però, è stato quello di aver dato la mia amicizia e la mia fiducia a persone che, in realtà, meritavano e a tutt’oggi meritano poco o più, punto.
Così facendo, mi sono accompagnato a tangheri e tarpani di ogni sorta di genere, specie e categoria; persone perlopiù avide e ignoranti, avare di quel poco o niente che, per dritto o per rovescio, si son ritrovate ad avere, chissà come e perché. Vedi, Beppe, io cerco e vedo il Bello in tutto, e per tal ragione, nel bruco d’oggi, vedo la farfalla di domani; ciò non toglie, però, che il verme, a differenza del bruco, verme è e verme resta e questo l’ho imparato, a mie spese, solo facendo esperienza.
Grazie per la splendida opportunità che ci hai dato, Beppe.
Come si diceva un tempo, ad maiora, amico mio, ad maiora!

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