In Grecia non c'è gusto ad essere degli incalliti defender vista la mole di dischi validi che vengono pubblicati all'ombra del Pireo, tanto che oramai non ci si meraviglia più di giovani compagini che, già al disco di debutto, riescono a portare a galla delle opere prime veramente degne della massima attenzione.
I qui recensiti Dragon Skull, naturalmente, entrano di diritto in questa cerchia di formazioni neofite, anche se lo zoccolo duro formato dal cantante Aris Labos e dal chitarrista Christos Brintzikis, ha saputo farsi valere fra le fila dei System Decay, formazione dedita ad un corposo groove metal con tre ottimi platter all'attivo, mentre con questo nuova creatura artistica si dimostrano dediti anima e cuore ad un heavy metal di matrice tipicamente epica che intreccia in un unicum sia la passione per certa letteratura fantasy, l'immortale Tolkien su tutti, che la predilezione per un certo filone della musica dura.
Così, a ben tre anni dal precedente mini cd d’esordio “Dragon Skull”, che tanto bene aveva fatto ben sperare sia gli addetti ai lavori, che i fan più sfegatati di un certo frangente della musica dura, la band ateniese in questione si ripresenta al suo pubblico più forte ed agguerrita che mai e, grazie oramai ad una line up fortemente consolidata, riesce a dare forma e sostanza alle proprie velleità artistiche, portando alla luce finalmente un primo full lenght album che combina echi provenienti da certe diramazioni vicine ad una concezione classic metal old style, ad una componente più suggestiva, dando dunque vita ad un heavy metal monolitico, stentoreo e ben articolato, nel quale si evidenzia l’operato di una formazione che, nel complesso, non concede assolutamente nessun passaggio a vuoto, preferendo invece colpire l’ascoltatore con una cascata di note magmatiche dall’indubbio retrogusto di matrice prettamente ‘80ies style. <br>
Pubblicato dalla Eat Metal Records del prode Greg Varsamis, etichetta che sembra tenere molto in considerazione le azioni della formazione proveniente della capitale ellenica, “Chaos Fire Vengenance” è una raccolta di song, ben otto per la precisione, che riesce a mettere in primo piano una certa propensione verso soluzioni dotate di un humus magniloquente vicino ad una certa matrice di scuola americana come nella migliore delle tradizioni di casa Brocas Helm, Manilla Road e Domine e Bathory, come ben sottolineato da composizioni lodevoli di menzione come ad esempio la stessa “Dragon Riders”, caratterizzata da un ottimo refrain sonore intense ed emozionanti, la più cadenzata ed incalzante “Wardrums” costruita su atmosfere epico/sontuose d’un certo fascino arcaico, o della belligerante “Skeleton hand”, che grazie alle sue aperture elettroacustichripartenze, offre senz’ombra di dubbio uno spaccato caratteristico del sound dei nostri, che non ha certo bisogno di innovazioni o amenità varie per piacere agli headbanger più sfegatati ed integralisti. <br>
Un disco dunque intrigante e lineare, che piace proprio per questa sua semplicità di fondo, epico e corale quanto basta, in grado di attirare l’attenzione proprio, per l’ottimo livello raggiunto da molte delle composizioni ivi presenti, dotate di melodie immediate ed evocative allo stesso tempo, quindi se siete alla ricerca d qualcosa di veramente emozionante, fate un salto sul loro sito ufficiale ed ascoltate con attenzione quanto la compagine ellenica ha da dire…
Voto: 90/100
Beppe “HM” Diana
Anno di pubblicazione: 2025
Etichetta: Eat Metal Records
Genere: Epic Metal
Line up:
Aris Labos - vocals
Panos Vlachopoulos - guitars
Christos Brintzikis - guitars
George Voudouris - bass
Theodore Stamatiadis - drums
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