Acacia - Resurrection


Back For Attack!!!
Tornano in pista anche gli Acacia, formazione sicula di lungo corso, la quale, dopo una lunga pausa artistica durata tanto, troppo tempo, riesce ad interrompere un silenzio assordante che ha separato la band dai suoi sostenitori più focosi, ma che, per fortuna, è servito, se non altro, per recuperare le forze e le idee, ed uscire finalmente allo scoperto con un nuovo capitolo a titolo "Resurrection". Disco questo che vede lo storico chitarrista Martino Lo Cascio, infaticabile motorino compositivo dei nostri, affiancato per l'occasione da alcuni musicisti di talento, provenienti da altrettante compagine di prima fascia dell'isola, fra i quali spicca il talentuoso vocalist Gandolfo Ferro, il cui “eccletismo” vocale, rappresenta la vera punta di diamante del nuovo capitolo discografico dei nostri.
Al buon Martino l'onere di introdurci nel mondo dei redivivi Acacia.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana


Ciao Martino e benvenuto sulle pagine di Forging Steel, grazie per il tempo prezioso che ci stai volendo dedicare, partiamo subito con il piede sull’acceleratore, passione, dedizione voglia di ributtarsi nella mischia, cosa c’è realmente dietro al come back degli Acacia?
Ciao Beppe e ciao amici di Forging Steel! Ritornare in pista dopo tanto tempo non è stata assolutamente una scelta facile, ma è fin da quando la band si è fermata alla fine degli anni ’90 che sogno di ritornare con un nuovo lavoro… ho tentato tantissime volte, sia con alcuni vecchi membri che con nuovi compagni, ma solo in questi ultimi anni si sono create realmente le condizioni per poter realizzare il mio sogno.


Ok, capisco, come e quando è nata in te l’esigenza di uscire nuovamente allo scoperto? I tuoi progetti paralleli in campo pop non ti soddisfacevano abbastanza?
Come ti dicevo, l’esigenza di uscire con un nuovo lavoro l’ho sempre avuta… ma per realizzare le mie idee ho aspettato di avere alle spalle una band solida e profondamente motivata. I progetti paralleli come compositore e autore di produzioni pop/rock o come autore di teatro mi hanno sempre gratificato, dandomi la possibilità di acquisire nuove competenze e di fare tanta esperienza, ma non erano i “miei” progetti o quelli in cui veramente sentivo di potermi esprimere al meglio…


Perfetto, quindi come mi dicevi via mail, è stato anche un qualcosa di terapeutico... e se non è troppo, potresti presentarci in maniera più dettagliata i musicisti che ti hanno affiancato nelle registrazioni del disco? Come mai la scelta è ricaduta proprio su di loro?
Per me la scrittura è terapeutica, perché mi permette di perdermi in universo parallelo dove riesco a
esplorare il mio mondo interiore.
Per fortuna, dopo aver avuto a che fare con tantissimi musicisti, ho trovato delle persone determinate a realizzare un lavoro importante, tutti musicisti con grande esperienza come
Simone Campione (Thy Majestie, Holy Knights) Claudio Florio (Holy Knights, Crimson Wind, Trinakrius), Massimo Provenzano (suona con diversi gruppi rock della scena locale) e Gandolfo Ferro (Heimdall, Gandalf’s Owl e Cruel Juno).




Vista la distanza geografica fra tutti voi ed il buon Gandolfo, mi pare di capire che abbiate lavorato molto tramite la rete scambiandovi file su file..... In che modo è cambiato il tuo modo di rapportarti con la musica concepita e suonata in tutto questo lasso di tempo?
Quando abbiamo registrato il primo disco, mi ricordo che i demo li avevamo su cassetta e in studio non esisteva ancora l’hard disk recording.
In pochi anni tutto è cambiato e, per fortuna, ho capito che imparare a utilizzare la nuova tecnologia mi avrebbe permesso non solo di poter scrivere con maggiore creatività, ma anche di registrare da solo i miei provini.
Questo mi ha consentito di scrivere, nel tempo, parecchie canzoni e di metterle da parte in attesa di uscire con un nuovo lavoro. L’uso della tecnologia mi ha permesso, anche, di lavorare a distanza ed è così che abbiamo lavorato con Gandolfo, scambiandoci i file dei brani sia durante la fase della preproduzione che durante la produzione vera e propria del disco.


Quanto è importante avere il vantaggio, se così si può dire, di poter lavorare, e quindi registrare, senza avere pressioni esterne di dover consegnare a tutti i costi un master finito?
Sia in “Deeper Secrets” che in “Resurrection” ho sempre avuto la fortuna di avere la massima libertà artistica nella composizione di brani e nella loro produzione artistica.
Il nostro discografico Maurizio Chiarello ci ha sempre supportati e mai una volta è entrato nel merito delle nostre scelte musicali e di produzione.
Ho sempre adorato lavorare in questo modo, perché la pressione avrebbe reso i nostri prodotti assolutamente diversi e non sinceri.




Anche per questo mi pare di capire che per questo ritorno volevi che tutto fosse curato nei minimi dettagli..... in questo senso una grossa mano l'hai ricevuta da Dario Di Matteo e Simone Campione, dico bene?
Sì, ho sempre pensato che se fossi ritornato sulle scene lo avrei dovuto fare, necessariamente, con un prodotto curato nei minimi dettagli, capace di emozionare e lasciare il segno. Per tale motivo, per la sua produzione mi sono affidato alla coppia inossidabile composta da Dario Di Matteo (voce degli Holy Knights) e Simone Campione e al loro studio. Lì abbiamo passato tantissime ore insieme, lavorando sempre in un clima sereno e assolutamente familiare, ragionando su ogni singola nota e ogni singolo suono.
Il loro lavoro è stato per me fondamentale, non solo artisticamente, ma anche e, soprattutto, per il loro costante supporto e infinito rispetto per il progetto… del resto, da adolescenti venivano ai concerti della band e per loro gli ACACIA sono sempre stati un punto di riferimento.
Inoltre, anche per quanto riguarda la realizzazione dell’artwork del disco, ho cercato di curare i minimi particolari… per fortuna, ho avuto l’onore di avvalermi della collaborazione di Nello Dell’Omo, sensibile artista e professionista di grande esperienza, che ha realizzato
l’artwork di tantissimi album di band internazionali.


Trovo che il nuovo arrivato sia un lavoro molto più completo del vostro debut album, e questo non solo perchè tu stesso sei maturato come artista, ma proprio perchè, pur rimanendo “confinato” in ambienti progressivi, è un disco che abbraccia uno spettro sonoro ben più ampio... Ci parleresti di come sono nati brani dall'appiglio melodico come “Alone” o la stessa “Chains of memory” da me definita come un ipotetico ponte fra passato e presente della band? Facevano parte di idee compositive legate al vostro trascorso artistico, o qualche brano è più recente?
Come ti dicevo, in questi vent’anni ho scritto parecchio e RESURRECTION raccoglie i brani che ho considerato maturi e omogenei per stare su un album che è stato strutturato un po’ come un concept.
Tutti i brani, compresi quelli che hai citato, hanno una genesi antica, ma si sono andati via via evolvendo fino a trovare la loro giusta dimensione, soprattutto, grazie al lavoro di arrangiamento di tutta la band e al lavoro di produzione finale fatto in studio.


Alcuni testi sono introspettivi, altri più personali comunque in tutte le liriche si evince la perseveranza e la determinazione di chi vuole raggiungere “la luce oltre il buio del tunnel”... Come mai hai deciso di utilizzare come cameo il discorso storico del reverendo Martin Luther King?
Quando attraverso fasi un po’ buie, trovo nella musica la possibilità di tirar fuori ciò che provo… è logico che, per la quasi totalità, i miei testi siano molto introspettivi e, sicuramente, molto sofferti. Nei miei testi c’è molta nostalgia, passione e tormento interiore, ma anche la speranza che, effettivamente, ci sia sempre una luce nel buio… Come dicevi, nel brano “The age of glory” ho utilizzato “I have a dream”, il celebre discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto del 1963 a Washington.
L’ho voluto inserire perché in questo brano sento la nostalgia per dei valori morali perduti, per un senso di solidarietà che ormai non si respira più e sento che il nostro attuale tempo offra, in tal senso, ben pochi sogni…
E, quindi, il discorso di un uomo che gridava al mondo di avere un sogno, ovvero il sogno di una società migliore, lo trovo sempre emozionante e assolutamente in sintonia con le emozioni che volevo trasmettere col brano.


Nel periodo in cui siete rimasti inattivi, alcuni social network tipo facebook, sono diventati di rilevante importanza nell’autonomia di una band, quindi quel’è il vostro rapporto con queste diavolerie moderne?
Vengo da un tempo in cui mandavo le cassette demo alle etichette e prima di avere il pc scrivevo tantissime lettere sia a mano che con la macchina da scrivere…
La nuova tecnologia mi ha subito catturato e, avendo il grande pregio di sapermi adattare ai cambiamenti, da subito ho imparato a utilizzare senza problemi i social, strumenti che, se utilizzati consapevolmente, sono assolutamente fondamentali per la promozione capillare di un progetto artistico.


Pensi ancora che la vostra posizione geografica abbia in qualche modo nuociuto all’affermazione su vasta scala della band?
Sì, penso che se fossimo vissuti da Roma in su avremmo avuto, sicuramente, non solo più occasioni per farci conoscere, ma anche una migliore gestione della band, soprattutto dal punto di vista economico.
Ricordo che venticinque anni fa andavo a vedere, per quanto mi fosse possibile, tutti i concerti della grandi band al Nord, non solo per vedere i miei beniamini, ma anche per vendere i nostri demo e stringere rapporti di amicizia… ma, ogni volta, era una faticaccia e comportava delle spese non indifferenti.
È vero anche, però, che adesso nell’era dei social, non importa più il luogo dove vivi, perché in tempo reale puoi avere una visibilità mondiale…


Credi che, se te ne fosse data la possibilità, di poter portare su un palco la band prima o poi?
Ci stiamo preparando per proporre RESURRECTION e anche alcune canzoni del primo lavoro “Deeper Secrets”
nei live… quindi, è nostra intenzione salire sul palco, perché penso che la nostra musica acquisti dal vivo una
potenza e uno spessore maggiore e, ti confesso, è proprio nei live che io ritrovo la mia vera dimensione.


Prima di concludere la solita domanda calcistica da vero tifoso rosanero, come sta vivendo la città la nuovadimensione dilettantistica della nostra beneamata squadra del cuore?
Per quanto riguarda la tua domanda calcistica, a Palermo viviamo con molta sofferenza questa dimensione dilettantistica, perché è una mortificazione per una città di un milione di abitanti militare in un campionato minore.
Purtroppo, paghiamo le colpe e le superficialità di gestioni manageriali che nulla hanno avuto a che
fare con la passione sportiva… sono certo che, però, quanto prima, anche per il Palermo arriverà il momento della… Resurrection!

Ok Martino, siamo veramente alla fine, ti lascio lo spazio per i saluti finali ….
Grazie Beppe per il tuo supporto e per lo spazio che dai sempre agli ACACIA. Spero davvero che i lettori di Forging Steel possano ascoltare l’album e decidano di supportarci concretamente acquistando una copia di RESURRECTION (contattando lo store ufficiale dell’Underground Symphony o direttamente noi attraverso le nostre pagine ufficiali).
Colgo l’occasione per invitarli tutti sulle nostre pagine ufficiali:
www.acaciaband.com
www.facebook.com/acaciabanditaly
www.instagram.com/acaciabanditaly

www.youtube.com/user/ACACI
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