I Men of Mayhem sono tornati!!! Si, basterebbero queste poche semplici parole per porre fine ad un'attesa durata tanto, troppo tempo, un assordante silenzio artistico che aveva, in quelche modo, interroto l'ascesa verso la consacrazione a livello underground del combo torinese in questione che, proprio come l'araba fenice, è rinato dalle proprie ceneri e, dopo aver assestato la propria line up ufficiale con l'innesto di un nuovo bassista, si dice pronta a tuffarsi a capo chino nella mischia con la consapevolezza, questa si, che niente è andato veramente perso per sempre.
Ed il nuovo arrivato "Suneater", terso sigillo ufficiale per i nostri, da poco passato fra le nostre pagine, è in definitiva un album che riporta a galla la sagacia compositiva di una band che, con carattere ed autorevolezza, cerca di scardinare il muro dell'indifferenza, e questo grazie soprattutto ad un sound forgiato nel desert rock più puro ed incontaminato, quello fatto di atmosfere magmatiche, chitarre roventi, ed armonizzazioni volutamente hard/blues.
Nelle parole del cantante Marius Mayhem la genesi di un album genuino come pochi...
Intervista raccolta da Beppe "HM" Diana
Ciao Marius e benvenuto sulle nostre pagine, la prima domanda è quasi un obbligo, come e quando avete deciso di riportare in vita il progetto Men of Mahyem? Qual'è stata la scintilla che ha fatto riaccendere la luce? Com'è stato ritrovare Sergio e soprattutto Giulio che ti segue da una vita?
Ciao e grazie mille per l'ospitalità. Nel 2017 purtroppo a causa di motivi familiari il progetto Men of Mayhem venne chiuso e sul momento sembrava definitivamente.
Purtroppo subito dopo l'uscita del secondo album. Nel corso degli anni mi è capitato di riascoltare questo disco e sinceramente ero dispiaciuto per il fatto che avessimo realizzato un prodotto così buono e che fosse rimasto fermo ai box. Già alcuni anni fa avevo provato a ricontattare i miei ex soci per vedere se ci fossero le possibilità di tornare insieme ma non era ancora il momento giusto.
All'inizio del 2024 però alcune cose cambiarono e ci ritrovammo con Sergio e Giulio e decidemmo che i tempi erano maturi per rimettere insieme i Men Of Mayhem.
Non fu particolarmente strano tornare a lavorare con Sergio e Giulio, ci conosciamo da tanti anni.
Michael invece? Dove lo avete recuperato?
Michael lo conoscevo già, anche se non benissimo, ma per il fatto che suonasse in altri gruppi e comunque avesse una storia simile alla nostra di frequentazione di locali eccetera, e avevo già avuto modo di ammirarlo come bassista.
Quando Alessandro ci comunicò che non avrebbe voluto continuare con il nostro progetto provai a chiedere a Michael e per fortuna lui fu contento di entrare a far parte del nostro gruppo.
Secondo me abbiamo reclutato un gran bel bassista.
Perdonami se te lo chiedo, il precedente Doomed for life avrebbe dovuto in qualche modo servire da ipotetico trampolino di lancio verso la consacrazione della band almeno nel vecchio continente, avevate trovato anche un buon deal con un'etichetta straniera, invece il disco in questione è rimasto in qualche modo confinato nel limbo fino a qualche mese fa quando la Church of Crow records, sussidiaria dell'omonimo festival di richiamo internazionale, ha deciso di riportalo in vita, quanto è stato “frustrante” sapere di aver dato vita ad un ottimo disco che, in qualche modo, era circolato in ambito strettamente underground ed affini?
È stato parecchio frustrante infatti.
Lo scioglimento del gruppo è arrivato proprio nel momento in cui eravamo più lanciati, ma purtroppo quando certi problemi familiari si sovrappongono l'attività musicale non possono che avere la precedenza. Fu molto frustrante sul momento e creò anche tensioni personali per cui non ci sentimmo con gli altri membri per molto tempo.
Una rabbia repressa la vostra, che è stata incanalata in modo perfetto nelle sette composizioni che fanno parte del nuovi disco “Suneater” che, se da una parte ci restituiscono intatte le vostre potenzialità espressive, dall'altra ne amplifica la portata, con uno stile compositivo che si è fatto più eterogeneo e coinvolgente, sempre proteso verso soluzioni che si adombrano di connotazioni vicine ad uno stoner rock plumbeo fra richiami che sanno di modulazioni hard rock settantiane e partiture più volutamente doomy, cosa puoi dirci in merito?
Scrivere un disco nuovo dopo un album come Doom to Life non è stato per nulla facile perché secondo noi quel disco fu veramente ben realizzato sotto tutti i punti di vista.
Per un album nuovo volevamo fare ancora di meglio, il che ci avrebbe messo veramente alla prova. Per questo motivo abbiamo deciso di rendere più complesso l'approccio ai brani destrutturando anche le composizioni dalla forma canonica e proponendo nuove contaminazioni, con un approccio diverso ma mantenendo intatta la carica che ci ha sempre contraddistinto.
“Homicide blues” riprende in toto le influenze che avevano in qualche modo caratterizzato il disco d'esordio, così come la conclusiva “Undead Army” che arriva proprio dalla track list del vostro debutto....
Homicide Blues è un pezzo particolare. Abbiamo cercato di inserire qualcosa di diverso e di sperimentare e di giocare un po' con un generi anche lontani dal Metal e dallo Stoner e il risultato è stato divertente, e per fortuna sta piacendo parecchio a chi lo ascolta.
Sì, può ricordare un po' il sound del primo disco.
Siete entrati in studio a registrare i brani avendo già bene in mente come sarebbero venute le nuove song, o qualcuna di queste ha subito in fase di step finale di piccoli accorgimenti?
Siamo entrati in studio con le idee molto chiare.
Questo è il nostro modo di lavorare, e quando arriviamo in studio sappiamo già perfettamente come fare in modo da accorciare i tempi anche grazie a un nostro approccio molto diretto.
In realtà poi quello che ha avuto un po' più problemi sono stato io perché vista la complessità delle nuove composizioni avevo alcuni dubbi su come cantare alcune parti e alcuni li ho risolti provando varie versioni su alcuni passaggi.
In tutto questo quanto ha pesato l'apporto del guru Davide Donvito dei Magma Studios di Torino?
Ha pesato il giusto. Davide è stato molto bravo e pratico nel rendere nel concreto quello che avevamo in mente, inoltre ci ha dato ottimi suggerimenti su alcuni punti.
Questo mi fa presupporre che, per il vostro nuovo album disco, volevate che tutto, ma veramente tutto, fosse curato nei minimi particolari, è stato veramente così? …e se non è troppo, quanto è importante per una band come la vostra poter lavorare in serenità con un tecnico che sa bene quello che volete, e sa soprattutto come ottenere il meglio da tutti voi?
E' molto importante, ma in realtà non siamo una band "difficile", anzi siamo la gioia dei tecnici del suono e dei fonici, chitarre nell'ampli e via, senza troppi effetti o pretese. LAvorare in serentià con un tecnico è fondamentale, è un presupposto per tirare fuori il meglio.
Che cos'è che è riuscito veramente a fare la differenza fra il vostro nuovo lavoro e le precedenti release ufficiali che vi hanno visto coinvolti in prima linea? Magari l'esperienza accumulata in tutti questi anni, un differente approccio nel songwriting, o cosa?
Con il passare del tempo sono un po' cambiati gli ascolti, i gusti e quindi le sonorità di riferimento. L'approccio al songwriting è sempre uguale: Sergio crea quasi tutta la musica e poi la modifichiamo e arrangiamo tutti insieme, poi aggiungo i testi in un secondo momento, provando anche varie soluzioni e scegliendo cosa suona meglio.
Ok, capisco, so che è ancora troppo presto, ma secondo te il nuovo arrivato rappresenta fedelmente quelli che sono i Men of Mahyem attuali, oppure dovremmo aspettarci dei cambiamenti stilistici sostanziali con un ipotetico prossimo lavoro?
Sinceramente non ne ho idea, abbiamo appena terminato un album, difficile dire cosa ci aspetta nel futuro.
Dal promo lanciato qualche giorno addietro sembra quasi che le liriche concettuali della title track del disco si basino sulla saga science fiction omonima che narra dell'Impero Sollan, e dell'eroe Hadrian Marlowe, almeno, i paesaggi apocalittici che si intravedono, lasciano presagire a questo, dico bene?...e visto che siamo in argomento, chi si è occupato di quel video?
Non conosco l'autore a cui ti riferisci e neanche le sue opere.
Le liriche di questo album hanno però diverse chiavi di lettura.
Il nostro grafico attualmente è Matteo Melotto dei Visceral Studios di Torino, molto molto bravo e disponibile.
Curiosità, quanto è importante l'uso della tecnologia per una band legata al suono classico come la vostra?
A livello musicale poco o nulla. Siamo troppo vecchia scuola.
Certo, in studio sono state corrette alcune parti ed è stato aggiunto qualche effetto, ma al 99% è tutta farina del nostro sacco.
Parlando a livello concreto, quali sono le aspettative che avete posto sull'uscita del vostro disco? Cosa vuol dire per voi nel 2025 portare avanti un discorso musicale, che si muove ormai in un ambito sempre più ristretto di sostenitori e che, spesso, sembra essere snobbato perfino da certa cosiddetta “stampa specializzata”?
Abbiamo pubblicato un nuovo album perchè avevamo la necessità di farlo, siamo una band che crea musica, è quello che facciamo ed è quello che ci piace fare, scrivere brani e suonarli dal vivo. Purtroppo questo periodo è molto difficile per le band, c'è troppa offerta ed è difficile emergere dalla massa.
Ci autoproduciamo perchè attualmente non sentiamo tanto l'esigenza di avere un'etichetta, a meno che non sia davvero un valore aggiunto.
Per fortuna all'estero le cose sembrano andare meglio in ambito Stoner e Metal, speriamo di raggiungere qualcuno lì. Per il resto quello che ci muove è pura passione, e certo vorremmo suonare di più dal vivo.
Non possiamo negare il ritorno in auge di certe sonorità classiche da parte di molti artisti che avevano mollato la presa proprio al culmine della loro carriera perchè il mercato musicale era in qualche modo cambiato, la mia domanda è, ma quando la maggior parte di loro non sarà più on the road, chi prenderà il loro posto? Io non vedo il classico “ricambio generazionale”...
No, attualmente non sembra che ci sia qualcuno all'altezza dei mostri sacri storici del genere, ma non si può mai sapere cosa potrà succedere un domani. In questo momento i giovani non sembrano attratti da certi generi musicali, ma proprio perchè manca qualcuno di carisma e livello tale da fare da riferimento.
Ma tutto potrebbe cambiare in un attimo, il mondo ora viaggia velocemente.
Ok Marius, siamo veramente alla fine, ti lascio campo libero per le tue considerazioni finali...
Grazie mille per avermi ospitato sulle vostre pagine, e speriamo di ritrovarci presto per parlare di nuova musica e nuovi progetti.
Rock On!

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