The Rock Alchemist - Lead, Love and Gold

 




Sono stati la band rivelazione, almeno per quel che concerne il sottoscritto, dell'anno appena trascorso, sicuramente fra le migliori ascoltate, e questo soprattutto grazie ad un disco pregno di splendide locuzioni compositive e di ottimi arrangimenti mai stucchevoli.
Si, è una storia fatta di passione incommensurabile ed amore viscerale per la musica concepita e suonata quella che si lega ai The Rock Alchemist, formazione con base operativa nell'hinterland torinese, che cela nella sua line up ufficiale il talento compositivo del guitar player Beppe Geracitano, ottimamente coadiuvato da un manipolo di musicisti di prim'ordine, che hanno nel vocalist Aldo Garrone la propria punta di diamante, per rinverdire quella passione mai sopita per l'heavy rock di matrice anglosassone che, sempre più spesso, si colora di tonalità seventies.
Nonostante le difficoltà oggettive dell'ultimo periodo, nei brani che si legano in maniera indissolubile al nuovo “Lead, Love and Gold”, i nostri sono riusciti a mettere in risalto un'ottima versatilità artistica, qualità non di poco conto, riuscendo ad incastonare un vero e proprio mosaico sonoro fatto di sensazioni ed umori che si intrecciano in maniera perfetta, dando ampiamente dimostrazione di avere parecchie frecce al proprio arco, che portano in dote alcune composizioni che brillano per la perfetta antitesi di lirismo e tecnica asservite ad un songwriting di pregevole fattura.
Nelle parole dello stesso chitarrista le vicissitudini che hanno portato alla realizzazione del terzo fatidico step discografico dei nostri. 
Intervista raccolta da Beppe "HM" Diana

Ciao Beppe e grazie per il tempo che ci stai volendo dedicare, il terzo album dei The Rock Alchemist è uscito da qualche mese, vorrei chiederti qual’è il sentimento che oggigiorno prevale all’interno della band, quello di aver portato a termine un’opera che ha richiesto comunque un grande dispiego di sacrifici, oppure di appagamento per aver raggiunto il traguardo prefissato? 
Innanzitutto ti ringrazio a nome di tutta la band per la disponibilità e per l’opportunità che ci offri nel parlare con noi.  
La sensazione che prevale penso sia quella di aver fatto un album che ci soddisfa tutti pienamente, sia a livello di canzoni che a livello di prestazione e di sound, ma soprattutto a livello di emozione che trasmette. Lo sentiamo come uno step successivo a quanto fatto in precedenza. I sacrifici si fanno, ma per raggiungere un buon risultato è fisiologico che debbano essere fatti, di facile non esiste nulla. Chi pensa che non ci sia un enorme dispendio di forze probabilmente non sa che lavoro ci sia dietro opere di questo tipo, ma penso che giustamente sia normale per chi non è un addetto ai lavori. 

Toglimi una curiosità, dalle nostre ultime chiacchierate via chat mi pare di capire che siete totalmente soddisfatti del lavoro che sta svolgendo l'etichetta Lion Music che molti di noi ritenevano chiusa da tempo, pensi che, con un pizzico in più di fortuna, la band avrebbe potuto ambire ad un traguardo ben più prestigioso? 
Il mondo della musica e della sua fruizione negli ultimi 25 anni è totalmente cambiato. Oggi bisogna essere consapevoli del fatto che il denaro non si muove più come prima, i CD non si vedono più in giro, i negozi come anni fa non esistono più. Le piattaforme danno cifre ridicole agli artisti. Ed è tutt’ora in continua evoluzione. Se parliamo di etichette discografiche ci sono 3 major che hanno in mano gran parte del mercato globale e ci sono le etichette indipendenti che cercano di trovare lo spazio. Tra le due condizioni il divario oggi è enorme. Lion Music è un etichetta indipendente storica, sono seri e collaborativi. Hanno avuto con loro grandissimi nomi del panorama musicale mondiale per quanto riguarda l’hard rock, il progressive e il neoclassico. Con loro siamo liberi dal punto di vista artistico, non abbiamo condizionamenti, c’è fiducia reciproca. E la consideriamo un’etichetta ottima tra quelle indipendenti. 
Un eventuale di più non saprei, se firmi con una major non è matematico fare grandi cose, ci sono molti aspetti da considerare . 

Dopo la pubblicazione di un secondo signor album come "Elements" molti si sarebbero aspettati una vera e propria consacrazione dalla band, cosa è veramente successo? Perché abbiamo dovuto aspettare sette anni per avere una vostra nuova release in studio? È tutta “colpa” del tuo progetto strumentale B Gera? 
Anche noi avevamo questo desiderio e grazie per affermare che anche molte persone si aspettavano un enorme balzo, inteso come consacrazione. Oltre alle aspettative avevamo anche diverse possibilità per poterlo fare, ma nel mondo della musica le cose sono sempre complesse, molto più complesse di quello che potrebbe sembrare. Nel 2020 avremmo anche dovuto fare un tour in Nord Europa... ma ci fu la pandemia. 
Ci fu un blocco del mondo, che come sappiamo durò più di 3 anni ed ancora oggi ci portiamo dietro le conseguenze economiche e strutturali. 
B Gera no non c’ entra nulla :) !!!! Eravamo all’inizio appunto della pandemia, ero seduto in casa, con la chitarra, davanti al computer e mi chiesi... E adesso? Parte dell’album Lead, Love and Gold era già scritta, ma bisognava vedersi con la band, arrangiare, provare, registrare, produrre, e non si poteva uscire di casa. 
Mi venne così in mente di lavorare ad un qualcosa di strumentale, erano anni che avevo in mente di farlo, avevo bozze di brani disponibili, decine e decine, in qualche settore dell’hard disk. Proposi a B.J. Zampa l’idea, gli chiesi se voleva partecipare al progetto. Con B.J. ci eravamo conosciuti circa 10 anni prima in Italia quando venne a suonare al Peocio di Trofarello con gli House of Lords, e rimanemmo in contatto. Mi disse che se avessi avuto bisogno di un batterista lui ci sarebbe stato. Dieci anni dopo gli chiesi. Accettò...non potevo crederci !!! Mi disse che anche negli USA era tutto fermo e lui non aveva nessun tour in quel periodo, per cui la cosa sarebbe stata gestibile. Non potevo che chiedere a Raoul dei Rock Alchemist per le parti di basso. E così ognuno da casa sua o dal proprio studio di registrazione fece le parti. Uscirono poi 2 EP. E dovrà uscirne un terzo ma ancora non si sa quando. 
Finita la pandemia il mondo ci ha messo tempo per rimettersi in moto. I brani dei Rock Alchemist scritti avevano ormai 4 anni ed un periodo storico importante li aveva attraversati. Bisognava riprenderli ma ripartendo da zero... e così arrivammo alla pubblicazione del terzo album a novembre 2024.  

Il vostro è il classico album che non stanca mai, nonostante i ripetuti ascolti si riescono a captare e a scoprire diverse atmosfere che lo rendono sempre affascinante, questo mi fa comprendere che i The Rock Alchemist del nuovo corso sono diventati una macchina perfetta.... 
Troppo gentile .... su questo aspetto è sempre l’ascoltatore che può dare un’opinione! Noi cerchiamo solo di dare il massimo sotto una nostra visione. Questa visione comprende anche il fatto di fare brani il meno possibile simili tra loro, ogni canzone deve avere una sua identità eterna. 

Si, anche perchè se non erro, a livello puramente lirico, Lead, love & gold segue un unico filo conduttore come in una sorta di concept nel quale la musica serve da ipotetica colonna sonora, dico bene? 
Sì, è assolutamente un concept, ma voglio allargare il discorso : Lead, Love and Gold è il terzo capitolo di una trilogia. Il lead è il diamante grezzo e sarebbe il primo album Eyes of Mind. Love corrisponde al nostro secondo album Elements ed è più sognante, raffinato e passionale. Gold sarebbe la trasformazione del piombo in oro, ovvero l’anima, attraverso il sentimento.  

Nei vostri testi si percepisce il senso della speranza che ognuno di noi dovrebbe avere, il classico "vedere la luce alla fine del tunnel", potresti dirci qualcosa sulle vostre liriche? 
I nostri testi, scritti principalmente da Aldo, ma a volte anche in collaborazione con Raoul, possono avvicinarsi alla realtà o al sogno, ma cercano sempre di rispecchiare i nostri momenti della vita o nostre condizioni interiori. Ogni essere umano ha momenti difficili. Per noi la musica, ma l’arte in genere, sono mezzi che ti possono aiutare, anzi, lo fanno effettivamente, ed è attraverso questo che alla fine cerchiamo di vedere la luce in fondo al tunnel che c’è in ognuno di noi. La speranza bisogna imparare a vederla, ma qua ci si addentra in discorsi filosofici e per farlo servirebbe un’altra intervista (ah ah ah). 

La produzione pulita e speculare che avete ottenuto, mi fa presupporre che, per il vostro nuovo album disco, volevate che tutto, ma veramente tutto, fosse curato nei minimi particolari, è veramente così? 
Assolutamente si! Innanzitutto, ci tengo a dire che noi vogliamo che nei nostri dischi le parti siano suonate e cantate in maniera vera e con pochissime manipolazioni digitali. Tutto deve essere riproducibile dal vivo e soprattutto deve essere autentico! Questa volta mi sono occupato interamente anche del mix e della produzione, di conseguenza conosco nel dettaglio cosa è stato fatto e cosa no. Il problema è che le moderne produzioni sono per gran parte ultra processate, accusiamo tanto il pop e la trap ma oggi anche nel rock si usano correzioni automatiche in maniera esagerata: l’Autotune per intonare la voce, la quantizzazione che mette a tempo le parti di batteria e non solo, sempre in automatico, si rallentano i brani, si suonano gli assoli di chitarra e poi si riportano a velocità normale. Succede molto ma molto di più di quanto si possa pensare. Tutto questo rende gli album tecnicamente perfetti ma dal sound piatto, gli ascoltatori si stanno abituando a quel tipo di ascolto. Ed è un ascolto meno emozionale. Prova ad alzare a tutto volume un album prodotto oggi ed uno prodotto nelli anni ‘70, la differenza si sente eccome! C’è quel qualcosa di inspiegabile in più, che ti prende nello stomaco. E penso sia il lato umano. Quindi abbiamo cercato di mantenere un’ approccio più naturale, ma se un album esce in questi anni deve avere anche un sound fresco. 
 
C’è stato un momento in cui pensi che abbiate superato il vostro limite di sopportazione globale? Quanto è stato divertente/snervante/gratificante, portare a termine un’opera di questa portata? Ne è valsa la pena? 
Partiamo dal fatto che non esistono situazioni senza problemi. La cosa fondamentale è essere sintonizzati tutti sulla stessa frequenza e saper gestire con la dovuta calma ogni circostanza complessa, anche se non è sempre facile. 
Dal punto di vista puramente artistico siamo sempre stati in sintonia, abbiamo sempre avuto quella giusta alchimia e nel corso degli anni abbiamo migliorato sempre di più il metodo di lavoro durante gli arrangiamenti e le produzioni. Certo, ci sono stati momenti snervanti, ma per la cura della produzione. Lead Love and Gold è stato mixato da me e il nostro focus è sempre stato quello di raggiungere la migliore qualità possibile a tutti i livelli. Far suonare un disco a livello delle grandi produzioni non è affatto semplice ma spero di essermi avvicinato e di aver fatto un buon lavoro.  
Se parliamo invece di sopportazione a livello personale, anche su questo punto non esistono situazioni in cui a volte non ci sia qualche difficoltà tra qualche elemento di una qualsiasi band o di un insieme di persone. In tanti si dividono  proprio per questi aspetti ma spesso è solo un problema di errata comunicazione . Inoltre tante persone pensano che gli altri debbano vivere, pensare e gestire le cose alla stessa loro maniera, ma lo trovo assolutamente sbagliato. Ogni persona ha le proprie difficoltà vive le cose a proprio modo e vive con le proprie sensazioni, questo bisogna comprenderlo. E di fronte a situazioni critiche i musicisti che sono con te possono aiutarti o possono criticarti. Noi siamo per l’aiutarci. E ne vale sempre la pena. 

Anche nel nuovo album avete inserito un richiamo alla passione comune che nutrite per le automobili da corsa, espediente questo che vi è servito per farvi conoscere ad un pubblico che, difficilmente si sarebbe avvicinato alla musica della band, sbaglio?  
Assolutamente si, abbiamo una grande passione per il motorsport, ci dà grandi sensazioni che cerchiamo semplicemente di trasferire in musica. Tutto iniziò con Live or Die dedicata ad Ayrton Senna: fece il suo percorso iniziale e successivamente ci permise di suonare al Memorial Senna ad Imola nel 2014. Da quel momento iniziarono tutta una serie cose che ci avvicinò ancora di più a quel mondo e sicuramente avvicinò gli appassionati alla nostra musica. 
 
Come dicevo nella mia recensione, il vostro personale stile musicale richiama da vicino quel modo di concepire l’heavy rock che si aveva fine anni settanta/inizio ottanta, quello che sapeva abbinare un corposo suono di chitarre, una sezione ritmica perfetta, e suadenti parti vocali concezione che, oggi come oggi, ha lasciato posto ad una riproposizione sterile di schemi musicali triti e ritriti, con la consapevolezza che, molti dei dischi usciti negli ultimi tempi, si assomigliano tutti allo stesso modo, qual’è il tuo pensiero? Pensi che, nel 2025 si possa ancora essere personali rimanendo legati alle proprie radici formative? 
C'è da dire una cosa: dopo decenni di produzione musicale non è semplice creare cose veramente originali. Però c’è un aspetto fondamentale, prima c’era molta più sperimentazione, si pensava più al concetto artistico di per sé. Oggi spesso si pensa più a cosa potrebbe piacere alle persone, si vuole assomigliare a qualcun altro, si vuole andare sul sicuro, si fa un brano in un certo modo perchè c’è il concetto mediocre che deve piacere alla gente: ma se ci pensi è un concetto totalmente folle e limitante. Ad esempio, visto che secondo questo concetto e secondo gli esperti di marketing le persone ascoltano solo canzoni di 3 minuti... una canzone come Stairway to Heaven non dovrebbe essere apprezzata e invece ancora oggi è considerato un brano epocale. 

Molte formazioni dell’ultimo periodo sono fuorviate dal successo ad ogni costo, perdendo di vista quelli che sono i veri valori del suonare in una band, ovvero l’amicizia e le prove in “cantina”, tu come la vedi? 
Penso che questo problema ci sia sempre stato. Forse qualunque ragazzo che inizia a suonare ha il sogno del successo e della popolarità. Ma soprattutto siamo condizionati dal sistema, dalle persone che ci circondano. Anzi, forse proprio le persone che ti circondano sono quelle che ti mettono in testa determinati pensieri. C’è il pensiero comunemente diffuso che se non sei famoso o non diventi ricco attraverso la tua musica, quello che fai non vale nulla e questa cosa è fuorviante, condiziona tutti. Una Band deve lottare continuamente contro questo pensiero e tanti crollano proprio per questo. Ma se hai la lucidità e se determinati risultati non arrivano, a un certo punto della tua vita anteponi davanti a tutto la passione e il resto se arriva è un di più. 

Essere giovani oggi ed avere pochi soldi a disposizione, ti porta a dover far fronte ad un eterno dilemma, spendere i tuoi pochi risparmi cercando di acquistare dell’ottima musica, per poi non doverti pentire in seconda battuta, puoi spiegare ad un appassionato i motivi per i quali dovrebbe comprare il vostro disco… 
C’è da dire che oggi acquistare un disco o un CD è diventato quasi complicato. La distribuzione della musica è quasi totalmente in streaming… ad un appassionato sicuramente consiglierei di ascoltare la nostra musica su una piattaforma ma se vuole fare un viaggio totale potrebbe aver senso acquistare il CD. 

Capisco, qual è il vostro rapporto con internet e con la rete estesa? Credete nelle potenzialità dei così detti “social network”? Avete intrecciato dei rapporti di collaborazione con qualche band/management in particolare? 
Internet è stata un’arma a doppio taglio per la Musica. Tanti affermano che grazie ad Internet puoi arrivare ovunque e quindi hai più potenzialità per la musica. Puoi arrivare a più persone, puoi avere più ascoltatori e da un lato sicuramente questo è vero. Ma c’è un aspetto fondamentale in tutto questo: che le tue canzoni sono in mezzo ad un oceano di milioni e milioni di brani e di artisti e quindi essere ascoltato è ancora più difficile soprattutto perché l’informazione è pilotata da chi ha più forza economica. Per quanto riguarda invece il management,  su molti aspetti cerchiamo di avere noi una certa autonomia, ma ci sono dietro diverse persone che collaborano, da soli non si può fare tutto e certe cose è meglio che vengano gestite da persone più esperte di noi.  

Quant'è difficile portare avanti un progetto musicale come il vostro, quando suonare in una band non ti permette nemmeno di pagare le spese necessarie? Quanta passione, quanta pazzia e quanta dedizione ci vogliono oggigiorno per suonare heavy metal in un paese da sempre al confine come il nostro? 
Questo è un argomento molto importante. Io ho sempre pensato che se la birreria sotto casa mia non mi fa suonare, non devo disperarmi perché una città è piena di birrerie, basta solo muoversi e spostarsi magari di 500 metri. E la stessa cosa si presenta per una band che fa musica propria : in Italia ci sono circa 60 milioni di persone, ma nel mondo ce ne sono 8 miliardi e questo è già un punto di partenza importante. Ma la passione, la dedizione e la pazzia… in senso buono chiaramente, sono la chiave di tutto.  Ci tengo a dire una cosa: oggi un musicista non ha più la stessa struttura di persone dietro che lavorano per lui come quarant’anni fa, a meno che tu non sia a livelli enormi i budget si sono ridotti tantissimo quindi oggi oltre che saper suonare il tuo strumento devi essere capace a fare tante altre cose, devi conoscere l’informatica, devi essere un tecnico, devi studiare marketing, devi saper gestire bene i rapporti interpersonali, devi diventare quasi un ingegnere del suono e tante altre cose ancora. Il tuo talento è solo una piccola parte di quello che ti serve per poter riuscire a fare delle cose.. per cercare appunto di superare i confini. Questo per contenere anche i costi. Quindi si.. È veramente difficile ma se hai la passione lo fai volentieri. 

Come ed in che maniera concepisci la parola “successo” dopo tutto questo tempo?  
Sono giunto ad un punto della vita in cui ho compreso che la parola successo non voglia dire assolutamente nulla. Le persone ti dicono che hai successo o meno in base a come loro sono abituate a vedere il mondo. Tu potresti essere il più famoso del tuo palazzo, della tua città o della tua nazione e per chi vede il mondo della musica solo applicata a quei contesti, e quindi diciamo nuovamente, al suo mondo, potrebbe considerarti un musicista appunto famoso. Ma potresti ad esempio essere molto popolare in un altro continente o dall’altra parte del mondo: in questo caso è quasi certo che dove vivi quasi tutti di dicano che nessuno ti conosce. È sempre una questione di punti di vista. Alla fine, la parola successo penso voglia semplicemente dire star bene con se stessi e con quello che si fa. 
Secondo te oggi ci vuole più stile o tecnica per porsi davanti ad pubblico quando si sta sopra un palco?? 
Secondo me sono importanti entrambe le cose, chiaramente se suoni in playback lo stile è tutto, ma se suoni veramente... anche la tecnica diventa fondamentale. Non tutti riescono a comprendere, perchè non tutti possono essere dei tecnici o esperti, quando si suona in playback, ma per noi saper suonare live è fondamentale. 

Siamo veramente alla fine, vuoi mandare un saluto speciale ai nostri lettori? 
Ti ringrazio per questa bellissima e non scontata intervista e ringrazio tutti voi lettori per l’interesse che avete avuto nel leggerla. E ricordate… come dice sempre il nostro cantante Aldo Garrone, il Rock non morirà mai!!!! 




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