Co.De - Nobody said was easy

 


Alberto “Drago” Ragozza è uno di quegli artisti che non hanno mai avuto bisogno di troppi giri di parole: schietto, diretto e senza peli sulla lingua, è un cantante che quando ha qualcosa da dire preferisce farlo guardando il proprio interlocutore dritto negli occhi. Una personalità che si riflette anche nel suo lungo percorso musicale, costruito attraverso alcune realtà importanti della scena heavy metal italiana.
Dagli esordi con gli storici Crystal Phoenix, passando per i Blizzard, al fianco del chitarrista Gae Manfredini, fino all’esperienza con gli eccezionali Love Machine, fino alla più recente avventura nei Wicked Machine, con i quali ha realizzato due ottimi album di tenace e sanguigno heavy metal, il percorso artistico del Drago nazionae ha contraddistinto una parte significativa della scena metal di casa nostra.
Oggi lo ritroviamo alle prese con una nuova sfida: i Co.De., formazione con la quale è tornato in studio per un nuovo progetto prodotto musicale il cui secondo disco da studio è uscito sotto le ali protrettrici dalla sempre attiva Metal Zone Italia. In questa intervista ripercorriamo insieme a lui il passato, le esperienze vissute con le band che hanno segnato la sua carriera e il presente, lasciando spazio anche a quello sguardo sincero e senza filtri che da sempre lo contraddistingue contraddistingue.

Intervista a cura di: Beppe "HM" Diana


Ciao Drago e benvenuto sulle nostre pagine. Allora erano parecchi anni che non ci sentiva per un intervista, dopo l'ultima nostra chiaccherata eravamo riusciti a riportarte in vita i  Love Machine con la line up Mark II, che cosa è successo da li' in poi?
Ciao Beppe. Non si riusciva a metter carne sul fuoco; nell'arco del 2011-2012 componemmo un solo brano ("Now or Never"); nel mentre registrai il primo dei Wicked Machine (“2552") ed il ben servito non si fece attendere; i problemi compositivi dei miei ex sono testimoniati dal fatto che fino al 2018 non pubblicarono nulla di nuovo (eccetto un live registrato a Rogno nel 2013).

Le vecchie ferite non erano completamente rimarginate, dico bene?
Non da parte mia; pensa che con A.J ( il tastierista) ci siamo frequentati artisticamente nel 2021 per dare vita al gruppo WICKED LOVE coinvolgendo pure MAX ( un altro membro MKII); il quesito andrebbe posto ai membri fondatori dei Love Machine: presumo che per loro fosse pragmaticamente preferibile un “singer” meneghino.

In che modo è nata la collaborazione con I Wicked Machine che, ricordiamolo, vedeva riuniti fra le sue fila quattro musicisti all'apparenza di diverso back ground/estrazione musicale? Quale era il tuo peso all'interno del songwriting della band?
Dal 1996 al 2006, faci parte dei bresciani Blizzard di Gae Manfredini, dedicandomi simultaneamente all'insegnamento di canto. Fu un periodo magico che mi ripago' del fallimento della Tring/Azzurra Records che di fatto evirò ’ l’uscita di "Maschere" nel 1998. 
L'entusiasmo profuso nell'insegnamento era tale che nonostante calcassi i palchi del VCO e del novarese il venerdi' sera, alle 6 di mattina dovevo pigliare un treno o la macchina per insegnare in quel di Brescia dalle 9 (c’era la fila in caso di ritardo) fino alle ore 17 per poi tornare ad esibirmi la sera stessa al rientro. Quella magia era correlata alla presenza nella stessa città della label My Graveyard (alcuni miei "allievi-maestri", ad esempio nei Dream Hunter, fecero albums grazie al mitico Giuliano; altri sono tuttora attivi e cantano in Germania con il batterista dei Gamma Ray nei The Unity ).
Nel 2010 alcuni allievi-maestri mi riportarono “in vita ” con la label prog francese Musea Records mentre altri amici mi misero in contatto con Manuel e Steve. Nacquero i Wicked Machine, editi dalla stessa My GraveYard, ed il suond che ne derivo' è a mio avviso unico, non deciso a tavolino, un hard'n heavy determinato dalla commistione di gusti musicali eterogenei: AOR/GLAM (ravvisabile nei Dog's n Bones di Manuel e Simone) misto alla NWOBHM (dei Thunder Axe di Steve).
Per quanto riguarda il mio apporto compositivo, raramente propongo mie composizioni (do’ solo indicazioni e qualche accordo su specifiche parti) in quanto un gruppo per esser tale ha bisogno del contributo di tutti; mi limito alla stesura dei testi e musicalmente alle linee melodiche vocali determinando la progressione dinamica della canzoni; lavoro infine sulle armonie vocali (rappresentativo è l’'outro vocale "Shiva" che sublima nel sitar di Steve).

Due ottimi album sotto tutti i punti di vista in un crescendo corale che mettevano in primo piano la sagacia di un gruppo di musicisti che non voleva darsi per vinto nonostante l'autoproduzione, poi invece..
Del primo ho detto. Il secondo capitolo della band, a causa della chiusura della MGP, è uscito autoprodotto nel 2017. A differenza del primo non è un concept album. Sono 52 minuti di musica variegata che ripropone in parte quanto espresso in "2552": il filone dark di "I'll bury your scream" è riproposto e nella sabbatiana "Volador" ed in "Dark Hell"; i refrains melodici di "Revolution" e "Clapper & Thunders" ammiccano alla precedente "Raw'n true". 
Il gruppo si è distinto a livello compositivo, grazie all'ispirato Manuel, nel riproporre covers rinnovanti brani quali "The Trooper" degli Iron Maiden o "Wild Boys" dei Duran Duran mentre per il terzo capitolo vi era l'idea di reinventare "Eye of a tiger" dei Survivor. 
Quando ascolto i due albums sono orgoglioso in particolare di “F.Y.I.A.D”, “I’ll be there” e della suite “The Flight of Horus (Horo’s Trilogy)” sfociante nella conclusiva “Iblis”. 
Mi pare di capire che nonostante la posizione di stallo, un vero e proprio split definitivo non c'è mai stato, dico bene?
Fino al 2020 il gruppo è rimasto attivo poi la sopraggiunta pandemia ha messo sotto naftalina tutto. La band non si è mai sciolta; la distanza fra Brescia, Bergamo e Domodossola ha interrotto ogni collaborazione; non escludo però che un brano ispirato, quale "Sperm for the antichrist" scritto da me e Steve, possa esser "riesumato" a breve.

Arriviamo ad oggi ed ai Co.De, band che prima del tuo ingresso in pianta stabile erano già una realtà consolidata, almeno in studio, dico bene? E' vero che avevano pubblicato un album qualche anno addietro?
Il gruppo di Varese si è distinto nel 2023 con "Phishing for compliments".

Per fatalità della sorte ti sei trovato a sostituire Ronnie Alberti che aveva preso il tuo posto sul terzo album dei Love Machine "The Nite", proprio la sorte ci ha messo lo zampino..
Vero, alcuni parlano di corsi e ricorsi ciclici; dal 1993 al 1995 assieme ai Love Machine lavorai al loro terzo capitolo che volevo si intitolasse Stoß (o stoss). Questi brani sono poi stati reinterpretati (con nuovi testi e linee vocali) da Ronnie nell’album del 1997. 
Il contraltare di "The Nite"è Co.DE.; ho reintepretato i brani di “Phishing for Compliments” portando loro molto rispetto, preservando liriche e gran parte delle linee vocali. Chi vuole ascolti  sia “Phishing..” che Co.De. e si faccia un’opinione su chi è il migliore. 

Visto che siamo in argomento, puoi parlarci della band presentando i suoi componenti? Come sottolineato in sede di recensione, il chitarrista ha proprio un bel tocco.
Pino Rizzitelli lo conosco da tempo; mi coinvolse anni addietro per far parte di una tribute band dei Van Halen; l'ho sempre apprezzato tecnicamente; sapevo che collaborava con Ronnie e mi stupiva che con i Co.De. non avessero mai fatto concerti.
Il bassista è Marco Frigerio; il batterista è Filippo Maggi; quest'ultimo ha pure un'ottima voce (il suo apporto è fondamentale per riproporre vocalmente dal vivo quanto fatto in studio). 
Vi è un'analogia con i Love Machine nei quali i cori erano un marchio di fabbrica grazie all’ausilio di Andrew e Fabian.
A livello compositivo ogni brano di Co.De, uscito 6 mesi addietro per la label romana indipendente Metal Zone Italia, è degno di nota: 
"Little Sister" è una rivisitazione originale di "Sister Moon" dei Gotthard (Pino e Walter fanno parte di una tribute band ufficiale al gruppo svizzero); "Song to Remember" è un’appassionata botta di vita ; amo le "ballads" del CD (altra analogia con “Hungry for your Love” del 1992 e le due ballate "Run on Running train" e "To a new Sun"): "Like a Butterfly" è un brano chitarristico di Pino che ho voluto dedicare a Carla (R.I.P.) e "Don't follow me”  si sviluppa lungo tasti ebano-avorio ed è magistralmente orchestrata da Walt.
"Heroes" è un rock'n roll ove Pino emerge come solista, “Falling Down” mi ricorda i primi Judas Priest, "Demon Inside" è il mio brano preferito.

Visto che le info accluse nel CD sono veramente ridotte all'osso, mi piacerebbe avere qualche delucidazione sulle sessioni di registrazioni, avete registrato tutti i take nello studio personale del tastierista Walter visto che è accreditato come sound engineering?
Il contributo di Walt è imprescindibile a livello di arrangiamenti e mi garba molto il suo apporto in sede di mixaggio e mastering: Walter si è dimostrato disponibilissimo ed un prezioso complice rimettendosi al lavoro nel bridge di “Feel the Fire” (ha qualche analogia con "Shake it Down" di "Hungry for your Love") evidenziando voci baritonali e di “testa”  e rifacendomi registrare il ritornello conclusivo di "The Hunter" aggiunto all'originale a ravvivare melodicamente il brano (ricorro alla formula di un duplice distinto ritornello nella stessa canzone quando questa mi suona monotona). 
Se nelle produzioni dei Wicked Machine in sede di missaggio la dinamica vocale e certe “seconde voci” a volte vengono meno ciò non accade nella produzione CO.DE. che mi appaga in toto.

Come e in che modo siete riusciti a far collimare i vostri impegni lavorativi e , soprattutto familiari con le registrazioni del nuvo disco? C'è stato un momento durante le fasi di registrazioni in cui avete superato il vostro limite di sopportzione globale?
L'ubicazione baricentrica della sala prove è fondamentale per discernere e decidere sulla bontà di quanto registrato: mi reputo un “live singer” e non mi pesa il tempo dedicato in sala prove alla fase di assimilazione-creazione. L'ubicazione dello studio di registrazione a meno di un’ora da casa è altrettanto importante. 
L'approccio professionale accomuna pure gli altri membri della band: se eccezionalmente per motivi familiari salta una prova, questa viene recuperata a breve. C'è stato un solo momento in cui il mio livello di sopportazione è stato spinto al limite quando un mio vocalizzo yodeling alla Amos Leon Thomas Jr., impiegato in “Little Sister”, è stato bocciato dagli altri. 

Arrivati ad una certa età si suona più per passione che per altro, un hobby  abbastanza dispendioso se si pensa ai costi di produzione ed ai sacrifici profusi, mi piacerebbe sapere se, come si dice in questi casi il gioco vale la candela, e non parlo di ritorni economici ma dell'essere pienamente soddisfatti e del pensare che ne è valsa veramente la pena"..
Non considero il mio impegno musicale-canoro meramente un hobby; sono un semi-professionista che ha un profondo rispetto per il dono della mia voce che da sempre mi consente di dialogare con la sensibilità e l’anima di musicisti, fans ed ascoltatori.

Capisco perfettamente, quindi è logico che ti chieda quale è lo scopo finale che vi siete posti di raggiungere come band? Raggiungere un buon numero di fan in piu' ergo copie fisiche venduta oppure avere una possibilità maggiore di suonare dal vivo?
Agli artisti interessa esprimersi. Attualmente ci stiamo dedicando ad un nuovo album. Sono soddisfatto in particolare di un brano che ho dedicato al tragico evento di Cutro, a Shahida Raza e agli altri defunti, fra i quali Torpekai Amarkhel e 34 minori. Spero che alla fine di quest’anno, noi tutti si sia soddisfatti e che si riesca a pubblicare un nuovo lavoro il prossimo anno.

Sei uno di pochi ad esser sopravvissuto alla sbornia del metal tricolore dei primi anni novanta, tour da co-headliner in terra nipponica, concerti di spalla a Saxon, Wasp,..che ricordi hai di quel periodo magico per te?
Distinguerei quel triennio in due periodi specifici; quello iniziale nel quale il team era unito alla “uno per tutti e tutti per uno” nel quale ero disponibilissimo a suonare una sera ogni tre od a sostenere due concerti nello stesso giorno. 
Quello conclusivo fu invece contraddistinto dall’individualismo: ricordo festivals POP in Lettonia/Lituania al quale non partecipai ma venne usato il nome della band; io per intenderci, a differenza di una loro successiva creatura , i Sigma, non avrei mai fatto un’intervista televisiva in una trasmissione di Daria Bignardi.  
Non ho fatto da spalla ai Bonfire ma a China e Saxon. Non abbiamo mai pagato una lira per condividere il palco con bands internazionali differentemente da rocker con il quale suono attualmente che nello stesso periodo hanno pagato per fare da spalla a Dio, Halloween e Magnum od essere prodotti da Pete Hinton con tanto di concerto in terra d’Albione. 
Fu un periodo intenso nel quale mi feci le ossa conoscendo tanti figli di buona donna in cerca di lucro o “manager” come Franco Mamone, sempre pronto a regalarmi suoi episodi di vita vissuta assieme a Bob Marley, Deep Purple, Area, Banco, ecc.

Sai che c'è gente ancora gente in canavese che ricorda con orgoglio la vostra discesain quel di S.Giorgio nel mitico Poison Apple con tanto di roadies che scaricavano le casse e la strumentazione? Ti sei mai sentito arrivato/appagaro in quel periodo?
Ricordo quel concerto e la nebbia in autostrada al ritorno. Uno di quei “roadies” si chiamava Roby (Guda: R.I.P.). Torno a quanto anticipato sopra: "Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane"; chi ha talento non ha soldi ed ha bisogno di chi ha soldi pur se quest’ultimo non ha talento”; in una band si è una cosa sola, ognuno vi mette il suo tempo e/o denaro…uno guida il pulmino, l’altro fa il roadies, uno si occupa della promozione l’altro organizza il tour; chi fa da sè fa per tre ed i componenti dell’”entourage” possono variare ma è fondamentale far cassa comune in modo che la band continui ad esser prolifica ed unita.
Non mi sono mai sentito appagato/arrivato oggi come allora.

Cosa ne pensi della nuova scissione della band in due tronconi ben distinti con Max da una parte ed il resto della ciurma dall'altra? Hai mai ascoltato il nuovo "In time"? 
Ho ascoltato fugacemente i due singoli che hanno pubblicato. Sono diversi da quanto abbiamo espresso all’inizio dei '90 ed è normale: è cambiata l’alchimia degli elementi; Andrew & C. ben investono in quanto ereditato (“Hungry for your Love “ è equiparabile ad un mega attico panoramico) e son contento che tutti noi si continui ad oliare la “macchina”; i Black Stars di Max mi paiono all'ascolto più "immediati", melodici, allineati ai Love Machine del '92; non voglio giudicare ed espormi dicendo che una band è meglio dell'altra; si ha la conferma che la MKII era un combo degno di nota, tutt’altro che improvvisato o messo assieme da imprenditori musicali a fini speculativi. 
Oltre a noi quattro aggiungiamo Fabian che come bassista ha fatto parte ad esempio dei Myland nel 2011-2013.

Perdonami, se te lo chiedo, ma facendo tutti gli scongiuri del caso, fra venti/trent'anni come vorresti essere ricordato? Come uno dei principali prime mover della scena heavy rock nostrana, un semplice appassionato che non si è mai arreso alle difficoltà che la vita gli ha presentato giorno dopo giorno oppure un pischello che non ha voglia di crescere?
Mi piacerebbe esser ricordato come un onesto professionista prescindendo da stili e generi musicali. Mi ritengo fortunato in quanto non ho mai perso la voce nonostante fossi asmatico (a volte prima di esibirmi per sopire le crisi respiratorie dovevo precipitarmi in pronto soccorso a farmi “soluzioni saline”) od oggi io canti in barba a due noduli che spero non “crescano” pressoché contigui alle corde vocali. 
Rammento un solo concerto  nel 2004 nel quale ero afono e l’iniziale ausilio di Alberto Zoia ( R.I.P., Dio ti abbia in gloria) che cantò assieme a me nonostante fosse un chitarrista: la voce è pulsione e le mie corde vocali tornarono a collimare (picchettati ed esercizi specifici le hanno irrobustite) durante lo stesso show ed alla fine di quel concerto il pubblico ne voleva ancora. 
Fondamentale è saper amplificare “ in maschera” e negli opportuni risuonatori; la potenza vocale è rimasta (negli anni ’90 i miei acuti per frequenza e volume erano comparabili al passaggio di un ambulanza e coprivano l’impianto d’amplificazione di una discoteca) ed a sessant’anni canto quel che cantavo quarant’anni fa (l’altro giorno in macchina mi divertivo ad emulare il Gillan dei dialogo chitarra-voce di “Strange Kind of woman"); l’abbassamento semitonale della voce parlata ha poi contribuito a renderla ancor piu’ sensuale (chi mi sta vicino dice che dovrei fare il doppiatore). L'apparato fonatorio è un corpo "elastico" al quale non porre limiti e canterò fino a che avrò voce.

Prima della fine mi Marzulizzo e ti chiedo "sig. Ragozza si faccia una domanda e si dia una risposta".
Riesumo parte della tua domanda precedente e chiedo “Sig. Ragozza non si e’ stancato di esser considerato un cantante heavy-rock?”

Dedico il mio tempo allo studio ed a ricerca vocale; ascolto di tutto. Accennavo allo yodeling occidentale (riconosciuto patrimonio Unesco nel 2025), vocalizzi mediorientali quali i Zagharid egiziani (o zaghruta al singolare): trilli acuti, vibranti, a metà tra il canto e l'ululato, prodotti con la lingua e la gola, eseguiti durante i matrimoni o a rappresentare gioia ed incitamento. Ascolto il “growl” metal che a mio avviso paga dazio al katajjaq gutturale tipico delle popolazioni artiche. 
Amo il canto ludico (pensiamo alle donne Inuit, che faccia a faccia, esprimono le proprie emozioni nel canto di gola in una sorta di gioco di resistenza vocale) e cio' che non è circonscrivibile ad una limitata area geografica: il canto gutturale quale il  Khööömei diplofonico del Tuvan, l’ Eefing degli Xhosa bantu’ ed il “su tenòre” sardo. Tecnica e ricerca vocale non debbono far venir meno gusto e melodia: vi sono cantanti che amo per uno stile unico: Robert Wyatt  (“Rock Bottom”, “Medulla” con Bjork) o Dolores Mary Eileen O'Riordan ( dei Cranberries). 
Ammiro artisti che si sono spinti in un proprio lessico (il kobaiano dei Magma) ed il mio impiego dell’esperanto in un cd dei Wicked Machine và in quella direzione. 
Dovrei cercare una sorta di Cramps label attuale, prodigarmi in una produzione individuale o cercare collaborazioni "aperte" in ambito jazz; l’heavy rock mi sta stretto per quanto non rinnego nulla di quanto fatto.

Ok Drago, siamo alla fine, grazie del tempo che ci stai volendo dedicare, ti lascio campo libero per i saluti finali.
Ti ringrazio della chiacchierata Beppe; saluto te, lettori, amici, fans e detrattori. Ricordo che il CD dei Co.De. è uscito in sole 300 copie; chi lo acquista si aggiudica un gioiellino godibilissimo che acquisirà valore economico. Grazie. Ciao   

Share on Google Plus

About beppediana

    Blogger Comment
    Facebook Comment

0 comments:

Posta un commento