Che sia veramente questa la volta buona? Se lo stanno chiedendo da tempo gli Hyperion, ma ce lo stiamo domandando anche noi, anche perchè, giunti oramai alla soglia del terzo album in studio, quello che di solito rappresenta un punto cruciale nella discografia di una band, ci si sente di essere arrivati ad un bivio.
Per fortuna "Cybergenesis", questo il titolo del nuovo arrivato, è un disco che mette subito in chiaro quelle che sono le qualità intrinseche da sempre presenti nel DNA del combo felsineo in questione, che si è sempre contraddistinto per attitudine, tecnica e senso compositivo, nonostante abbia dovuto attutire, nel corso degli ultimi anni, ad un sostanziale rimpasto a livello di line up ufficiale.
Cambia dunque la fisionomia, ma non di certo la tenacia e la determinazione, e perchè no, anche la professionalità, elementi questi che da sempre hanno contraddistinto ogni singola mossa discografica della degli Hyperion che dimostrano, ancora una volta, di riuscire a confezionare un album di qualità assoluta.
Ed in tutti questi anni di intensa attività discografica, il quintetto ne ha macinata di strada, dovendo magari ingoiare qualche boccone amaro di troppo, ma rimanendo fortemente ancorato ad un credo artistico che, nel tempo, l’ha comunque condotto a consolidare un certo follow up di pubblico e di estimatori di tutto rispetto, e questo grazie soprattutto ad una proposta musicale, oggi sicuramente più versatile ed omogenea che in passato che, partendo da elementi vicini ad un melodic power metal di fondo, si permea di contaminazioni e diramazioni di natura tipicamente classic metal, che danno luogo ad un suono elegante coriaceo ed elitario, che raggiunge in brani come l’ottima “Yet We Still Fight”, il proprio zenit qualitativo.
Come era accaduto in passato, anche per questa nuova release, il vero ago della bilancia del songwriting degli Hyperion, è rappresentato sicuramente dalla perfetta dicotomia di potenza e melodia, che si regge tanto sulla sei corde del chitarrista Davide Cotti, quanto sull’espressività teatrale del nuovo arrivato Max Morelli, che si dimostra essere dalle prime battute un ottimo acquisto, tanto che episodi come “Rhizome Rider”, che ammalia proprio per la sua sinuosità, “Grain of sand” con le sue pregevoli scansioni melodiche, o la perentoria “Blood Over Chrome”, condita di contrappunti e ricami classic/heavy metal ’80ies style, che metteno in mostra la carica esplosiva di un combo mai domo, elementi questi che potrebbero rappresentare, come dicevamo, un biglietto da visita davvero niente male.
Un album di respiro internazionale, un intrigante concept sci-fi da scoprire, produzione e songwriting di ottimo livello, il tutto avvalorato dal deal internazionale con la spagnola Fighter Records, ecco i numeri di un come back sulle scene più che positivo, che si questa la volta buona?
Voto: 85/100
Beppe “HM” Diana
Anno di pubblicazione: 2026
Genere: Power metal
Etichetta: Fighter Records
Line up:
Max Morelli - Vocals
Davide Cotti - guitars
Francesco Madonna - drums
Simone Cauli - bass
Francis Di Pasquale - guitars

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