Pronti al comeback ufficiale dopo un'attesa durata forse fin troppo a lungo, gli Hollywood Groupies tornano a tuffarsi nella mischia con la voglia di dimostrare che tutto il tempo trascorso non è stato inutile, ma è servito a rigenerare idee, energie e soprattutto quella voglia di rock&roll che non li ha mai abbandonati.
Sei anni, nel mondo della musica, possono sembrare un'eternità, soprattutto quando nel frattempo cambiano mode, generazioni e regole del gioco, eppure i nostri amici ancora qui, con la stessa determinazione di sempre, la verve che li ha sempre caratterizzati ed una voglia di spaccare il mondo che sa di rivincita .
E “Headbangers Breakfast”, questo il titolo scelto dai nostri per il loro nuovo capitolo discografico, è un album che arriva al termine di un percorso tutt'altro che semplice e che racconta, ancora una volta, la capacità della band di andare avanti senza lasciarsi condizionare da agenti esterni, da difficoltà, impegni lavorativi e skazzi di varia natura, con la consapevolezza, questa si, di avere accumulato negli anni esperienza, cambiamenti e una maggiore maturità.
Ed è proprio da qui che parte la nostra chiacchierata con Mary, la chitarrista della band, la quale ci ha parlato dal nuovo album e dal lungo percorso che lo ha preceduto, passando per le registrazioni ai New Sin Studio di Luigi Stefanini, la collaborazione con MetalZone Records e naturalmente per quella voglia di continuare a suonare che, dopo tutti questi anni, sembra essere ancora il vero motore degli Hollywood Groupies.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Ciao Mary e grazie mille del tempo che ci stai volendo dedicare, come prima cosa vorrei chiederti qual'è lo spirito che aleggia all'interno della band oggi alla vigilia di una nuova avventura discografica chiamata "Headbangers Breakfast".
Ciao Beppe! E grazie davvero per il tempo che dedichi alla scena underground.
Direi che dentro la band oggi si respira uno spirito molto libero: per Headbangers Breakfast non ci siamo messi limiti sul sound, sui temi o sulle tempistiche. Abbiamo scritto seguendo l’istinto e questo ha creato un clima sereno e leggero. È stato bello ritrovare quella sensazione di fare musica perché ti brucia dentro, senza pensare a nient’altro.Ci siamo tolti di dosso tutto ciò che non era nostro: aspettative, etichette, paragoni. È stato liberatorio.
Disco questo che arriva a sei anni dal precedente "Anomaly", un platter che aveva letteralmente alzato il livello qualitativo delle proposta musicale degli Hollywood Groupies facendovi toccare picchi compositivi davvero sorprendenti, credo che sia stato abbastanza arduo per voi cinque dovervi confrontare con un lavoro che, oserei dire rasenta, o quasi, la perfezione…
Sì, all’inizio è stata dura perché cercavamo in tutti i modi di restare allineati allo stile di Anomaly. Quel disco ha segnato un momento importante per noi, e la tentazione di replicarne la formula era forte.
In sei anni però siamo cambiati come persone e come musicisti, e ignorarlo sarebbe stato falso.
A un certo punto ci siamo messi a scrivere senza pensare al confronto e il processo è cambiato: ci siamo goduti di più le prove, le registrazioni, le idee che nascevano in sala.
È stato liberatorio smettere di guardare indietro e lasciare che Headbangers Breakfast trovasse la sua identità naturale.
Quali sono le difficoltà oggettive che avete dovuto affrontare durante le fasi di registrazione del nuovo album arrivato? A livello puramente di songwriting la stesura dei nuovi brani è stata più fluida che in passato?
Sicuramente quelle che hanno tutte le band dell' underground: trovare tutti e quattro un momento favorevole a livello lavorativo per gestire le ferie, organizzarsi con i turni, e, ultima, ma non di minore importanza, una componente economica. Anche le preproduzioni sono state difficili da organizzare sempre per i soliti motivi, a volte ci siamo ritrovati a orari improponibili per registrare col PC quello che poi avremmo presentato in studio.
La stesura dei pezzi è stata più fluida sia dal punto di vista melodico che dei testi; non avendo linee guida da rispettare siamo stati liberi di seguire la direzione che ci suggeriva il momento.
Come per il precednte lavoro, a livello di produzione vi siete avvalsi della collaborazione di mr. Luigi Stefanini e dei suoi famigerati New Sin Studio di Loira, com’è stato sapere di poter contare ancora una volta anche sulla sua guida tecnica?
Abbiamo scelto sempre i New Sin Studio perché ci siamo sempre trovati bene e su tanti aspetti sulla stessa lunghezza d’onda, ad esempio sulla ricerca dei suoni veri senza usare sample come dètta la moda soprattutto in certi ambienti. Sicuramente è stato come lavorare in famiglia, Luigi sa tirare fuori il meglio di quello che possiamo fare, e personalmente essendo una persona molto timida posso dire che riesce a mettere i musicisti a proprio agio.
Come ed in che modo siete riusciti a far collimare i vostri impegni lavorativi, e soprattutto familiari, con le registrazioni del nuovo disco? C'è stato un momento durante la fase di registrazione in cui avete superato il vostro limite di sopportazione globale?
Come dicevo all'inizio la vita lavorativa è stato il nostro più grande ostacolo, ma abbiamo potuto organizzarci con almeno sei mesi prima di preavviso! A livello familiare non è stato un grande problema, le nostre famiglie sanno chi siamo e nel pacchetto hanno accettato anche la parte che riguarda la musica, cambiarci o discutere per questo ci annullerebbe.
Ormai ci conosciamo da tanto e negli anni abbiamo imparato a conoscere i rispettivi limiti da non superare. Il limite di sopportazione è stato raggiunto un giorno di pausa dove abbiamo scelto di assaggiare lo spritz originale! Ma è un altro tipo di sopportazione!
Si, anche perché mi sembra di capire che per molti di voi gli Hollywood Groupies rappresentino una sorte di seconda famiglia visto che il nucleo prinicpale della band si conosce oramai da una vita....
Sì, io e Ace ci conosciamo da quando avevamo 16 anni… credo ci fosse ancora la lira a quei tempi.
Di strada ne abbiamo fatta: all’inizio eravamo una band tutta al femminile — è da lì che nasce il nome Hollywood Groupies — ed eravamo puro istinto per dirla bene… per dirla più sinceramente io non avevo la minima idea di quello che stavo facendo, mi piaceva suonare e quel poco che sapevo fare mi faceva stare bene!
Poi dopo un paio d’anni si è aggiunto Luca al basso, mentre l’ultimo arrivato è Mirko alla batteria.
Siamo cresciuti insieme, dentro e fuori la band, e questo tipo di legame non lo costruisci da un giorno all’altro.
Abbiamo attraversato concerti improbabili, prove infinite, cambi di formazione, momenti belli e momenti difficili, e tutto questo ha creato una famiglia strana ma solidissima.
Forse è proprio questa storia condivisa che si sente anche in Headbangers Breakfast: quando suoni con persone che conosci da una vita, il disco respira in un modo diverso.
I quattordici brani che trovano posto nella track list finale del disco sono frutto di un'unica mente e poi ognuno di voi si è prodigato a fornire il suo valido apporto adattando le sue parti al proprio inconfondibile stile?
In linea di massima è Ace che arriva in sala con un riff o un ritornello e ognuno di noi aggiunge qualcosa, ultimamente butto accordi sospesi e di settima da tutte le parti, ma questo non vale per tutte le canzoni, ad esempio in You, la nostra prima ballad nel vero senso della parola, dove si sente una mano diversa, oppure in Headbangers Breakfast dove ho registrato la canzone di sottofondo in un pomeriggio a casa. Questa traccia è stata proprio da “buona la prima” tanto che in studio abbiamo tenuto l’originale delle preproduzioni.
Potenza, melodia ed ottimi fraseggi strumentali, "Headbangers Breakfast" mette in chiaro cosa dobbiamo aspettarci dai nuovi Hollywood Groupies, una vostra proposta musicale che vive sulla perfetta antitesi di questi elementi, anche se il termine che vi si addice maggiormente credo sia groove, anche se molti hanno paura di questo aggettivo...
Un’ennesima riprova che ci fa comprendere che per il nuovo arrivato non avete lasciato niente al caso curando ogni minimo dettaglio…
Esatto. Mirko ha avuto una grande influenza su questo disco, si potrebbe annoverare nei crediti come produttore artistico. Ogni fraseggio o accento sono frutto della sua mente. Inoltre, anche se è il batterista, è molto appassionato di chitarre, effetti…. Uno degli assoli più eleganti del disco me l'ha suggerito proprio lui.
Ti prego di soddisfare una mia curiosità morbosa, chi è l'autore del superbo artwork del disco? No, anche perchè è il migliore che avete mai realizzato…
Concordo con te, l' artista ha centrato pienamente quello che avevamo in mente! Si tratta di Mark Kosobucki (su Instagram lo trovate sotto il nome di monstermark138) con cui abbiamo collaborato già in passato per realizzare la grafica della maglietta di “Generation fail”, un brano di Anomaly.
Ci è bastato spiegargli il concetto di “pubblicità dei cereali” e qualche giorno dopo ci ha inviato il ritratto di un demone che faceva colazione molto simile a quello del prodotto finale.
Il nuovo album esce sotto la supervisione della label indipendente MetalZone records di Roma, una label piccola ma intraprendente, coa puoi dirci del vostro rapporto che vi lega ai ragazzi della label? Pensi che i Hollywood Groupies odierni avrebbero potuto puntare ad un deal più ambizioso?
Il nostro primo contatto è stato via telefono e subito è scattata l'intesa. Di solito le etichette ci mettono mesi per rispondere per email e spesso mi hanno detto le loro condizioni poco favorevoli un po' alla volta. Con MetalZone già al telefono nel giro di mezz’ora ho avuto le idee chiare e la sensazione di avere a che fare veramente con degli appassionati di musica.
Arrivati ad una certa età si suona più per passione che per altro, un hobby abbastanza dispendioso se si pensa ai costi di produzione ed ai sacrifici profusi, mi piacerebbe sapere se, come si dice in questi casi, il gioco vale la candela, e non parlo di ritorni economici ma dell’essere pienamente soddisfatti e del pensare che “ne è valsa veramente la pena”....
Che domanda difficile! Come dici tu, a livello economico è un dramma, basta pensare ai costi per la strumentazione, persino i plettri sono aumentati un casino!
Ci sono stati dei concerti dove abbiamo suonato davanti a pochissima gente, ma quei quattro gatti erano contenti, e questo ci fa sorridere e pensare che ne è valsa la pena; e ne vale la pena anche quando qualcuno canta i tuoi pezzi. Personalmente, e sicuramente parlo anche per Mirko, suono perché io SONO… è molto filosofico, non so se riesco a spiegarti, ma è così, non posso fare altro perché è qualcosa nel DNA; qualcosa che ci fa anche soffrire perché siamo consapevoli dei nostri limiti e del fatto che la scena musicale piano piano sta scomparendo, ma continuiamo a farlo. La musica è uno dei fattori che rende la mia vita autentica.
Capisco perfettamente, quindi è logico che ti chieda qual è lo scopo finale che vi siete posti di raggiungere come band? Raggiungere un buon numero di fan in più ergo copie fisiche vendute oppure avere una possibilità maggiore di suonare dal vivo? E' vero che avete anche stampato il disco in versione vinilica?
Sarebbe bello tornare a suonare per i locali oppure fare un mesetto di tour all’anno dove giri per l'Europa senza sapere dove sei e che giorno è, con l'unico obiettivo di suonare bene ogni sera. Abbiamo anche stampato il disco in versione vinile per finanziare vari ed eventuali spostamenti, disco marble giallo e arancione di cui consiglio l'acquisto. Scendendo con i piedi per terra il nostro scopo è quello di creare della musica che salvi la giornata a chi sta male, perché il metal e il rock fanno questo: un pezzo triste ti fa capire che non sei l'unica persona che sta vivendo un determinato stato d'animo, ti fa sentire meno solo nella sofferenza, un pezzo allegro sicuramente ti tirerà su di morale.
Come ti rapporti con la parola "successo"? Sogni ancora di poter ambire a tour oltre confine, oppure vivi coi piedi saldati per terra essendo conscia di aver dato sempre e comunque il massimo?
Non smetto mai di sognare: è proprio questo che rende la mia vita unica! Un altro tour e poi un altro ancora… perché no? Sul successo, invece, sono combattuta a metà. Da un lato non mi dispiacerebbe affatto, anzi... una persona di successo ha anche delle grandi responsabilità e, se ci arrivassi, mi spenderei per il bene comune, per dare voce a chi non viene ascoltato. Certo, una canzone che critica i confini l'abbiamo anche fatta, ma dubito che arriverà mai a milioni di ascolti! Allo stesso tempo, però, il successo mi fa anche un po' paura: significa rischiare di conformarsi a una società in cui il successo lo fa chi partecipa al Grande Fratello (sempre che vada ancora in onda, visto che la TV non la guardo più!).
Dalla pubblicazione di "Punched By Millions Hit By None" fino ad oggi come ed in che maniera pensi sia cambiato il tuo modo di rapportarti con la musica concepita e suonata?
Rispetto ai miei vent'anni tutti Motley Crue, Skidrow, Hardcore Superstar… oggi riesco ad apprezzare band che non avrei mai pensato di ascoltare: un esempio (e me ne vergogno un po'!) sono i Whitesnake! Proprio non li capivo... adesso guai a chi me li tocca! E questo è anche grazie alla persona con cui vivo. La musica suonata, poi, per me va sempre bene: sono davvero rari i generi che non apprezzo... anche se, a dir il vero, in quei generi lì non toccano neanche gli strumenti, quindi per me non contano nemmeno come musica!
Prima di concludere puoi dirci quali saranno le mosse della band da qui a qualche mese?
Chiuderemo il 2026 con una buona promozione del disco, dovremmo girare un paio di video, uno serio e uno molto autoironico, e poi ci butteremo a capofitto nel ‘27 organizzando i nostri concerti!
Ok ragazza, siamo veramente alla fine, ti lascio carta bianca per le tue considerazioni finali..
Sono sempre stata imbranata con i saluti, ma ci provo! Grazie infinite a te, Beppe, per questa intervista, a MetalZone per l'opportunità di lavorare insieme, e a MVO Concerti, che organizza sempre le date pensando al meglio per chi suona.
E un grazie di cuore a tutti i sostenitori della musica underground: senza di loro, semplicemente, questa musica non esisterebbe.
Chiudo con una citazione bellissima: “Là dove senti cantare, fermati. Gli uomini malvagi non conoscono canzoni.” - Senghor

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