Sinsid - All That Remains

 


Il quarto sigillo. Questi fieri metalhead norvegesi sembrano non sbagliare un colpo e, dopo aver dato alle stampe tre ottimi album di solido e coriaceo heavy metal classico, riescono addirittura ad alzare ulteriormente l'asticella, dando vita a un album che riassume nel complesso il meglio che un certo heavy metal ci ha offerto negli ultimi quarant'anni.
Un disco che, nonostante fosse stato annunciato già nel 2023, ha avuto una gestazione decisamente lunga, quasi come se i Sinsid avessero avuto bisogno di tutto questo tempo per mettere a fuoco la propria definitiva visione del metallo. E il risultato, lasciatemelo dire, ripaga ampiamente l'attesa.
Perché "All That Remains" non è soltanto un titolo. È una dichiarazione di intenti.
Potranno toglierti tutto, metterti in ginocchio, portarti via le certezze e tutto ciò che possiedi, ma non potranno portarti via la libertà. E quale libertà è più grande, per chi vive di questa musica, di quella che soltanto l'Heavy Metal riesce ancora a regalare?
Ed è proprio da questa consapevolezza che sembra partire la musica dei Sinsid: Heavy Metal senza compromessi, riff granitici, cavalcate, accelerazioni, mid-tempo poderosi e refrain da pugno al cielo, si rincorrono in un album che guarda alla grande tradizione, ma lo fa con una convinzione e una personalità ormai pienamente mature.
L'opener e title track mette subito le carte in tavola con riff taglienti, una ritmica incalzante e un refrain incalzante, mentre la voce cavernosa e ruvida di Terje Singh Sidhu conferisce alla band un'identità precisa. 
Poi arriva la furia di “Sarcophagus”, più veloce e aggressiva, seguita dalla cadenzata “Running”, dove il fantasma dei grandi classici del metal americano si fa sentire, senza però soffocare la personalità dei norvegesi.
“Lawless Hunter” punta sull'atmosfera e sul groove, “Azad Hind” rispolvera certe suggestioni maideniane, mentre “Breaking All The Rules” è puro heavy da cantare a squarciagola. Più oscuro e inquietante “The Horror (I Know)”, prima che “Somewhere In The Dark” ci riporti direttamente nella gloriosa stagione dell'heavy anni '80. E a chiudere, “Lords Of The Northern Land”, una conclusione solenne e poderosa.
Non è un album rivoluzionario, e sarebbe inutile venderlo come tale. Judas Priest, Accept, Iron Maiden, W.A.S.P. e la tradizione europea del metal sono riferimenti perfettamente riconoscibili, ma i Sinsid hanno ormai imparato a trasformare quelle influenze in un linguaggio personale, sporco e immediatamente riconoscibile.
Qui dentro c'è tutto ciò che abbiamo amato del metal degli ultimi decenni: la potenza, la melodia, l'attitudine, la rabbia e soprattutto quella sensazione di libertà che nessuna moda riuscirà mai a cancellare.
Quando tutto finisce, quando restano soltanto le macerie, quando non hai più nulla da perdere… rimane il Metal. E i Sinsid, questa volta, sembrano averlo capito più di chiunque altro.
Voto: 85/100

Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 2026
Genere: Heavy Metal
Etichett: Pitch Black Records

Line up:
Terje Singh Sidhu - vocals
Erik Westerlund - guitar
Sten Roger Knutsen - guitar
Even Håvold - guitar
Grzegorz Urbański - bass
Trygve A. Tvedt - drums

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