Conosco questo ragazzo da un quarto di secolo. Venticinque anni sono tanti, soprattutto quando si parla di musica, di passioni e di quella ostinata necessità di continuare a suonare anche quando i riflettori sembrano puntare altrove. Salvo è uno di quei musicisti che, nel corso di questo lungo viaggio, ha sempre messo la passione, la dedizione e la perseveranza davanti a tutto. E forse proprio per questo, guardando oggi al suo percorso, viene spontaneo pensare che avrebbe potuto raccogliere molto di più di quanto abbia seminato in questi venticinque anni di onorata carriera.
Ma chi lo conosce sa bene che non è mai stata una questione di numeri, di visibilità o di facili gratificazioni. La sua è una storia costruita con pazienza, chitarra alla mano, attraverso esperienze diverse e importanti: dagli Ivory, agli Shady Lane, passando per gli Ecliptica, realtà che hanno rappresentato altrettanti capitoli di un percorso musicale sempre animato dalla voglia di mettersi in gioco e di continuare a crescere.
Oggi il chitarrista torinese in questione torna a far parlare di sé con un nuovo lavoro solista, a distanza di più di due lustri dalla precedente release ufficiale. Un ritorno che ha qualcosa di particolare, perché come in ogni lavoro interamente strumentale, il nostro eroe affida alla chitarra il compito di raccontare emozioni, atmosfere e sensazioni senza bisogno di una voce.
Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del disco: non siamo davanti a una semplice dimostrazione tecnica o a una successione di esercizi di stile. Salvo utilizza la chitarra come un vero e proprio linguaggio, accompagnando l'ascoltatore attraverso un viaggio emozionante e suggestivo, fatto di momenti differenti, cambi di atmosfera e sfumature che rendono l'ascolto coinvolgente senza mai cadere nella trappola della ripetitività.
Abbiamo quindi deciso di fare quattro chiacchiere con Salvo, ripercorrendo la sua lunga storia musicale, il ritorno alla dimensione solista, la genesi di questo nuovo album e tutto ciò che si nasconde dietro un lavoro nel quale, questa volta, a parlare è soprattutto la musica.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Ciao Salvo e benvenuto fra le nostre pagine, partiamo dal presente: come sta andando la promozione del tuo nuovo disco? In un periodo che sembra vivere una sorta di "stasi mediatica", quanto è difficile oggi riuscire a far arrivare la propria musica all'attenzione del pubblico?
Ciao Beppe, come di consueto per le uscite mie e dei miei gruppi ti ringrazio per questo nostro appuntamento! Penso tu abbia detto bene, c'è una vera e propria stasi mediatica, vuoi per l'enorme quantità di uscite, o per il fatto che i social ormai siano il mezzo divulgativo più fruito e fruibile, quindi comparire su webzines o magazines è diventato sempre più arduo; mettici che poi il mio è un album strumentale e puoi immaginare quanto la nicchia si restringa.
E' comunque un segno dei tempi, o sei bravo sui social (e io non lo sono!) o è davvero difficile farsi ascoltare anche da chi potenzialmente sarebbe interessato a farlo, perché è tutto molto dispersivo. Ricordi quando venivamo a conoscenza delle uscite tramite i settimanali (o addirittura mensili) di settore o le prime webzines cartacee come le tue?!
Quando hai cominciato a sentire dentro di te l'esigenza di uscire nuovamente allo scoperto con un album solista? È stata una decisione maturata lentamente oppure è arrivato un momento preciso in cui hai capito che dovevi e potevi farlo?
Il paradosso è che in realtà fino ad un mesetto prima di iniziare a registrare neanche mi passava per la testa di fare un disco strumentale! Poi come spesso accade, quando inizi a ritrovarti con un po' di materiale l'entusiasmo, che per fortuna è ancora tanto nonostante sia ormai quasi anacronistico pubblicare album, fa il resto e mi sono ritrovato col disco finito in un paio di mesi… volevo fosse composto da pezzi brevi, melodici e con ampi spazi per gli assoli, perché in un momento in cui nessuno compra album e escono continuamente singoli, almeno sarebbe stato più facilmente assimilabile dagli appassionati del genere.
Tra il tuo primo album solista e questo nuovo lavoro sono passati diversi anni. Perché hai aspettato così tanto a dare un seguito al tuo debutto in solitaria? È stata una questione di tempo, di ispirazione oppure avevi semplicemente bisogno di avere qualcosa di nuovo da dire?
Ho sempre puntato sul lavoro di squadra, mi dava più soddisfazione fare un album da band, che fossero gli Ivory in passato o gli Shady Lane nel presente. Il fatto è che è molto difficile conciliare i tempi e le esigenze di più persone, quindi disponendo di un mio home studio ed essendo per me la musica sfogo creativo, pian piano ho registrato del materiale che fosse volutamente distante da quanto faccia o abbia fatto con le mie band e si avvicinasse maggiormente allo shredding melodico che fa parte delle mie radici musicali.
Ascoltando il nuovo disco emerge una verve compositiva davvero notevole, ho avuto quasi la sensazione che tu stia vivendo un momento particolarmente fertile dal punto di vista creativo. Tu come percepisci questo periodo della tua vita musicale?
Grazie intanto Beppe. Io penso di essere un po' sempre lo stesso, solo che da un po' di anni a questa parte, semplicemente non dipendo più da nessuno per registrare quindi ho pubblicato con maggior frequenza. Per me funziona meglio così, non potrei più fare come in passato mesi e mesi di prove, per poi avere in studio un risultato sempre diverso da quel che avrei voluto ottenere. Preferisco caricarmi delle responsabilità del lavoro, ma che almeno vada il più vicino possibile alla mia visione iniziale del risultato che vorrei. Che poi se stiamo a vedere non sono mai pienamente contento lo stesso!!!!
Pensi che questa maggiore prolificità sia legata anche all'esperienza accumulata negli anni? O, al contrario, senti di avere ancora oggi la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo di quando hai iniziato?
Entusiasmo e totale indipendenza. Ai miei esordi per fare una registrazione, all'epoca si parlava di demo tape, dovevi avere una band, provare per mesi e poi andare in studio spendendo un sacco di soldi. Oggi come ti dicevo, con un piccolo home studio sono libero di registrare cosa voglio quando voglio e con un livello di qualità impensabile in passato. Amando una gran quantità di musica differente mi piacerebbe esplorare vari ambiti stilistici, registrando anche più di quanto abbia effettivamente fatto, ma probabilmente non esiste più un pubblico interessato e appassionato come accadeva fino agli anni 90.
Ad oggi credo che gli appassionati di musica siano per il 90% i musicisti stessi, ergo più interessati a promuovere quel che essi fanno più che ascoltare con interesse ed entusiasmo, come accadeva a me per esempio, quanto fatto da altri. Poi c'è la massa, che ascolta musica più commerciale senza legarsi particolarmente ad un genere o ad un artista. Se ora consideriamo i rischi di totale cancellazione del talento e della creatività che potrà portare l'AI ecco che far musica oggi non può che essere un gesto di pura follia!
In questo periodo gli altri tuoi progetti musicali sono fermi o comunque attraversano una fase meno attiva, mi riferisco agli Shady Lane e agli Ivory, quanto ha influito questa situazione sulla nascita del nuovo album? Hai sfruttato questo spazio per dedicarti maggiormente al tuo percorso solista? e se non è troppo, delle nuove tracce c'è qualche idea che era nata per le due band madri?
Per quanto concerne Ivory sta per uscire un inedito sull'imminente compilation del trentennale della nostra label Underground Symphony e sì, la band è al momento in totale stand by sia per le difficoltà logistiche affrontate per decenni, sia perché riteniamo che con l'ultimo album, Alien Nation, sia attualmente una buona fotografia della band, dunque a meno di future meritevoli opportunità non c'è nulla in programma.
Gli Shady Lane invece sono vivi e vegeti, addirittura l'intelaiatura, chiamiamola così, del secondo disco l'ho registrata anche prima del mio album strumentale Astra, ma se conti che il debutto è uscito poco più di un anno fa non c'è fretta di tornare sul mercato in un momento in cui il rischio sarebbe quello di bruciare il disco. Con la dovuta calma lo arrangeremo e registreremo affinché possa effettivamente essere un passo avanti rispetto a There and Back part I.
Non avendo più vent'anni le priorità giustamente cambiano, prima di tutto la famiglia, i figli e poi il tempo pian piano si trova anche per tutto il resto.
Toglimi una curiosità, a livello puramente di song writing che differenza c'è nel comporre pensando a una band e farlo per un album a tuo nome? Quando hai composto i brani per "Astra" ti sei sentito di avere una libertà maggiore?
Si, anche se avevo ben in mente di andare in una direzione molto differente di quella di Shady Lane ed Ivory. Volevo però una certa coerenza stilistica rispetto al mio primo album strumentale, anche perché tutti i titoli sono legati al mio ambito familiare e domestico in modo più o meno esplicito, quindi cercavo sonorità che si accostassero bene tra un pezzo e l'altro. Il mio riferimento erano chitarristi meravigliosi come Timmons, Satriani, Vai, Morse, Garsed….capaci di comporre musica melodica con spazio alla tecnica. In questo senso ti confermo che mi sono sentito di avere molta libertà, pur evitando di svaccare in ambiti troppo distanti dai riferimenti citati.
Sei ancora uno di quei musicisti che può trovare un'idea semplicemente imbracciando lo strumento, oppure oggi il processo compositivo è diventato qualcosa di più complesso?
si si, non ho una regola né mi pongo limiti. Può essere una base di drums machine su cui improvvisare, una progressione di accordi o una melodia che viene fuori mentre suono unplugged sul divano
Nel nuovo disco c'è qualcosa che senti di aver fatto "per la prima volta", magari una soluzione compositiva, un suono o un modo diverso di affrontare la chitarra?
Ho certamente evoluto il mio approccio alla registrazione e alla gestione del suono. Innanzitutto questa volta non ho fatto reamping, i suoni sono i miei effettivi preset del Kemper, quindi tutta la registrazione è avvenuta in digitale. Dopo i primi due brani dove registravo in parallelo le d.i. mi son detto "sai che c'è, i suoni mi piacciono, tengo i miei e niente reamp!" E poi per la prima volta ho mixato io un mio album, affidandomi ad uno studio esterno solo per il mastering, Elnor Studio di Mattia Stancioiu come per gli ultimi dischi di Shady Lane e Ivory.
Astra mette inevitabilmente il musicista Salvo Vecchio in primo piano. Quanto c'è di personale in questo disco? Sono brani nei quali senti di esserti raccontato più direttamente?
Decisamente, infatti ho volutamente fatto tutto da solo. I titoli, in base al mood melodico, armonico e ritmico li ho scelti per collegarli alla mia vita di tutti i giorni, a mia moglie, ai miei figli, è un album molto intimo e significativo da questo punto di vista e per questo ho suonato e registrato io tutti gli strumenti. Dove non ci sono parole, il mio obiettivo era che fossero le melodie sulla chitarra a comunicare e che fosse poi l'ascoltatore ad interpretare ed interiorizzare
Il disco esce per la Virtuoso Records, un'etichetta che nel mondo della chitarra è ritornata ad avere un certo peso specifico. Che effetto fa vedere il proprio nome all'interno del roster di una realtà così prestigiosa?
Questo è per me un altro motivo di orgoglio. Negli anni 90 avevo un po' il mito di certe etichette ed essere riuscito poi nel tempo a pubblicare per esse la mia musica è stata una grande soddisfazione. La Elevate Records aveva rilasciato molti album di successo e la "succursale" per chitarristi Virtuoso era per me la versione italiana della mitica Shrapnel. Su Virtuoso Records sono usciti pochi dischi ma di grandi talenti quali Prashant Aswani, William Stravato, Salvatore Russo, Daniele Liverani ecc ed ora vedere il mio nome tra i loro ammetto che è per me un altro piccolo traguardo raggiunto. Sono consapevole che ad oggi i numeri che le label facevano in passato siano ben lontani, ma per Astra ho ricevuto più di una proposta, declinandole perché ritenevo che per la musica strumentale l'autoproduzione fosse la strada migliore, ma quando è arrivata quella della Elevate/Virtuoso ho accettato immediatamente con grande entusiasmo proprio per quel che questi due marchi rappresentano per il Salvo adolescente (infatti ci sono entrambe sulla versione fisica dell'album, Elevate e Virtuoso). Analogamente a quel che è Underground Symphony per le mie band.
Essere entrato a far parte di questo modo rappresenta per te soprattutto un riconoscimento del percorso fatto fino a oggi, oppure lo vivi anche come un nuovo punto di partenza e una responsabilità?
Entrambe le cose. Una soddisfazione come ti dicevo, ma anche la responsabilità di aver fatto un album all'altezza dei nomi che fanno parte del roster Virtuoso. Ricordo che a fine anni 90 consumai i dischi di William Stravato o Prashant Aswani, Salvatore Russo ecc. Ringrazio Pino per l'opportunità e per aver creduto nell'album.
La chitarra come ogni strumento musicale oggi è circondata da una quantità enorme di "possibilità tecniche" e tecnologiche. Per te conta di più la tecnica o la capacità di trasmettere qualcosa attraverso poche note?
Si potrebbe disquisire a lungo su questi temi, non tanto sulla questione tecnica o feeling, perché per darti una risposta breve e concisa, per me sono funzionali reciprocamente. Se fai un album strumentale per forza la tecnica deve esserci altrimenti il prodotto non regge, ma non reggerebbe parimenti se fosse solo un continuo svolazzamento di note sul manico.
Quel che io ho cercato di fare, ispirandomi con tanta umiltà e le dovute distanze all'approccio di gente come Satriani, Vai o Timmons, è stato il cercare un approccio compositivo di tipo "canzone", con un tema melodico principale, un bridge e poi lo spazio per l'assolo vero e proprio. E' però cambiato l'approccio alla musica e alla concezione stessa dell'uso dello strumento, non più atto necessariamente alla composizione, ma alla mera esecuzione, perché con i social è nata la figura del musicista influencer, che a volte neanche suona perché fa solo divulgazione, recensioni di apparecchiature… attenzione anche io seguo molti di questi personaggi e alcuni sono veri professionisti, competenti e preparati fanno un gran bene alla comunità chitarristica. Altri non sono mai usciti dalla loro camera, non hanno mai suonato con musicisti veri, hanno paradossalmente più seguito di chi in un'intera carriera ha venduto milioni di dischi e fatto più volte il giro del mondo in tour e neanche si pone il problema delle poche note ma buone o della tecnica.
Per me, ripeto, la musica è emozione, creatività, arte. Ben venga che esista chi usi la chitarra in maniera alternativa e riesca a farne appassionare ancora tanti giovani, ma spero che i bravi musicisti continuino a fare dischi e usino la loro tecnica per creare qualcosa che trasmetta emozioni, rimanga nel tempo, con tante o poche note che siano
Dopo tanti anni di musica, c'è ancora qualcosa che ti mette addosso quella voglia di prendere la chitarra e suonare fino a perdere la cognizione del tempo?
Penso si tratti solo di grande passione, anzi ossessione e perenne insoddisfazione e voglia di migliorare continuamente, ma senza mai essere pienamente appagati. Difficilmente passa un giorno senza che prenda in mano la chitarra e questo dal lontano 1992!
La musica credo debba essere mossa solo ed esclusivamente dalla passione, perché non rende nulla a livello economico, anzi... a meno che non si tratti di musica mainstream, ma è una percentuale infinitesimale rispetto al numero di uscite quotidiane. Però la soddisfazione di concretizzare un album è un'emozione impagabile e difficile da spiegare, poi io sono all'antica, voglio ancora il supporto fisico sebbene poi ascolti tutto dal telefono o dal computer, ma voglio un bell'artwork, i credits, le foto e quant'altro un album offra. La voglia di prendere la chitarra in mano quindi arriva dal desiderio di continuare a migliorare come chitarrista, come musicista, come compositore, come produttore… tanti sono gli ambiti e in musica non si finisce mai di imparare. Quando pensi di sapere hai smesso di sognare.
Chiudiamo guardando un po' avanti, visto che hai trovato queta vena creativa inesauribile, possiamo e dobbiamo aspettarci che questo "nuovo Salvo" abbia ancora molte cose da dire, magari senza aspettare altri 10 anni per ascoltarle?
A me piacerebbe dirti che avrei già del materiale per un eventuale nuovo album strumentale, così come per il secondo Shady Lane. Bisogna capire come sarà l'ambiente discografico da qui ad un paio d'anni
Vediamo quanto passerà per la prossima intervista e intanto grazie davvero per questa ennesima opportunità di parlare della mia musica e del supporto che mi e ci hai dato in tanti tanti anni.
Chiunque fosse interessato a sentire Astra ovviamente lo trova su tutte le principali piattaforme online, mentre per quelli all'antica come me, il digipack è reperibile direttamente dallo store Elevate Records!
Per aspera sic itur ad astra ovvero attraverso le asperità sino alle stelle

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