Vanderlust - The Human Farm

 


Che disco ragazzi!!! Si, diciamolo subito, senza giri di parole: "The Human Farm" è un disco che pretende attenzione e, soprattutto, la merita. Attesi al come back ufficiale dopo le ottime prove fatte registrare con il debutto di ben quattro anni or sono, i Vanderlust arrivano a confezionare un concept album di notevole caratura, costruito con l'ambizione di un'opera che va ben oltre il semplice susseguirsi di canzoni. Undici brani, una storia, una visione e soprattutto la capacità concreta di trasformare la musica nella colonna sonora ideale di un film di fantascienza che, penateci bene, funzionerebbe, ed anche alla grande, sul grande schermo .
L'idea narrativa è tutt'altro che un pretesto per mettere in atto una propensione progressiva di fondo anche perchè "The Human Farm" si sviluppa come un vero viaggio cinematografico, una pellicola sci-fi oscura e inquietante, nella quale l'ascoltatore viene trascinato senza troppi complimenti. 
Futuro, controllo, libertà, manipolazione e sopravvivenza si intrecciano in una trama che riesce a mantenere una propria identità e che trova nella musica il veicolo perfetto per accompagnare ogni passaggio della vicenda.
Il tutto naturalmente sottolienato dalla verve, dal gusto compositivo, e perchè no, dalla classe cristallina di un manipolo di musicisti che non sono certo una congrega di dilettanti allo sbaraglio. 
Chitarre, batteria, basso, tastiere e arrangiamenti vengono utilizzati con una naturalezza che evita al disco di trasformarsi nell'ennesima dimostrazione muscolare da musicisti con il diploma appeso al muro. La tecnica c'è, eccome, ma è messa al servizio delle composizioni e del racconto.
Il progressive affiora senza diventare una gabbia, il power metal porta con sé energia e melodia, mentre qua e là compaiono accelerazioni e soluzioni più aggressive che impediscono alla narrazione di adagiarsi. 
Il risultato è dinamico, imprevedibile e soprattutto vivo.
"Golden Shackles", "The Turning Point", "Viral Escape", "From The Cave – Fuga" e la conclusiva "Humanity 3.0 – The New Canaan", difficile segliere il punto focale in mezzo a tanta ciccia al fuoco, ogni singolo passaggio, ogni scansione melodica rappresenta altrettanti fotogrammi di una pellicola immaginaria nella quale ogni episodio contribuisce alla costruzione dell'insieme nel quale la storia condiziona realmente la struttura del lavoro e la musica sembra procedere seguendo la sceneggiatura.
E la cosa più curiosa è forse quella che viene spontaneo chiedersi arrivati alla fine, ma davvero stiamo parlando di una side band?
Già, perché i Vanderlust, sulla carta, sono questo: un progetto parallelo. Eppure questo album ha una personalità, una cura compositiva e una qualità esecutiva che farebbero impallidire più di qualche formazione nata con l'ambizione di essere una "band principale", trasudando passione, competenza e voglia di spingersi oltre. 
Certo, qualche passaggio avrebbe potuto essere più asciutto, mi si permetta l'ardire, così come alcune soluzioni narrative che rischiano, in certe occasioni, di appesantire il flusso musicale. Ma sono peccati veniali davanti alla portata complessiva del progetto.
"The Human Farm" è dunque un disco che va ascoltato come si guarderebbe un film, dall'inizio alla fine, senza premere continuamente il tasto skip, ma lasciandosi trasportare dalla trama e dalle atmosfere.
Tecnicamente impeccabili senza diventare freddi, potenti senza rinunciare alla melodia, progressivi senza masturbazioni strumentali fini a se stesse.
....e pensare che sono soltanto una side band.
VOTO: 80/100

Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 2026
Genere: Progressive Metal
Etichett: Rockshots Records

Line up:
Riccardo Morello - vocals
Francesco "Franz" Romeggini - guitars
David Cantina - bass
Giacomo "Giachi" Mezzetti - drums

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